Sono sorpreso e stavolta un poco indignato. Se parli con la gente, che so, del tempo piovoso, di calcio, di lavoro, di cinema, di libri, di qualsiasi cosa finisce che vai a parare sul Covid 19.  Non dico che l’argomento sia da sottovalutare, ma intanto intorno a noi accadono molti altri fatti che avranno un riflesso pratico sulla nostra prossima vita quotidiana.  Ci riguardano eccome, anche se maturano altrove. Ora desidero proprio mirare all’elezione del Presidente della Repubblica. Nelle camere blindate dei partiti se ne discute da un pezzo, arrovellandosi di alleanze e strategie. Si è iniziato in questi giorni a parlarne più spesso in televisione, nei giornali. Invece quella che con sussiego chiamiamo la società civile, intendo quel popolo che comprende la normale signora Maria o il signor Rossi sembra bellamente fregarsene. Certo la ormai proverbiale distanza della popolazione dalla politica ci ha assuefatto a seguire passivamente, come greggi belanti, i sentieri contorti dei “pastori” di turno, tanto per restare sul natalizio. Ma non va bene, non ci scusa.

Perciò vorrei agitarvi davanti, con tutta la pacatezza ma anche con l’ansia che provo, una prospettiva concreta meno buffa e ridicola di quanto potrebbe sembrare: il cavalier Berlusconi al vertice dello Stato Repubblicano, quale Presidente. Per capirci: Berlusconi come un Pertini, come un Carlo Azeglio Ciampi, come un Mattarella, per pescare non a caso tra gli ultimi. Fin da quando ero bambino, troppo tempo fa, considero il Presidente della Repubblica avvolto in un’aura quasi sacrale. Lo vedo come un uomo delle istituzioni che, con ben esigue e umanissime macchie, ha condotto la sua vita nel rispetto delle istituzioni, di cui conosce il delicato funzionamento e i fragili equilibri, prima di assurgere al massimo ruolo di rappresentanza della Nazione. Talvolta, per la democrazia vera o una società migliore, quest’uomo ha combattuto con cuore, si è sacrificato, quando non ha rischiato non metaforicamente la morte. Un tempo, il ritratto del Presidente della Repubblica veniva appeso nelle classi, negli uffici, non lontano dal crocifisso, perché servisse da esempio di moralità e rigore a grandi e piccini.

Ora si prospetta una convergenza dei partiti della destra ad eleggere Silvio Berlusconi alla massima carica. Attenti: non è una boutade, come non lo fu l’elezione di quell’apparente macchietta che è stato negli Stati Uniti il Presidente Trump. Lo stesso Salvini ha appena annunciato al congresso Atreju dei Fratelli d’Italia, parlando di Berlusconi: “È un candidato vero, noi se diciamo una cosa la facciamo.”

Intanto il popolo tace, digerisce tutto. Ha la memoria slavata. Berlusconi un paio di meriti ce li ha, così come anche il Fascismo -si dice per scusarne l’orrore – ha fatto cose buone. Il primo: ha sdoganato l’estrema destra di Gianfranco Fini, riconducendola nell’alveo costituzionale, attraverso la rivalutazione di Alleanza nazionale. Il secondo: ha ridato una casa ad un centro che dopo la caduta della DC era sbandato. Del resto Silvio si è cucito addosso un partito a propria misura: il “partito azienda” non basato su ideologie, ma più concretamente sugli interessi.

Ma le mie budella delicate hanno un sussulto, se ricordo alcune quisquilie sul suo curriculum vitae. Silvio Berlusconi è stato un irriducibile imbonitore. A cominciare dal milione di posti di lavoro promessi agli italiani, impegno fasullo sottoscritto di fronte al sacro occhio della Televisione, la sua televisione. Siamo seri: sotto l’aspetto giudiziario sappiamo che è stato condannato in via definitiva per frode al Fisco, derubando lo stato (4 anni definitivi di cui 3 condonati per indulto). Non poi è un segreto che abbia innescato con la magistratura una lotta senza quartiere, gettandole discredito: dei molti processi subiti, ben otto sono terminati in prescrizione (dunque senza assoluzione né condanna), grazie al suo fiorente stuolo di avvocati, e due si sono conclusi per intervenuta amnistia. A fianco di alcune obiettive assoluzioni, permangono ancora in vita i dibattimenti relativi alle escort. E in fase istruttoria sono stati avviati alcuni altri procedimenti, come quello per la corruzione ai senatori Razzi e Scilipoti. Vorrei ricordare che quest’uomo, da Presidente della Repubblica diventerebbe il presidente del Consiglio della Magistratura, cioè il massimo organo giudiziario. Una evidente incompatibilità biologica. La storia, documentata, ricorda altri fiori, come le 41 leggi considerate da molti ad personam, per favorire i propri interessi. Come spiegheremo ai nostri ragazzi l’esempio di un Presidente della Repubblica che è stato strettamente affiancato da personaggi come Cesare Previti? E che dire di Marcello dell’Utri? Ha collezionato alcune condanne per concorso in associazione mafiosa: è stato fedele amico e collaboratore di Berlusconi in Publitalia, in Mediaset e sodale fino dalla co-fondazione di Forza Italia. Vorrei trascurare il comportamento privato, i bunga-bunga, le olgettine, le compagne che potrebbero essere sue nipoti e che ne hanno fatto un campione di trasgressione sostenuta dai soldi, visto che per questo, in un’Italietta da parodia, Silvio è stato spesso ammirato e definito “simpatico”. Peccato che qualcuna, dalla bocca smagliante, sia stata persino eletta suo tramite in Parlamento. Fate voi.

In conclusione vorrei far cenno al fatto che attraverso l’impero dei media controlla un parco impressionante di televisioni, stampa, editoria, ecc. e che nei momenti di bisogno ne ha fatto un uso politico abbondante. Quello che è stato definito il Caimano ha influenzato l’opinione pubblica italiana facendo apparire normale la marcescenza democratica, e tiene saldamente in mano un partito probabilmente senza altri leader di spessore, che guarda a lui come un ottimo investimento, almeno finché il “vecchio” dura. Intanto lo ossequia prono, poi magari si vedrà…

Mi chiedo dove siano finiti i contradittori, le prese di posizione di chi dissente da questa prospettiva inquietante; financo il popolo delle sardine sembra finito in scatola: solo un quotidiano, appunto il Fatto quotidiano, ha dato vita ad una raccolta firme per coagulare il dissenso contro questa concreta e, secondo l’avviso di chi scrive, nefasta possibilità. Sembra che, nel gioco sottile delle maggioranze variabili in questa tornata elettorale, con altri 14 voti che si spostano, potremmo avere – a dirlo con la canzone – dopo un Partigiano, anche un Caimano per presidente. Il resto sono attesa, mormorii, tattiche per non far precipitare la manciata di voti da una o dall’altra parte. Si sta delineando un disegno politico da presidiare.  Non ha proprio senso, per paura del baratro o per calcolo furbesco, fare ossessivamente come alternativa il solo nome di Draghi. O magari tirare per la giacca Mattarella. Urge esorcizzare quello che considero un nuovo pericolo di avvelenamento del pozzo prezioso della Democrazia, negli ultimi anni già meno potabile. Popolo cosciente e appassionato alle sorti del Bel Paese, se ci sei batti un colpo, almeno per far sapere che esisti!

Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta e Dragan l’imperdonabile.