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Impronta Digitale

Chi sono io? E’ una domanda alla quale non c’è una risposta, ma al limite una molteplicità di risposte ciascuna specifica al contesto a cui si riferisce.

Chi sono io?

E’ una domanda alla quale non c’è una risposta, ma al limite una molteplicità di risposte ciascuna specifica al contesto a cui si riferisce. Volendo utilizzare una metafora scientifica potremmo parlare di “Relatività dell’Io”.

Io sono il prodotto dell’interazione tra il patrimonio genetico, frutto di qualche milione d’anni di evoluzione, che mi hanno trasmesso i miei genitori e le impronte che l’ambiente vi ha apportato nel corso della mia vita (ed anche prima: in fase fetale). Tra queste impronte, le principali – almeno per quanto riguarda la mia auto percezione – sono quelle impresse nel mio cervello: educazione, socializzazione, esperienze sensoriali, malattie… In altre parole la memoria: il mio Io personale.

Io sono l’interazione tra una serie, più o meno numerosa, di percezioni di me avute da altre persone che, essendo in rapporto tra loro a gruppi e sottogruppi, hanno sviluppato una serie di opinioni sul sottoscritto, in parte condivise all’interno di contesti sociali differenti: sono stato uno studente, un manager, un fornitore, un cliente, un amico, un conoscente… I miei diversi Io sociali.

Io sono una serie di informazioni: dati anagrafici, fiscali, contributivi, sanitari, legali, patrimoniali, autorizzativi, lavorativi, informativi… Raccolti in un gran numero di archivi della Pubblica Amministrazione: il mio Io di cittadinanza.

Io sono un archivio storico di informazioni economico / finanziarie accessibili a determinati soggetti, utili a definire il mio livello di solvibilità – la mia affidabilità economica – raccolti nel sistema interbancario, all’Agenzia delle Entrate, nella Centrale di Rischio della Banca d’Italia… Il mio Io economico.

Io sono le mie preferenze d’acquisto, la stagionalità, la frequenza, la capacità di spesa… Raccolte negli archivi dei punti vendita di cui ho una tessera fedeltà. Ma anche un flusso di chiamate telefoniche in entrata ed uscita, una mole di dati scambiati, il mio uso della rete… Raccolti e conservati dai provider telefonici.

Dunque chi sono io? Me stesso; Francesco Valotto residente in…; il mio codice fiscale; il codice cliente; il mio numero di telefono… In altri termini: Chi siamo io?

Da qualche anno a questa parte è nato l’embrione di un nuovo Io. Non molto tempo fa anche se sembra quasi da sempre: Internet nasce nel 1969, il web (internet navigabile) nel 1991. La rete realmente interattiva ed a portata di tutti solo tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del terzo millennio. Ma solo con la diffusione degli smartphone, iniziata con i primi prototipi intorno al 2000, diffusa sempre più capillarmente dagli anni ‘10 di questo secolo, la rete è diventata così pervasiva da creare un nuovo contesto nel quale nasce un nuovo Io.

Dagli ultimi 4 o 5 anni o poco più questo nuovo contesto sta assorbendo progressivamente tutti gli altri, creando per ciascuno di noi una super identità frutto dell’unione e ricombinazione di informazioni provenienti da tutti (o quasi) gli archivi, virtualmente immortale ed accessibile a chiunque ne abbia il potere. La nostra Impronta Digitale.

E’ (generalmente…) rispettosa delle leggi: nessun dato personale viene gestito senza il nostro consenso. Non è il Grande Fratello: non ha nessun interesse a controllare la nostra lealtà verso il potere. Non nasce per ridurci a robot: l’inoculazione di mercurio attraverso i vaccini per telecomandarci con il 5G è un’idiozia così eclatante che non sto nemmeno lì a parlarne. Non ha nessuna tensione etica o morale: non intende farci diventare buoni o cattivi, farci votare X o Y, farci pronunciare a favore o contro l’immigrazione o la pena di morte… Non intende educarci o costringerci,  ha un solo obiettivo: prevedere in maniera statisticamente attendibile il nostro comportamento e le nostre reazioni per proporre a ciascuno ciò che ciascuno sarà propenso ad accettare.

Avvicinandosi a questo obiettivo sarà sempre più in grado di offrire a chi può permetterseli gli strumenti per controllare la nostra lealtà, farci votare X o Y, farci pronunciare a favore o contro questo o quello, educarci… In altre parole: vendere a chi può pagarle le previsioni di accettazione o rifiuto di un qualsiasi messaggio/invito/proposta. E siccome siamo circa 7 miliardi di teste (più o meno) pensanti, ciascuna diversa, questo equivale a vendere a chi lo paga il gruppo adatto a ricevere e condividere il suo messaggio.

Di questo, dei suoi metodi, dei risvolti sociali e – se possibile – dei motivi e dei modi per difendersi, intendo occuparmi in Impronta Digitale intervenendo senza nessuna cadenza fissa e senz’altro filo logico che quello di capire e spiegare questo nostro nuovo Io.