So che ha incastrato il nostro incontro tra una serie di impegni e questo spiega l’orario balordo, le due, di un sabato pomeriggio. Arrivo sotto un cielo fosco e gonfio. Entro nell’ex osteria Bonotto e cerco di concentrarmi anche se sono distratto dai mobili particolari distribuiti nello stanzone. Non è un arredamento è una galleria curiosa e affascinante. Ci sistemiamo e tiro fuori il mio taccuino mentre, nell’altro fuori si scatena un temporale con grandine e un vento violento

“Non ti preoccupare la veranda l’ha già distrutta l’ultima tromba d’aria qualche mese fa…”.

Bene. Davanti a me ho Mara Girardi, una protagonista del volontariato moglianese che con il suo coraggio e la sua verve ha creato e favorito esperienze importanti con i disabili …

Attento però -mi corregge subito- io lavoro per l’inclusione degli abili, siamo tutti uguali, abbiamo tutti gli stessi sentimenti, è l’esempio che conta…” Capisco subito che sarà difficile costringerla ad una composta serie di domande e risposte.

Mara raccontaci Mara in due minuti.

“Due? E da dove comincio? Intanto non ho fatto solo educatrice sai, ho venduto frullatori, ho fatto la commessa, ho fatto l’insegnante, ho lavorato in palestra, anzi sto ancora lavorando per diverse palestre e poi non sono sempre stata così”.

Nel senso di così vulcanica?

“Ma no era una bambina timidissima. Quando mia mamma, a 18 anni, mi mandava a prendere il prosciutto in piazza PioX, io abitavo là vicino, tornavo a casa senza niente, dicevo che l’avevano finito perché avevo paura di entrare in negozio. Che roba. Poi però sono andata all’ISEF di Padova ed è cambiato tutto”.

Sei diventata una ginnasta provetta?

“No, non in quel senso, nel senso che ho imparato a vincere tutte le insicurezze. Non so cosa sia scattato, forse il fatto che a Padova ci facevano fare lezione dappertutto. Ricordo come fosse adesso anche nell’ospedale psichiatrico. Ed è proprio là che è scattata la molla del -diverso-. Da quel momento non sono più stata capace di restare indifferente. E poi le amiche, i colleghi. Pensa che con loro sono rimasta in contatto e mi hanno aiutato tanto anche per questo luogo… Pensa che…” 

Calma. Allosteria ci arriviamo dopo. Due parole, ma proprio due su tuo papà. Una presenza importante

Beh, anche mia mamma non scherza, comunque sì. Romeo Girardi è da cinquant’anni, più o meno il presidente della Polisportiva ed è in assoluto uno dei protagonisti della vita associativa di Mogliano. Lui mi ha insegnato a mettere insieme sport e volontariato!”. 

Sì Romeo Girardi merita un’intervista da solo, lo so, ma torniamo a Mara. Mara di sette anni fa.

“Sì…Stai parlando di Diverstiamoci? Attento a quella t in in più…Beh è stato nel 2015 il momento del passaggio, nella polisportiva ho fatto il salto e con due amiche, Francesca una musicista ed Elena una psicologa, abbiamo fatto un’esperienza con i ragazzi disabili e con le loro famiglie. Con Gaia, figlia di Francesca, ho provato delle emozioni fortissime e ti assicuro non riesco più ad allontanarmi da queste persone. Lo sport da sempre e la danza in particolare per me sono importantissimi per costruire legami molto forti e per conquistare le abilità primarie, sedersi, mangiare, ecc.” 

Ti interrompo, avevate una sede? 

“Ahi, stai toccando un punto delicato. Per anni penso di aver stressato comune, parrocchie e privati per avere un qualcosa di solo nostro. Tante delusioni, condivisioni difficili, questi ragazzini particolari portavano confusione… Comunque, per un annetto un posto ce l’abbiamo avuto, vicino alla chiesa del Sacro Cuore, quartiere Ovest per capirci. Ma io volevo una casa solo nostra e qui arriviamo a questo posto che…”

Ferma Mara in che anno siamo arrivati adesso?

“Sì, hai ragione. Arriviamo al periodo più “fortunato” per tutti: la pandemia. È il 2020, invece di scoraggiarmi e tirare i remi in barca mi sono buttata nella follia della mia vita, comperare un’osteria per farla diventare la casa di tutti!”. 

Va bene parliamone, comperi l’ex osteria Bonotto stupendo tutti e indebitandoti fino al collo.

“Come ti ho detto prima, avere una sede era fondamentale, tutti i progetti restano tali se non hai il posto giusto dove realizzarli, sei fregata. Poi non è stata una cosa così avventata, mi hanno aiutato un sacco di persone. Ti ricordi che prima parlavo dei colleghi dell’ISEF? Loro e tutti gli amici mi hanno prestato cento euro ciascuno e, pensa, siamo arrivati a cinquantacinquemila euro! Io sono partita con solo cinquemila euro miei… Pensa che un pizzaiolo importante, non ti posso fare il nome, mi ha regalato il pezzo più importante della cucina. Adesso è funzionante e fantastica, ho un sacco di progetti che…”

Quindi Diverstiamoci diventa una cosa più importante, più strutturata.

“Sì giusto, a luglio compro questo immobile, la mia famiglia impallidisce, e dopo un paio di mesi parte –Fattibillimo– ”

Ancora una volta ti interrompo, non ti chiedo niente sul mutuo che ti affliggerà per i prossimi vent’ anni (dico bene?) Ma spiegami questo Fattibillimo, altro nome facile…

“É stato uno scherzo del T9 sul cellulare. La parola non esiste, ne ha messe insieme tante. Fattibile, possibile, anzi possibilissimo. Qua adesso, subito. Bellissimo ma soprattutto, scusa se mi ripeto, possibile. Dall’osteria comincia un percorso per me entusiasmante. Non so se ti ho reso l’idea ma finalmente, dopo aver mendicato per tanto tempo, abbiamo un posto nostro dove far funzionare le idee. Adesso ti faccio io una domanda. Da dove comincio? Da questa stanza? Dalla stanza affianco dove senti delle voci? Dal piano di sopra? Da dove hai parcheggiato l’auto? Dalla casa vicina? Boh, fai tu le domande.”

Cerco di sottrarmi ai suoi occhi impazienti e troppo verdi.  Fuori il vento e la grandine spazzano via Bianchi e da un altro stanzone sento le voci di un gruppo di attori provare un qualcosa. Devo riordinare il flusso.

Intanto spiegami cosa state facendo qui dentro?

“Allora le nostre attività con i disabili, con gli abili, con le famiglie si sono concentrate qua. Lavoriamo con circa trentacinque ragazze e ragazzi disabili coinvolgendo un bel gruppo di volontari. Che cosa facciamo? Di tutto. Li prepariamo alle necessità quotidiane, pulire i tavoli, pulire se stessi, disinfettare le mani, prepararsi la merenda ma anche di più. Alla danza, è una mia fissa, allo sport, al restauro dei mobili. Pensa solo che convivono insieme varie disabilità. Ti rendi conto? È un’avventura dura ogni giorno. Però ti dico una cosa… Quando li vedo vicini ridere ed applaudire in uno dei nostri scassati divani, stretti stretti, beh sono contenta, mi rendo conto che stiamo lavorando bene. Sì, poi ci sono i volontari, bravissimi, alcuni giovanissimi, Benedetta, che frequenta il liceo Berto, è stata la prima ed ha portato qui qualche compagno di classe come Lucia, Anda, Pietro, Giulia. E poi ti dico un’altra cosa. Mi piacerebbe pagare anche dei giovani che si dedicano a questo settore, sono bravi e lo meriterebbero, sto partecipando ad un bando per avere dei fondi, lo spero tanto ma meglio che stia zitta e prudente…”

Scusa quindi l’osteria, il progetto Fattibillimo non sono poi così un’isola isolata in via Bianchi

“Ma no assolutamente, collaboriamo con l’ospedale di Camposampiero che ci manda dei ragazzi, ma anche con neuropsichiatria di Venezia, di Padova. E senza andare lontano abbiamo fatto una prova di attività con i ragazzi “unici” del Berto. Per quattro martedì sono venuti con i loro prof di sostegno e poi ti sembra un posto poco usato?”

Certamente no. Mi guardo attorno e capisco che tutto è finalizzato allo star bene insieme, dalle credenze piene di giochi ai colori tenui delle panche. Fuori però la tempesta aumenta e Mara risponde a più chiamate sul telefonino. Ho poco tempo, devo incalzarla sul radioso futuro della sua iniziativa.

Mara nell’ordine dimmi qualcosa sul presente di questa postazione, sul futuro di questa astronave solidale e se hai voglia, su qualche dubbio 

“Dubbi nessuno, ti ripeto è un bel mutuo pesante, però ce la faremo. Non mi dispiacerebbero interventi pubblici ma mi rendo conto che anche per le istituzioni non è un momento facile. Anche per le famiglie lo so non è facile, chiedo solo sessanta euro al mese, mi sembra una cifra ragionevole. Ti ripeto i volontari sono meravigliosi e lo sono stati specialmente in questo periodo di m* con la pandemia.”

Fuori onda mi hai raccontato un’altra follia del tuo passato… 

“Sì ma non scriverla. Da ragazza mi sono inventata da sola un centro estivo con tredici ragazzi. Cucinavo io, facevo le attività nel mio giardino, facevamo uscite culturali. Una cosa da pazzi e per fortuna tutto è andato bene. Adesso però ho imparato, sono assicurata, pago un sacco di soldi, ma almeno di notte riesco a dormire” 

E arriviamo alla tua osteria. Lo so che non ti fermerai.

“No infatti l’hai capito.  Senti, adesso di là, sta provando un gruppo teatrale, ma affitto anche per feste, per compleanni, per riunioni. Una cifra ragionevole sia chiaro ma mi serve perché le bollette arrivano.  Poi di sopra c’è un appartamento lì vorrei incominciare ad accogliere i ragazzi e le ragazze in autogestione. Sarebbero seguiti da un tutor, è ovvio. Beh, parliamoci chiaro, il -Dopo di Noi- che molti genitori si pongono nei confronti dei figli disabili è un bel problema. Intanto cominciamo. Vorrei fare un co-housing che ne dici? E poi hai visto dove hai parcheggiato l’auto? Là abbiamo creato una piattaforma dove svolgere attività sportive e poi c’è la casetta delle fiabe. Una dimora dolce dove i nonni potrebbero raccontare, narrare storie ai nostri ospiti. Da queste parti è pieno di nonne disoccupate e piene di buona volontà. E comunque non voglio fermarmi all’osteria e dintorni. A maggio cominciamo con il bar, aperto tutte le mattine dal lunedì al venerdì”

Mara sto temendo due cose in questo momento: la grandine sul tettuccio della mia auto e la tua nuova idea. 

“Tranquillo casomai ti do un passaggio. Allora l’idea è questa. Ho individuato un negozio sfitto a Mogliano che sarebbe l’ideale per uno spaccio ortofrutta gestito dai nostri ragazzi disabili. Hai capito, sarebbe fantastico, le verdure le fornirebbero le aziende Bío del territorio, ho già la loro disponibilità, in più con la nostra super cucina potremmo preparare monoporzioni precotte per gli anziani di quella zona. Una specie di cerchio sano: buoni prodotti, un’attività produttiva per i più deboli, un servizio di prossimità per chi non può spostarsi…” 

Squilla il telefono. Mara risponde e si scusa per il ritardo. Poi mi dice che deve andare perché c’è una partita di Baskin. Sbando, non so che cos’è. Mi spiega, mentre rassetta la stanza, è un basket inclusivo, ma con sei canestri e altro, e comunque lei deve andarci per arrivare alle quaranta ore di tirocinio e prendere così il brevetto di allenatrice e portarlo a Mogliano. Annuisco, usciamo nel diluvio, chiude frettolosa con le chiavi e la vedo sparire in un attimo direzione Mestre. Corro verso la mia di auto. Fradicio resto immobile davanti, l’acqua scivola sugli appunti. Non trovo le mie di chiavi. Ce la farò? Fattibillimo!