Lo avevano nascosto bene. Qualche amico di Natale, gente fidata, sapeva dell’ospite misterioso, tutti gli altri lo ignoravano. Quella casa lontana da Campocroce ma anche da Zero Branco era l’ideale per non essere notati. Non c’erano strade, non c’era luce, c’erano alberi, campi e silenzio. Natale lavorava a Venezia e aveva l’incarico di far sparire i capi importanti per qualche giorno finché le acque si calmavano. Li andava a prendere di notte e li sistemava, attraverso una botola del salotto, direttamente in stalla, nel recinto di legno che tratteneva il foraggio. Gli ospiti forse narcotizzati dal forte odore praticamente dormivano sempre. Questo invece no, protestava che non poteva stare là, inerme ed inattivo, mentre all’esterno le cose precipitavano. Natale lo ascoltava con pazienza e con deferenza, in fin dei conti era uno dei capi più importanti, ma poi rispondeva risoluto di no. Gli ordini erano chiari: stare chiuso là dentro finché non ci fosse una disposizione contraria, un via libera verso la città. Il rifugiato dopo qualche giorno sembrò rassegnarsi anche se era sempre inquieto e nervoso.

Un sabato mattina si sentì un rumore insolito e modulato, proveniva da una casa vicina. Allarme. L’ospite fu coperto di foraggio e tutti aguzzarono le orecchie: musica, fisarmoniche, canti. Preoccupazione rientrata: un matrimonio e una festa che cominciava e che sarebbe durata tutto il giorno. L’ospite fece a Natale una proposta strana, aveva voglia di parlare di vedere persone, poteva almeno là in stalla comunicare con qualcuno? Tanto se c’era la festa nessuno sarebbe venuto a cercarlo, se qualcuno passava sarebbe andato a far baldoria là vicino. Natale fu spiazzato dalla richiesta ma sapendo anche che quello probabilmente sarebbe stato l’ultimo giorno nel rifugio acconsentì.

Radunò quattro o cinque donne, due o tre contadini amici e, cosa strana, due soldati della finanza di origine sarda di cui si fidava. Tutti trovarono un posto nella stalla e lui cominciò a parlare. La voce era flebile ma raccontò di quello che stava succedendo a Torino, in Italia, in Unione Sovietica, era convincente e quasi a turno posava lo sguardo sopra ogni persona. Emozionati muovevano il capo in un sì silenzioso. Dopo un’ora smise e li congedò con una mano. Tutti ebbero la sensazione che non l’avrebbero più rivisto.

Partirà quella stessa notte e dopo una settimana Natale disse che l’avevano arrestato. L’ospite era Antonio Gramsci.

La ricostruzione storica.

L’episodio avvenne nel 1925, Antonio Gramsci tornava da Vienna ed era diretto a Roma. I suoi soggiorni a Campocroce sono ampiamente provati sia dalle testimonianze di Natale Bortolozzo e dalla sua famiglia che da altri militanti e dirigenti dell’allora Partito Comunista d’Italia.

Natale pur essendo quasi analfabeta era un punto di riferimento dei compagni non solo di quella zona ma anche delle città di Venezia, dove lavorava, e di Treviso. In questa circoscrizione era stato eletto deputato Gramsci nel 1922 ma da subito fu oggetto di una caccia spietata dalle squadracce fasciste che alla fine lo arrestarono in barba all’immunità parlamentare di cui godeva.

 Anche nel libro dedicato a “Pietro Dal Pozzo/ Un testimone del nostro tempo” scritto da Ivo Della Costa, entrambi dirigenti del partito, ci sono un paio di pagine dedicate a questo delicato soggiorno che ho romanzato qualche riga fa.

Nell’esile ricerca ho trovato anche un articolo di Giovanni Camillo nel numero di aprile 1984 dell’Eco di Mogliano.

Le testimonianze.

Lucio Carraro mi ha mostrato un autografo di Giuliano Gramsci, il figlio mai conosciuto dal padre, che arrivò a Mogliano proprio per vedere la casa dove il padre era sfuggito provvisoriamente alla cattura. Giuliano viveva a Mosca dove era diventato un violinista importante. Lucio, con una delegazione, lo accompagnò nell’abitazione acquistata e ristrutturata da Orlando Fasano, celebre pittore. Qui abita ancora la moglie che sono andato poi a trovare.

La signora Linda gentile mi ha raccontato del marito Orlando che ha aveva conosciuto Picasso, Prevert, Cocteau e frequentato i surrealisti parigini, mi mostra la stanza, ex stalla, dove veniva calato attraverso una botola il famoso clandestino.

La casa è bella ma è difficile immaginarla povera ed ancora più difficile pensare alla stalla dove Antonio Gramsci malinconico e pensoso passò, aspettando, una delle sue ultime settimane di libertà.

Otello Bison scrive a tempo pieno dividendosi tra narrativa e divulgazione storica. Collabora al “ILDIARIOONLINE.IT” su temi ambientali e locali.

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