Il coordinamento, che si batte da anni contro la speculazione che vuole fare profitti costruendo enormi impianti inquinanti per bruciare rifiuti e fanghi, ha ottenuto successi indiscutibili.

Nei primi tempi è riuscito a mettere un grosso bastone tra le ruote ai progetti di Veritas, che pensava di non avere ostacoli consociandosi con speculatori privati per costruire tre grandi linee di incenerimento: i ricorsi del coordinamento, prima al TAR e poi al Consiglio di Stato, sono stati sì respinti, ma l’effetto è stato quello della crescita di un grande movimento popolare, che in brevissimo tempo è riuscito a raccogliere tutti i fondi necessari per coprire le spese giudiziarie e per promuovere il ricorso alla Corte europea di giustizia, che adesso è pendente.

Poi è subentrato anche il colosso ENI con un progetto di mega inceneritore per bruciare quasi tutti i fanghi di depurazione del Veneto, che contengono, oltre a innumerevoli altre schifezze tossiche e cancerogene, anche le micidiali sostanze PFAS. Per inciso: che si tratti di progetti tesi a produrre grandi profitti è dimostrato dal fatto che altri gruppi si sono messi in competizione per ottenere il nulla osta a costruire inceneritori di fanghi, come la società AGSM nei dintorni di Verona, in considerazione forse delle difficoltà che proprio il coordinamento e il movimento hanno creato all’ENI a Marghera.

Elemento importante della lotta per la salute è stata la spinta sulle autorità responsabili, fin da subito, perché venissero svolti biomonitoraggi e indagini epidemiologiche sulle popolazioni interessate, prima di concedere le autorizzazioni all’avvio degli impianti, in considerazione della storia di contaminazioni che caratterizza tutta la zona che circonda Porto Marghera.

Su questo piano sono stati ottenuti notevoli progressi, producendo grandi crepe nel muro di gomma. Questo è stato possibile anche per la consulenza dei Medici per l’ambiente di Isde, e per l’interessamento dell’Istituto Superiore di Sanità. Il SIN (Sito di interesse nazionale) di Venezia (Porto Marghera) è stato così inserito in un grande studio partecipato finanziato dal PNRR, che prevede il coinvolgimento delle autorità sanitarie regionali e locali, dell’ISS, dell’Università di Padova, ma anche dei cittadini (da questo la denominazione di One Healt “Citizen Science”), che è ormai avviato con la partecipazione attiva del movimento, e che avrà la durata di cinque anni.

Il coordinamento ha anticipato i tempi, producendo in autonomia e con la consulenza della dottoressa Murgia di Isde, lo studio sulle uova, i cui risultati hanno avuto una grande risonanza mediatica, anche fuori dal Veneto. Per questo intende proseguire su questa strada, avviando un’indagine autonoma, misurando i metalli pesanti e altri inquinanti in campioni di terreno prelevati in varie zone intorno a Porto Marghera e nella Riviera del Brenta.

TUTTE LE INIZIATIVE DEL COORDINAMENTO NO INCENERITORE NEI PROSSIMI GIORNI

Sabato 25 novembre ore 11,30, chiesa di Malcontenta: DOPO LE UOVA ORA IL SUOLO, campionamento indipendente e autogestito dei suoli intorno all’inceneritore di Veritas per verificare i livelli di metalli e PFAS.

Lunedì 27 novembre ore 20.30, CSO Rivolta: PRESENTAZIONE PARTECIPATA DEL PROTOCOLLO DI RICERCA PER IL BIOMONITORAGGIO UMANO nel nostro territorio, con la partecipazione del Prof. U. Biggeri dell’Università di Padova.

Martedì 28 novembre ore 10-13, CSO Rivolta: seminario su GIUSTIZIA AMBIENTALE E CONOSCENZE LOCALI con il Dott. Alberto Pasetto dell’istituto Superiore di Sanità, nell’ambito del progetto Biomonitoraggi “One Healt Citizen Science”.

Venerdì 1 dicembre dalle ore 19, CSO Rivolta: CENA VEGANA DI AUTOFINAZIAMENTO – PRENOTA SUBITO con sms al numero 3408369979.

Siro Valmassoni
Medico ambientalista, per 40 anni anche anestesista rianimatore

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