6 December, 2021
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Sono terrorizzato per il mio futuro

Vi proponiamo una riflessione del gruppo "Ribelli all'estinzione" di Mogliano Veneto sul tema della crisi climatica

attivista di “Ribelli all’estinzione”

Finalmente il problema riceve almeno una frazione dell’attenzione che meriterebbe, ma sappiamo tutti che non è ancora abbastanza. Parlarne non è sufficiente. Le azioni concrete che dovrebbero intraprendere i governi sono innumerevoli: dirottare gli investimenti (pubblici ma anche privati) dai combustibili fossili verso le energie rinnovabili, e informare la cittadinanza quotidianamente e ad ogni livello; giusto per citare due esempi. Come già saprete, dal 31 ottobre fino al 12 novembre a Glasgow si tiene la COP26, il vertice dell’ONU per la lotta alla crisi climatica. Saprete pure che la crisi climatica nella quale stiamo sprofondando è letteralmente un’emergenza: ne avrete sentito parlare, oltre che da Greta e da altri giovani attivisti, anche da scienziati, divulgatori, giornalisti, premi Nobel, autorità religiose, funzionari dell’ONU e primi ministri di tutto il Mondo. Noi ne avevamo parlato l’ultima volta in occasione dello sciopero globale per il clima.

Ma pure noi cittadini avremmo molto da fare: restare informati e, soprattutto, unirci alle mobilitazioni.

Anche il nostro gruppo, “Ribelli all’estinzione” di Mogliano Veneto,  ha deciso di agire. Già questo 1° novembre con otto cartelloni colorati ci siamo  distribuiti per le vie del mercato consegnando una lettera ai passanti interessati.

Abbiamo notato con piacere come vi sia già una certa sensibilità in una parte della popolazione. Rimane però ancora insufficiente il numero di persone realmente disposte a uscire dall’indifferenza e usare la propria voce e il proprio corpo per ribellarsi a questo sistema tossico che ci sta trascinando verso il collasso.

Se la COP26 fallisce, gli Stati continueranno a gareggiare invece di collaborare, regalando i soldi della ripresa post-covid ai settori e alle multinazionali più inquinanti. Per fare in modo che le nostre scelte ecologiche individuali non siano vanificate dall’inazione delle istituzioni, se la COP26 fallisce noi cittadini abbiamo il dovere morale di fare maggiore pressione sulle istituzioni e sulle aziende, attraverso l’attivismo e il volontariato ambientale.

Se i nostri politici mettono la testa sotto la sabbia, tutti noi non possiamo permetterci di farlo.