Con l’ormai ben nota intelligenza politica, il leader leghista aveva imbarcato sulla propria vettura verdina il generale, contando forse di portarsi dietro tutta la marmaglia del suo allarmante corteo. La speranza doveva essere quella di rimpolpare la scarsa provvista di consensi che da qualche tempo assilla il territorio, poco illuminato dal Sole delle Alpi. Addirittura lo ha nominato proprio vice, con una decisione spiazzante. E scarsissime voci si sono levate all’interno del proprio partito, per stigmatizzare l’ennesima deriva verso una destra più estrema. Ma il generale Vannacci ha trattato Salvini niente più che da taxista, lasciandolo senza compenso, dopo aver ottenuto quel che voleva: farsi scarrozzare in un luogo ben illuminato dalla notorietà, come eletto, nientemeno che al Parlamento Europeo.
Bisogna riconoscere un merito involontario al segretario della Lega: senza la sua mossa da gatto Silvestro, oggi non sapremmo quanto spessore abbia il movimento reazionario nella nostra nazione. Ci siamo cullati nell’illusione di vivere in un paese abbastanza aperto, inclusivo anche se un poco provinciale, e invece misuriamo la realtà popolare. Rileviamo una fetta significativa che approva le battutacce da caserma, ama sentirsi maschia e preferisce le donne senza gonne, applaude all’idea di dividere gli studenti secondo le capacità, rispolverando perfino le classi separate per i disabili, ritorna a considerare l’omosessualità fuori dalla normalità, come nella parodia di Checco Zalone della canzone Gli uomini sessuali, icona musicale del film Cado dalle nubi. Segnala il femminismo come causa di disgregazione del modello sociale e non la piega crudele dell’economia che costringe le famiglie a turni incompatibili o a ristrettezze continue. Scopriamo che il mondo alla rovescia non è un’analisi becera, ma il distillato delle idee “sane” di un popolo mai sviluppato intellettualmente che si riaffaccia e pretende di imporsi.
Così l’aborto non sarebbe un diritto, il femminicidio non meriterebbe una categoria giuridica propria. Paola Egonu sarà pure italiana, ma i suoi tratti somatici non rappresenterebbero l’italianità, identificata con la pelle bianca. Parla della necessità di remigrazione senza riserve, ignorando che il paese trae notevole vantaggio dalla presenza di personale straniero, in uno stato altrimenti carente di risorse: per lui anche un laureato o un operaio specializzato rimasto senza lavoro dovrebbe accettare di andare a raccogliere pomodori, pena la perdita del sussidio di disoccupazione (intervista a Sky TG24 del 22 settembre 2026).
Certo, evocare l’apertura del vaso di Pandora è un’immagine ritrita, ma in tal senso è utile guardare alle conseguenze sull’atteggiamento dei partiti concorrenti all’ideologia di Vannacci.
Se i sondaggi sulle intenzioni di voto hanno senso, non è difficile immaginare che queste proiezioni stiano già generando altri guai. La nostra premier, il capo del governo più sguaiato d’Europa, mentre fa la foto di rito ha dismesso la testina accattivante, graziosamente reclinata verso il proprio ospite, vuoi che sia Trump o Edi Rama, e adesso mostra unghie e denti. Grida, quasi dovesse dimostrare alla platea che la Destra è Fratelli d’Italia e quella del generale solo una pallida imitazione, di cui diffidare. Ecco che quest’anno e il prossimo si prospetta un calvario per gli italiani: in vista delle elezioni ci sarà una gara a dimostrare (scusate il paragone improprio, quando ci sono di mezzo anche donne) chi ce l’ha più duro, per parafrasare il defunto senatur.
Il governo si inventa la fobia delle classi scolastiche dove il povero bambino italiano sarebbe vittima di orribili complessi di inferiorità: «Non esiste, non esiste, che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza.» Così Giorgia Meloni il 20 settembre 2026, alla festa del movimento dei giovani Fratelli d’Italia. Provate a sondare i vostri piccoli e vedrete se avvertono davvero questo problema, quando non siano sollecitati con l’ubbia di zelanti genitori. L’arricchimento che deriva dalla promiscuità viene rinnegato dai Fratelli, perché ai propri pregiati elettori occorre far sentire il polso forte, vannacciano appunto, per non farli disertare il partito con la fiamma.
Così si annuncia il divieto a scuola di veli integrali come burqa e niqab: un fenomeno marginale che però rimane impresso come misura necessaria nella testa dei cosiddetti benpensanti.
In questo scorcio di legislatura dovremo sorbirci altre sortite: è una partita tutta giocata a destra, con lo sbandieramento di presunti principi cristiani da esibire come armi, dove il sospetto per il diverso, la caccia alle streghe, la paura diventeranno Leitmotiv. Una brutta storia che si ripete: i richiami all’identità, ai valori nazionali, alla sicurezza come ossessione, al militarismo “per difesa” sono le corde stonate di uno strumento che in alcuni momenti critici delle nazioni ha suonato le proprie sgradevoli note, talvolta facendo impazzire. Speriamo in meglio.
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