Il maestro delle radici: Mogliano celebra Giuseppe Venturini

Ci sono persone che camminano per le strade di una città vedendo solo asfalto e palazzi, e altre capaci di scorgere, sotto lo strato del presente, le storie, le fatiche e i volti di chi ci ha preceduto. Il professor Giuseppe Venturini apparteneva a questa rara categoria di visionari della memoria. Per questo, la decisione dell’Amministrazione Comunale di intitolargli l’Auditorium di Piazza Donatori di Sangue non è una semplice formalità burocratica, ma un atto di profonda gratitudine.

La cerimonia ufficiale di intitolazione, fissata per il 24 settembre alle ore 18, sarà il momento in cui la casa della cultura moglianese prenderà formalmente il nome dell’uomo che, più di tutti, ha saputo ascoltare e raccontare l’anima di questo territorio. Un gesto che non celebra solo il passato, ma consegna alla comunità un riferimento stabile per il futuro.

Dire che Venturini sia stato uno storico rigoroso sarebbe riduttivo. È stato, prima di tutto, un esempio di straordinaria umanità per chiunque abbia avuto il privilegio di incrociare il suo cammino. Chi scrive ha avuto la fortuna di conoscerlo a soli undici anni, l’età in cui si accendono le grandi passioni, e da allora ha avuto l’onore di crescere professionalmente e collaborare al suo fianco fino al tempo della sua scomparsa. La sua era una disarmante gentilezza, accompagnata da un modo di fare schivo e riservato, che non cercava mai i riflettori. Ed era proprio questa sua umiltà a esaltare, per contrasto, le sue immense doti umane e professionali, rendendolo un maestro indimenticabile e accessibile a tutti.

A metà degli anni Settanta, la sua strada si incrociò con quella di un’altra figura cardine della comunità, don Giuseppe Polo. Da quel sodalizio e dall’entusiasmo condiviso nel neonato Gruppo Ricerca Storica Astori, presero vita pagine che hanno cambiato il modo in cui i moglianesi guardano a se stessi. Capolavori come Passeggiate moglianesi e Il Terraglio e le sue ville non erano pensati per restare chiusi nelle biblioteche, ma per essere bussole vive, capaci ancora oggi di guidarci tra le nostre radici.

Ma lo sguardo di Venturini sapeva spingersi ancora più indietro. Fu lui il primo a interpretare con pazienza i segni invisibili della Mogliano centuriata, leggendo nel disegno delle strade e dei fossi l’impronta millenaria dell’antica Roma. Una passione, quella per l’archeologia, che si è fatta materia viva quando Venturini si è speso in prima persona per raccogliere e catalogare i reperti romani emersi dal terreno moglianese, curando, con don Polo, la nascita di quel piccolo e prezioso “museo” che ha restituito alla comunità i suoi frammenti di passato più antichi.

Intitolargli lo spazio di Piazza Donatori di Sangue significa chiudere un cerchio perfetto. Quel luogo fatto di parole, incontri e dibattiti non poteva trovare custode migliore. A partire dal 24 settembre alle 18.00, ogni volta che la comunità si riunirà tra quelle mura, l’eredità intellettuale, la generosità e la rara nobiltà d’animo di Giuseppe Venturini continueranno a vivere, ricordandoci che la storia è fatta soprattutto dagli uomini gentili che l’hanno amata.


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3 COMMENTS

  1. Ci si parlava e confrontava spesso, sapeva della mia passione per la Storia, era sempre un conversare piacevole che si estendeva anche alla conoscenza particolare del suo amato Friuli. Si merita l’intitolazione.

  2. Lo incrociavo quando andavo a casa sua, per trovarmi con il figlio Paolo. Ricordo la sua libreria che riempiva una parete e la sua giovialità

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