sabato, 10 Ottobre 2026
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La stabilità. Finalmente?

Millequattrocentoquattordici giorni. Il governo Meloni ha superato il secondo governo Berlusconi ed è diventato il più longevo della storia della Repubblica. In un Paese che ha consumato governi con una certa disinvoltura, quasi quattro anni senza crisi rappresentano una novità apprezzabile.

Ma è uno di quei record che andrebbe esibito con cautela. Anche il Ventennio, sotto il profilo della durata, ottenne risultati difficilmente eguagliabili. Furono gli esiti a lasciare qualcosina a desiderare.

Nessun paragone, sia chiaro. L’Italia del 2026 è una democrazia. È più interessante chiedersi quale idea della democrazia emerga da quest’esperienza di governo non ancora conclusa.

Cominciamo dal Parlamento. Dal 22 ottobre 2022 al maggio 2026 sono state approvate 325 leggi. Di queste, 244 erano di iniziativa governativa, 112 conversioni di decreti-legge, 67 approvate ponendo la fiducia in almeno una Camera. Tre leggi su quattro sono dunque arrivate dal governo, più di una su tre era un decreto da convertire e circa una su cinque è passata almeno attraverso una fiducia.

Il Rule of Law Report 2026 della Commissione europea registra preoccupazioni per l’effetto combinato di decretazione d’urgenza e fiducia sulla funzione legislativa del Parlamento.

C’è qualcosa di singolare: il governo più stabile della storia repubblicana governa come se avesse sempre fretta. Con una specifica: l’ambito dove questa inclinazione emerge con maggiore continuità è quello dell’ordine e della sicurezza.

Pochi giorni dopo l’insediamento arriva il decreto anti-rave. La prima formulazione è così larga da non parlare neppure propriamente di rave: punisce l’invasione di terreni o edifici da parte di più di cinquanta persone per un «raduno» dal quale possa derivare un pericolo per l’ordine o l’incolumità pubblica. A pensar male si fa peccato, diceva Andreotti, ma spesso ci si indovina: dentro quella definizione avrebbero potuto finire anche occupazioni studentesche, operaie e altre forme di protesta. Dopo le polemiche la norma viene riscritta e circoscritta ai raduni musicali o di intrattenimento.

Nel 2023 seguono il decreto Cutro, che dopo il terribile naufragio restringe la protezione speciale dei migranti, e il decreto Caivano, che estende misure preventive e repressive ai minorenni, in alcuni casi già dai dodici o quattordici anni.

Nel febbraio 2024, dopo le manganellate agli studenti di Pisa, Mattarella sente la necessità di ricordare che «l’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli».

Nel 2025 arriva un altro vasto pacchetto Sicurezza: nuovi reati e aggravanti. Il blocco di una strada o ferrovia mediante il proprio corpo torna a essere reato; viene introdotta una nuova fattispecie per le occupazioni abusive e il reato di rivolta nelle carceri e nei centri per migranti comprende, a determinate condizioni, anche forme di resistenza passiva.

Nel dicembre 2025 CIVICUS Monitor declassa lo spazio civico italiano da «ristretto» a «ostacolato», indicando fra le ragioni le crescenti restrizioni al diritto di protesta.

Nel febbraio 2026 arriva un altro decreto Sicurezza. Una produttività legislativa invidiabile. La sicurezza è un logoro cavallo di battaglia che gode di ottima salute.

Le grandi riforme hanno avuto sorte meno fortunata. L’autonomia differenziata è stata pesantemente ridimensionata dalla Corte costituzionale. La riforma costituzionale della giustizia è stata respinta dagli elettori. Il premierato, che dichiara il proprio obiettivo già nel titolo — il «rafforzamento della stabilità del Governo» — è ancora fermo alla Camera. Almeno qui la fretta sembra essersi concessa una benefica pausa.

Poi c’è il rapporto con chi ha il compito istituzionale di applicare le leggi e tutelare i diritti. Le decisioni giudiziarie sui migranti trasferiti in Albania hanno prodotto una lunga stagione di polemiche contro i giudici. Il caso Almasri — il funzionario libico ricercato dalla Corte penale internazionale, arrestato in Italia, scarcerato e riaccompagnato in Libia su un aereo di Stato — ha riacceso lo scontro.

Più volte una decisione giudiziaria sgradita è stata trasformata in uno scontro politico, con l’insinuazione che il giudice avesse abbandonato il diritto per entrare in politica. Il Rule of Law Report 2026 registra un aumento, per numero e intensità, delle dichiarazioni di esponenti politici contro la magistratura. Fortunatamente i contrappesi voluti dalla Costituzione continuano a funzionare, anche se qualcuno li considera irritanti. Del resto, di Trump sembra affascinare proprio l’idea che i limiti siano soprattutto intralci. Intanto la Camera ha approvato nel luglio 2026 una nuova legge elettorale, ora al Senato, con un premio di maggioranza per chi raggiunga il 42 per cento. Cambiare le regole è legittimo. Farlo a meno di un anno dalle politiche del 2027 rende altrettanto legittimo chiedersi quanto sia forte il desiderio di mantenersi in sella.

Anche perché la coalizione che celebra la propria stabilità è meno compatta di quanto vorrebbe apparire. Roberto Vannacci, promosso da Salvini fino ai vertici della Lega, se n’è andato a fondare Futuro Nazionale portandosi dietro una parte degli elettori. Un piccolo Frankenstein elettorale: la creatura adesso cammina da sola e il creatore deve preoccuparsi di dove vada.

Poi c’è l’informazione. Il Media Pluralism Monitor continua a considerare ad alto rischio l’indipendenza del servizio pubblico e la Commissione europea registra persistenti preoccupazioni per la possibile influenza politica sulla RAI. Nel frattempo Sigfrido Ranucci è stato rimosso dalla conduzione di Report, dopo nove anni, con una decisione che il giornalista ha contestato come illegittima e che ha spinto parte della redazione a minacciare le dimissioni. Forse non è il modo migliore per dissipare quelle preoccupazioni.

Quasi quattro anni consentono però di osservare soprattutto la gerarchia delle urgenze. Sul salario minimo la maggioranza ha respinto la soglia legale proposta dalle opposizioni. Nel primo trimestre del 2026, secondo l’OCSE, i salari reali italiani erano ancora del 6,1 per cento inferiori a quelli del primo trimestre 2021: il peggior divario tra le grandi economie.

Sui rider e sul lavoro attraverso le piattaforme qualcosa si è mosso anche in Italia, ma la spinta più netta è arrivata dall’Unione europea, con la direttiva che impone maggiori tutele e regole sull’uso degli algoritmi nella gestione del lavoro, ora in corso di recepimento. L’immagine, del resto, racconta bene questi anni: il caporeparto è diventato un algoritmo; la precarietà è quella di sempre.

E c’è la sanità. Il finanziamento pubblico è aumentato in valore assoluto, ma nel 2024 ben 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite o accertamenti per motivi economici, liste d’attesa o difficoltà di accesso. Quasi una persona su quattro ha pagato interamente di tasca propria l’ultima prestazione specialistica.

Poi c’è il fine vita.

La Corte costituzionale ha aperto fin dal 2019, entro condizioni rigorosissime, un’area nella quale l’aiuto al suicidio non è punibile. Sette anni dopo manca ancora una disciplina parlamentare compiuta e Fratelli d’Italia sostiene una linea fortemente restrittiva. Il paternalismo, evidentemente, ha i suoi settori di competenza.

L’elenco potrebbe continuare. Basta pescare nel mazzo: giovani qualificati che cercano altrove il proprio futuro; un’emergenza abitativa che, fra affitti proibitivi e scarsità di case accessibili, pesa sempre di più sulle famiglie; l’ambiente, onnipresente nei discorsi e nelle dichiarazioni solenni mentre consumo di suolo, crisi climatica e dissesto continuano a presentare il conto. Sono emergenze davanti alle quali la frenesia legislativa sembra improvvisamente ritrovare la calma.

Già: il cronometro è un congegno stupido che non misura il buon governo. Ma, intanto, brindiamo all’anniversario.

Roberto Masiero
Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta, Dragan l’imperdonabile e Il mite caprone rosso. Vita breve di norbert c.kaser.

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