Lucio aveva una passione autentica per il calcio. Non era soltanto interesse per i risultati o per la classifica: per lui ogni partita era un racconto fatto di attese, gesti tecnici e discussioni. E quando si parlava dell’Inter, quella passione diventava ancora più intensa. I colori nerazzurri erano parte del suo modo di vivere il calcio, con l’entusiasmo delle vittorie e la fedeltà dei momenti difficili visto che, come si sa, l’Inter è squadra capace di imprese memorabili come di tonfi clamorosi.
Ma Lucio giocava anche molto bene a calcio. Era un giocatore dal dribbling bruciante e dalla grande visione di gioco. Averlo in squadra era una sicurezza e un piacere. Niente di particolarmente impegnativo, intendiamoci. Partitelle e piccoli tornei nel campetto all’ovest ma come ci si divertiva!
Tra i ricordi che custodisco con più affetto c’è la sera del 17 giugno 1970, quando guardammo insieme a casa sua Italia-Germania 4-3, la leggendaria semifinale dei Mondiali. Una partita da cardiopalma definita la più bella del secolo. Dopo il vantaggio di Boninsegna, il pareggio tedesco al novantesimo del milanista Schnellinger ci aveva portato ai supplementari. E qui iniziò veramente la parte epica di quella partita e il dramma sportivo di Lucio, con il punteggio che cambiava di continuo. Seguivamo tutti ogni azione con una partecipazione incredibile ma era soprattutto lui che ad ogni gol tedesco perdeva la calma e ci trascinava tutti fuori in strada quasi avessimo bisogno d’aria per sopportare la tensione. Al novantaquattresimo Gerd Muller segna il due a uno per la Germania e la tensione sale alle stelle. Lucio lancia improperi e si alza nervosamente dalla sedia per uscire ma quattro minuti dopo pareggia il grande Tarcisio Burnich e al centoquattresimo Gigi Riva ci riporta in vantaggio. Sembra fatta ma sei minuti dopo ancora Muller segna il gol del tre pari. È troppo! Lucio esplode in una rabbia furiosa e in segno di disprezzo sputa sul televisore prima di uscire di nuovo in strada, maledicendo tutti i tedeschi di questo mondo. Disperati per una partita che sembra ormai compromessa vaghiamo intorno alle case di via Magenta fino a quando sentiamo le urla di giubilo provenienti dalle altre case: al centoundicesimo Rivera segna il definitivo quattro a tre. Siamo in finale!
In questi giorni ripenso con un sorriso a quella sera trascorsa insieme davanti alla televisione, seguendo la partita del secolo. Il calcio era una delle grandi passioni di Lucio, ma per lui significava soprattutto stare con gli altri: condividere emozioni, raccontare aneddoti come solo lui sapeva fare, rievocare momenti vissuti e rafforzare i legami. Per questo quella partita incredibile non è rimasta soltanto un memorabile incontro di calcio: è diventata il ricordo prezioso di un’esperienza condivisa, capace ancora oggi di farmi sentire vicina la sua presenza.



Non mi ero mai reso conto che Lucio fosse un appassionato di calcio. Non si finisce mai di conoscere. Ciao Renzo.