mercoledì, 16 Settembre 2026
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CI SONO TANTE VAL DI SUSA.

RIPRISTINARE LA NATURA NON È UN’UTOPIA. [Seconda parte]

In Val di Susa, ma vale per decine di altre grandi opere già completate e per quelle future, la politica sta facendo delle scelte che ignorano la complessità e la storia urbanistica e geologica di quel territorio e che sono in controtendenza rispetto al bisogno di natura, ribadito anche dalla Legge per il Ripristino della Natura.

La frenesia compulsiva della politica bipartisan con cui si sfornano progetti di grandi opere su ambienti naturali, agricoli o semi urbanizzati, propagandandoli come soluzioni taumaturgiche alla crisi economica e occupazionale, finisce per azzerare qualsiasi forma di pensiero razionale sulla complessità dei processi antropocentrici nella loro interazione conflittuale con le dinamiche della natura.

La Val di Susa ha già dato tanto in termini di infrastrutture e connessi sacrifici ambientali: è percorsa da una linea ferroviaria internazionale a doppio binario che utilizza il tunnel del Frejus, affiancato al tunnel autostradale. Questi dati li conosce l’opinione pubblica, vengono narrati dai media mainstream?

C’è già una “saturazione infrastrutturale” in Val di Susa e la ferrovia esistente risulta molto sottoutilizzata rispetto alle sue capacità di trasporto merci e passeggeri: perché non migliorare l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria esistente prima di bucare una montagna per 52 chilometri con tutti i molteplici e pesanti danni ambientali?

Ma come si possono giustificate le emissioni per 10 anni di CO2 per produrre energia  per realizzare l’opera: dall’energia necessaria per realizzare una galleria di ben 52 chilometri alle migliaia di viaggi di camion per trasportare centinaia di migliaia di tonnellate di materiale di scavo da smaltire? E quali conseguenze potrebbe avere lo scavo di quella galleria su una materia prima come l’acqua, essenziale per la vita della valle e della gente di pianura, a seguito del drenaggio delle falde, dell’interruzione dei flussi idrici e del rischio permanente di infiltrazioni o dissesti? E come si può giustificare il taglio di decine di migliaia di alberi e la rimozione della vegetazione nelle aree interessate dai cantieri?

Inoltre, secondo i calcoli fatti dall’Università di Siena e dall’Università della California, l’insieme dei danni ambientali di 10 anni di cantiere vanificherebbe l’ipotetico guadagno ecologico del parziale trasferimento merci da gomma a rotaia. Ma non solo. Se le previsioni di traffico non si realizzano come verranno ripagati i 19 miliardi del costo dell’opera?

La TAV può diventare un copia e incolla della SPV, Super Pedemontana Veneta, 800 ettari di campagna veneta perduti per sempre, un’altra grande opera costruita con il Project Financing dove il mancato raggiungimento delle previsioni di traffico costringe la regione a corrispondere al concessionario la differenza tra gli incassi dei pedaggi e il canone di disponibilità per i costi di costruzione e la gestione della SPV.

In un territorio come quello della Val di Susa, già sfruttato dal punto di vista infrastrutturale, ignorare il bisogno universale di natura che lentamente sta emergendo nei paesi industrializzati è una forma di violenza che si rinnova quando, assieme agli abitanti di quei territori, non ci si impegna nella ricerca di una soluzione alternativa che massimizzi le infrastrutture esistenti. È il refrain antropocentrico e tecnocratico che conduce l’umanità, in breve tempo e in nome della modernizzazione e della crescita infinita, verso l’estinzione.

È una storia che si ripete, sia che si tratti di una infrastruttura tecnologica come il 5G, come se il 4G e la fibra non ci permettessero di essere sufficientemente connessi, sia che si tratti di una infrastruttura per il trasporto di merci e passeggeri come  il Ponte sullo Stretto, mentre ancora oggi in Sicilia per la prevalenza di binari unici e tratte non elettrificate per spostarsi tra i principali capoluoghi ci vogliono dalle tre alle sei ore e per le tratte trasversali addirittura quasi l’intera giornata.

Bisogna rafforzare un pensiero ancora troppo debole sulla necessità di una “riconversione ecologica dell’economia”, senza nuove aggressioni alla natura, al territorio e alle comunità che ci vivono: è un imperativo ecologico e morale ma che la politica bipartisan si rifiuta di prendere in considerazione.

Dante Schiavon
Laureato in Pedagogia. Ambientalista. Associato a SEQUS, (Sostenibilità, Equità, Solidarietà), un movimento politico, ecologista, culturale che si propone di superare l’incapacità della “classe partitica” di accettare il senso del “limite” nello sfruttamento delle risorse della terra e ritiene deleterio per il pianeta l’abbraccio mortale del mito della “crescita illimitata” che sta portando con se nuove e crescenti ingiustizie sociali e il superamento dei “confini planetari” per la sopravvivenza della terra. Preoccupato per la perdita irreversibile della risorsa delle risorse, il “suolo”, sede di importanti reazioni “bio-geo-chimiche che rendono possibili “essenziali cicli vitali” per la vita sulla terra, conduce da anni una battaglia solitaria invocando una “lotta ambientalista” che fermi il consumo di suolo in Veneto, la regione con la maggiore superficie di edifici rispetto al numero di abitanti: 147 m2/ab (Ispra 2022),

1 COMMENT

  1. Totalmente d’accordo! Dimentica però un vantaggio secondario, impossibile da monetizzare ma certamente considerato da chi fa queste scelte: la creazione e/o l’individuazione di un “Nemico”. Il cattivo da battere perché si oppone al progresso della civiltà.
    Si inizia con impedire di parlare e/o far sparire qualsiasi valutazione critica dal mainstream. Poi si attaccano le manifestazioni ridicolizzandole e imbottigliandole. Il passaggio successivo è lo sgombero manu militari di qualsiasi protesta e resistenza pacifica.
    Ed in questo modo si porta chi non è d’accordo ad individuare nello scontro l’unica strada percorribile: ed ecco pronto un bel “nemico à la carte”, facile da riattizzare quando sia necessario spostare l’attenzione altrove.
    Questa è la storia della Val di Susa… E non solo

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