mercoledì, 16 Settembre 2026
Home Ambiente L’INDIFFERENZA VERSO LA TERRA CHE BRUCIA.

L’INDIFFERENZA VERSO LA TERRA CHE BRUCIA.

RIPRISTINARE LA NATURA NON È UN’UTOPIA. [Prima parte]

Odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera prepotentemente nella storia, opera passivamente, ma opera”, così scriveva Antonio Gramsci.

In una fase epocale in cui “peggiorano le condizioni della vita in un modo mai avvenuto in 20 milioni di anni” (Stefano Mancuso) si può essere indifferenti in vari modi. Lo sono i negazionisti che tifano perché il ricordo della situazione che stanno vivendo persone, animali e piante, da circa un mese e mezzo dell’anno 2026, venga rimosso alle prime ingannevoli frescure autunnali. Lo sono coloro che consapevolmente sfruttano l’ignoranza culturale e cognitiva delle persone sul valore ecosistemico del suolo e degli alberi, distraendole in infinite dispute ideologiche, grazie ad una “sovrainformazione mediatica” che ingrossa le fila degli analfabeti funzionali.

Lo sono i vertici di Legambiente  che riducono la “transizione ecologica” ad una “transizione energetica”,  proponendo il fotovoltaico a terra  a spese del suolo naturale e agricolo e  le pale eoliche sui boschi e crinali appenninici, omettendo, in modo grave,  che quegli spazi naturali  servono per produrre cibo, far filtrare  l’acqua meteorica, assorbire CO2 e possono ospitare i vivai che in 8-10 anni ci possono dare le piante  con cui rinaturalizzare e raffreddare le nostre città: tutte funzioni ecosistemiche che non possiamo smettere di tutelare  e che dobbiamo cercare di  accrescere.

Lo sono coloro che da almeno vent’anni dilapidano centinaia di miliardi per armamenti, per grandi opere, per la cementificazione della terra e la deforestazione nelle nostre città e nei nostri boschi. Lo sono coloro che non stanziano soldi pubblici verso la priorità epocale: la “resilienza” della vita, sempre più precaria per effetto della cappa di calore planetario.

Lo sono coloro che hanno dilapidato le risorse del PNRR (e il significato della parola resilienza) senza utilizzarle per “l’installazione sistemica” di pannelli fotovoltaici sui tetti e le altre superfici che hanno perduto la loro funzione ecosistemica.

Lo sono  coloro che ignorano la carica pragmatica ed ecologica dei dati Ispra contenuti nel  Report n.37/2023 che consentirebbero di installare pannelli fotovoltaici su parte dei 3500 chilometri quadrati (tra i 700 e i 900) dei tetti degli edifici, in grado di produrre tra i 66 e gli 86 GW,  quantitativo di GW che si aggiunge a quello producibile dai pannelli fotovoltaici installabili su aree dismesse, parcheggi, in corrispondenza di infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie e su altre aree impermeabilizzate.

Lo sono coloro che, in Veneto, non hanno lottato per abrogare la  legge regionale   del 2017 sul suolo che ha permesso di consumare dal 2017 al 2024 la bellezza di 6459 ettari e di tagliare migliaia di alberi aumentando l’invivibilità nei centri urbani.

Lo sono coloro che definiscono utopistico credere e realizzare un’economia basata sul “restauro ecologico degli habitat”, sul “restauro strutturale e architettonico” del costruito in disuso, “sull’adattamento funzionale” del cemento già sparso sopra una risorsa non rinnovabile, sulla “difesa idraulico-climatica”.

Lo sono coloro che deridono chi propone di agire politicamente per una “riconversione ecologica dell’economia” che ridisegni una società più giusta, senza inseguire il mito della crescita illimitata a spese della natura.

Dante Schiavon
Laureato in Pedagogia. Ambientalista. Associato a SEQUS, (Sostenibilità, Equità, Solidarietà), un movimento politico, ecologista, culturale che si propone di superare l’incapacità della “classe partitica” di accettare il senso del “limite” nello sfruttamento delle risorse della terra e ritiene deleterio per il pianeta l’abbraccio mortale del mito della “crescita illimitata” che sta portando con se nuove e crescenti ingiustizie sociali e il superamento dei “confini planetari” per la sopravvivenza della terra. Preoccupato per la perdita irreversibile della risorsa delle risorse, il “suolo”, sede di importanti reazioni “bio-geo-chimiche che rendono possibili “essenziali cicli vitali” per la vita sulla terra, conduce da anni una battaglia solitaria invocando una “lotta ambientalista” che fermi il consumo di suolo in Veneto, la regione con la maggiore superficie di edifici rispetto al numero di abitanti: 147 m2/ab (Ispra 2022),

1 COMMENT

  1. Tutto bene, salvo che LegAmbiente, di cui non sono membro, punta all’incremento del fotovoltaico in considerazione del fatto che se si continua a estrarre e consumare petrolio e gas questa, a oggi, è ancora l’unica strada, secondo loro, per almeno mitigare il riscaldamento globale. Ciò perchè si tratta di tecnologia immediatamente spendibile in grado di dare risultati, magari incrementabile con le CER che tante difficoltà stanno attraversando. Anch’io sono critico per l’utilizzo delle superfici agricole e sono per obbligare a inserire i nuovi impianti ove non si consuma suolo. Ma col governo che ci troviamo queste ipotesi sono impraticabili, quindi un po’ di comprensione verso LegAmbiente la trovo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here