lunedì, 17 Agosto 2026
Home Ambiente IL PROCESSO PER LA SUA ATTUAZIONE

IL PROCESSO PER LA SUA ATTUAZIONE

UNA RIVOLUZIONARIA FORESTAZIONE URBANA (nona parte)

Il 2024, anno di entrata in vigore del Regolamento europeo per il Ripristino della Natura può essere l’inizio, l’anno zero, di un processo che deve raggiungere, entro il 2030, obiettivi concreti di mitigazione degli effetti estremi dell’aumento di temperatura del pianeta.

Tale processo deve essere accompagnato da un “linguaggio” che sappia proporre alle masse, ingannate e schiavizzate dalla mole consumistica di bisogni indotti, un nuovo concetto di “utilità sociale”, un concetto che nell’oggi contemporaneo significa creare le condizioni per la sopravvivenza ecologica e sanitaria del pianeta e della vita umana.

Portare dentro il palazzo del potere i contenuti di una nuova visione, dove la “natura viene ripristinata”, può essere il “collante politico-istituzionale” per rappresentare e dare voce a quella vasta rete di comitati locali che combattono a mani nude contro la potenza di fuoco del potere politico-partitico, economico e mediatico che attraverso leggi ossimoro (greenwashing) o il vuoto legislativo non bloccano lo “sterminio dei prati” e la “mattanza degli alberi urbani”.  Per lo schieramento ambientalista l’attuazione di una “rivoluzionaria forestazione urbana”, vista l’urgenza climatica in cui siamo precipitati, deve essere “conditio sine qua non” anche per aderire ad eventuali aggregazioni elettorali.

Una nuova e radicale “tutela legislativa degli alberi” e “l’azzeramento del consumo di suolo” possono diventare l’inizio di un nuovo racconto: il primo capitolo di un processo per una vera “rivoluzionaria forestazione urbana”. A partire dal “censimento” degli alberi maturi su tutto il territorio nazionale, dallo stanziamento di risorse per la “cura”, il “controllo” e la “vigilanza” sul patrimonio arboreo esistente. Perché si realizzi tale processo è necessario colmare due gravissime lacune istituzionali e democratiche. Da un lato, la mancanza di un “efficace apparato sanzionatorio” per chi riduce i tasselli di una indispensabile “infrastruttura verde”.

Dall’altro, la mancanza di trasparenza e di efficaci forme di partecipazione nella gestione del verde pubblico dei diretti interessati: i cittadini che vivono nei centri urbani.

In nome di un moderno concetto di “utilità sociale” le fonti ispiratrici che alimentano un nuovo racconto e danno forma al “processo attuativo” di una rivoluzionaria forestazione urbana sono molteplici. Mi limiterò ad un breve, incompleto e sintetico elenco, sperando che un vero “movimento ecologista” voglia farne materia di approfondimento e di “lotta politica ecologista”.

Stefano Mancuso, neuroscienziato, ci ricorda che viviamo una fase in cui le condizioni climatiche peggiorano in un modo mai verificatosi in 20 milioni di anni e le città occupano solo l’1,7% delle superfici abitabili del pianeta,  ma producono ben  l’80% dell’anidride carbonica. Le città italiane, rispetto al 1960, sono 3,5/4,5 gradi più calde. Su Nature, una delle più importanti riviste scientifiche esistenti, si scopre un dato impressionante: solo nel mese di luglio 2022 sono morte per il caldo in Europa 65700 persone, in Italia 16500. Quello che possiamo fare è cercare di raffreddare i centri urbani e per questo la Legge per il Ripristino della Natura indica la necessità di proteggere e potenziare gli assorbimenti di carbonio basati sulla natura.

Con la “lotta ecologista” si tratta di allargare le maglie giuridiche della “Direttiva Uccelli” 2009/147/CE recepita dall’Italia con la Legge n.157/92 e della “Direttiva Habitat” 92/43/CE recepita dall’Italia con il D.P.R. n. 357 del 8 settembre 1997. Come la fauna selvatica è patrimonio indisponibile ed è tutelata nell’interesse della collettività (art. 635 e 544 ter del codice penale), parimenti, anche il danneggiamento e l’abbattimento immotivato degli alberi deve essere considerato un “reato penale”.

Il disposto dell’articolo 8 della Legge sul Ripristino della Natura è netto: non si registri alcuna perdita netta della superficie degli spazi verdi e della copertura della volta arborea rispetto al 2024.

Altrettanto netto è il disposto dell’articolo 13: piantare nell‘Unione almeno 3 miliardi di alberi.

Fonte ispiratrice e rivoluzionaria è anche la nuova formulazione dell’articolo  9 della Costituzione: “tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. È rivoluzionaria anche la formulazione dell’articolo 41 “la libera iniziativa economica deve svolgersi in modo da non arrecare danni alla salute e all’ambiente e indirizzata a fini sociali e ambientali”. Lo “schieramento ambientalista” deve cercare, attraverso la “lotta ecologista”, di tradurre i principi ecologici della normativa europea e della nostra Costituzione in leggi ambientali opposte a quelle in vigore.

La nostra Costituzione, la letteratura scientifica internazionale e la letteratura giuridica dell’Unione Europea sul ruolo della natura, del suolo e degli alberi negli “ecosistemi urbani” ci consentono di capovolgere il concetto di “utilità sociale”, sempre utilizzato, paradossalmente, per giustificare un “progresso malato e insicuro” o le grandi opere che spesso nascono a discapito di suolo, natura e alberi.

Dante Schiavon
Laureato in Pedagogia. Ambientalista. Associato a SEQUS, (Sostenibilità, Equità, Solidarietà), un movimento politico, ecologista, culturale che si propone di superare l’incapacità della “classe partitica” di accettare il senso del “limite” nello sfruttamento delle risorse della terra e ritiene deleterio per il pianeta l’abbraccio mortale del mito della “crescita illimitata” che sta portando con se nuove e crescenti ingiustizie sociali e il superamento dei “confini planetari” per la sopravvivenza della terra. Preoccupato per la perdita irreversibile della risorsa delle risorse, il “suolo”, sede di importanti reazioni “bio-geo-chimiche che rendono possibili “essenziali cicli vitali” per la vita sulla terra, conduce da anni una battaglia solitaria invocando una “lotta ambientalista” che fermi il consumo di suolo in Veneto, la regione con la maggiore superficie di edifici rispetto al numero di abitanti: 147 m2/ab (Ispra 2022),

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here