Sabato 04 luglio 2026, si sono celebrati i festeggiamenti per i cent’anni dell’inaugurazione del Municipio di Mogliano e il Monumento ai Caduti della Grande Guerra.
Mentre sull’autore del Monumento ai Caduti, Vasco Vian, si è scritto molto, dell’architetto che progettò il Municipio, il professor Mario Fabris, non è mai stato scritto alcunché.
Approfittando del fatto ch’egli era un mio prozio, zio di mio papà, mi permetto di scrivere alcuni cenni biografici, sperando di fare cosa gradita ai nostri lettori.
È il 1° dicembre 1882.
L’anno che sta per concludersi ha visto l’Italia aderire alla Triplice Alleanza, a fianco di Germania e Austria-Ungheria.
Il Veneto, definito la “Calabria del Nord”, vede gran parte della sua popolazione migrare verso le Americhe, spinta dalla fame e dalla povertà.
A Mogliano Veneto è da qualche mese attivo un Patronato di assistenza ai malati di pellagra, istituito su iniziativa del sindaco Costante Gris, assieme a Madama Elvira Favier e altri ricchi proprietari.
A Marcon, allora sparuta località dell’entroterra veneziano, di cui la scrittrice Luigia Codemo (1828-1898) ha scritto “credo di aver conosciuto il più misero paese che esista”, nasce Mario Fabris.
I suoi genitori sono Francesco, e Luigia Favaro Fabris.
Lui, segretario comunale in carica dal 1878, nativo di San Polo di Piave, ma origini friulane.
Lei, casalinga, originaria di Chirignago.
Terzo di dieci figli, due dei quali morti prematuramente, Mario, dopo aver portato a termine gli studi di Architettura, apre assieme all’ingegner Pietro Motta uno studio privato.
Persona mite, amante dell’Arte e del Bello, ogniqualvolta si trova a dover esprimere un giudizio, lo fa ispirandosi al Vangelo, o a qualche massima francescana.
Oltre al progetto del Municipio disegnato nel 1924, e degli edifici ad esso circostanti, Mario progetta la cappella centrale del cimitero di Mogliano, ed il monumento alla Vergine, posto dinnanzi alla Parrocchiale di Marcon. Lo spirito di sacrificio, che gli ha assicurato una brillante carriera, gli ha fatto guadagnare la stima di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Contratta una brutta polmonite nell’estate del 1925, Mario muore alcuni giorni dopo, alle 18:30 del 09 luglio. La sua scomparsa, come scriveranno i giornali dell’epoca, lascerà un grande vuoto nella comunità marconese.


