martedì, 21 Luglio 2026
Home Argomenti La scelta di Giulio

La scelta di Giulio

Dopo il primo anno al liceo Berto di Mogliano era stato promosso con buoni risultati. Avrebbe potuto continuare senza difficoltà. Invece aveva capito che quella non era la scuola più adatta a esprimere le proprie inclinazioni. Ha scelto di cambiare strada e si è iscritto all’Istituto di Istruzione Superiore Vendramin – Corner di Venezia, indirizzo Servizi per la sanità e l’assistenza sociale.

È questo il passaggio che permette di capire meglio chi sia Giulio. Non rivela il ragazzo che si lascia condurre dagli eventi, ma una persona determinata a dare forma al proprio cammino.

Oggi ha diciannove anni, si è diplomato con 100/100 e ha già deciso quale sarà il suo prossimo impegno. Da settembre svolgerà un anno di servizio civile alla Caritas. Poi intende iscriversi al corso di laurea in Pedagogia. Ha le idee chiare e ne parla con la naturalezza di chi non sta inseguendo un sogno astratto. Il resto viene dopo: l’attenzione dei giornali e dei social, i complimenti, gli inviti del Comune di Venezia e della Regione.

Ha la sindrome di Down ed è proprio da qui che nasce il rischio di raccontare questa storia nel modo sbagliato. Quello di trasformarla nell’ennesimo piccolo miracolo civile. Sarebbe ingeneroso. Perché finirebbe per fare della disabilità la protagonista, lasciando in ombra Giulio. Invece a far notizia è lui.

Chi lo incontra vede un bel ragazzo dalla folta barba e dalla chioma che tende al rosso. Parla con una erre leggermente arrotata che rende riconoscibile il suo modo di esprimersi. Ha qualcosa, nei modi e nelle passioni, di un giovane intellettuale. Non è un atteggiamento: è una qualità che affiora spontaneamente. Ama D’Annunzio, si interessa al buddismo, pratica atletica e vive con entusiasmo l’esperienza dello scoutismo. Soprattutto, colpisce la convinzione che mette in ciò che gli sta a cuore.

Conosco da molti anni suo padre Andrea Mattarollo, la mamma Vinzia e la loro famiglia. Sono amici che hanno sempre preferito verificare le cose nei fatti, piuttosto che affidarsi alle idee già confezionate. Questa indipendenza di giudizio è costata talvolta qualche incomprensione, ma è rimasta una cifra del loro modo di vivere. Qualcosa di quella stessa autonomia sembra ritrovarsi anche nel suo carattere.

Di certo la condizione di svantaggio ha inciso sul percorso di Giulio. Sarebbe ipocrita fingere il contrario. Ma fermarsi qui significherebbe trascurare la parte più importante della sua vicenda: la capacità di scegliere. Il cambio di scuola, i viaggi quotidiani da Casier a Venezia, lo studio affrontato con costanza e gli esami sostenuti con serietà hanno condotto a quel cento centesimi che oggi fa notizia.

Forse è proprio questo che continua a sorprenderci: il fatto che siamo ancora portati a confondere una condizione con un destino.

Eppure basta volgere lo sguardo indietro per capire quanto questa idea sia soprattutto un cascame della cultura. Fino agli anni Settanta accadeva ancora che bambini con sindrome di Down fossero allontanati dalle famiglie e ricoverati in istituti. Nella scuola pubblica erano destinati alle classi differenziali, abolite solo nel 1977 con la legge n. 517. Il loro futuro sembrava già scritto.

Oggi sappiamo che quando una comunità decide di investire davvero su qualcuno, le sue capacità trovano finalmente lo spazio per crescere e per esprimersi.

Gli esempi ormai sono numerosi e basta citarne pochi. Pablo Pineda, poliedrica personalità, è stato il primo europeo con sindrome di Down a laurearsi in Psicologia dell’Educazione. In Italia, negli ultimi anni, Giulia Sauro, Maria Chiara Coco e Margherita Campanelli hanno concluso gli studi universitari con ottimi risultati. Nel lavoro, nello sport, nel teatro, nel cinema e nella ricerca universitaria sono sempre di più le persone con questa condizione che si affermano. Sono persone alle quali è stato riconosciuto il diritto di misurarsi, di sbagliare e di riuscire.

Anche il cento su cento di Giulio Mattarollo va letto così. Ciò non significa che tutti possano raggiungere gli stessi risultati: uno studente che conclude la maturità con il massimo dei voti resta un traguardo notevole in qualsiasi contesto.

Ricorda però una verità che vale ben oltre questa vicenda: nessuna diagnosi è in grado di raccontare fino in fondo il senso di una vita umana. Forse è questa la lezione più preziosa. Ricordarci che i pregiudizi sono gli esami più difficili da superare.

Giulio continuerà a immaginare il futuro con la stessa libertà con cui oggi guarda il mondo: quella che lo porta ad appassionarsi alla letteratura, a interessarsi al buddismo e perfino a fantasticare, un giorno, di rinascere delfino.

Roberto Masiero
Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta, Dragan l’imperdonabile e Il mite caprone rosso. Vita breve di norbert c.kaser.

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here