La Notizia: Centonovantamila posti di lavoro vacanti nel 2030. Questo il prossimo futuro lavorativo-demografico del Veneto stando al report “Opus/6 – Scenari evolutivi e sostenibilità del mercato del lavoro” pubblicato dall’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro. Invecchiamento medio della popolazione e calo delle nascite sono da considerare tra i principali responsabili.
Una domanda di lavoro ancora robusta riesce a mantenere i livelli di occupazione della Regione ben più alti di quelli medi nazionali, pertanto lo scenario potenziale non è necessariamente di disoccupazione quanto piuttosto di rallentamento della “macchina economica” per mancanza di manodopera, qualora i trend di calo della popolazione attiva non dovessero variare.
Il “Dezo Commento”:
Certo è singolare, in una società abituata a guardare sempre con terrore al calo dei posti di lavoro e quindi alla crescita della disoccupazione, pensare di doversi preoccupare di una crescita dei posti di lavoro di lavoro eccessiva rispetto alla popolazione… Ma poiché, come nel proverbiale “cerchio della vita” di Disneyana memoria, tutto è collegato, cosa ci si puo’ aspettare dalla realizzazione di questa previsione dell’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro? Stiamo parlando di una finestra temporale di poco superiore ai tre anni, pertanto non è possibile sperare che un’eventuale risalita della natalità arrivi a sanare la situazione. Ne consegue che, in mancanza di nuova forza lavoro proveniente dall’esterno (esterno rispetto al Veneto, quindi anche semplicemente da sotto il Po), le aziende che necessiteranno di quella manodopera mancante dovranno spostare la propria produzione e le proprie operazioni in altre aree del Paese , o del mondo, dove quella manodopera sarà disponibile. Le aziende sono animali estremamente attenti alla propria sopravvivenza, e piaccia o non piaccia la Regione dovrà fare in modo di trattenerle se vuole mantenere il proprio standard di vita. Altrimenti, parafrasando il vecchio adagio, molti datori di lavoro lasceranno il Veneto al canto di “mors tua non per forza mors mea”.


