La quasi totalità dell’opinione pubblica riceve un’informazione deformata sul rischio che un albero possa cadere: dobbiamo togliere questo macigno narrativo. Non si può essere a favore della natura e nello stesso tempo considerare, in modo aprioristico, gli alberi una fonte di pericolo. Gli alberi sono il respiro della natura e dobbiamo farli vivere sani, farli respirare per poter respirare noi assieme a loro: gli alberi non sono un rischio ma un dono della natura per purificare l’aria e mitigare le ondate di calore dei luoghi urbani che rappresentano il 22% della superficie terrestre dell’Unione Europea e dove vive la maggioranza della popolazione.
Gianluca Stefani di Onda (Organismo Nazionale Difesa Alberi) ci ricorda che in Italia per le ondate di calore muoiono all’anno più di 8000 persone e per patologie legate all’inquinamento circa 80.000 persone.
Gli alberi devono diventare i pezzi di una “infrastruttura vegetale” che porta considerevoli benefici per una reale ed estesa “operazione di prevenzione” delle patologie conseguenti al nostro modello di sviluppo che produce inquinamento e l’innalzamento della temperatura.
Nel 2024 è entrata in vigore la “Legge per il Ripristino della Natura” e tale anno deve essere considerato l’anno zero per una nuova e “rivoluzionaria gestione del verde pubblico e privato”. È dal bisogno di “rinaturalizzare gli spazi urbani” che nasce l’esigenza di una gestione radicalmente diversa degli alberi. Per proteggere quella che deve diventare una vera e propria “infrastruttura verde” bisogna colmare l’enorme “deficit normativo” sulle dinamiche politiche ed economiche che presiedono la decisione di abbattere gli alberi maturi, quelli dei cui servizi ecosistemici abbiano più bisogno.
I comitati fanno quello che possono e nelle zone urbane dove sono presenti, ma abbiamo bisogno di un “impianto legislativo rigoroso” che valga per tutto il territorio nazionale e che preveda “vincoli e “obblighi” la cui violazione possa essere sanzionata anche penalmente. Abbozzo alcuni punti che devono far parte di “una legge quadro a tutela delle piante”:
-il censimento a partire dal 2024 (anno di entrata in vigore della Legge per il Ripristino della Natura) di tutti gli alberi di medio e alto fusto presenti in “tutti i comuni, grandi e piccoli”;
-la manutenzione, adeguatamente finanziata, degli alberi maturi censiti secondo la previsione del punto precedente e delle nuove piantumazioni: manutenzione e piantumazione ad opera di personale esperto;
-forme di controllo e vigilanza capillari sul patrimonio arboreo. Per i “centri urbani”, ad opera di “nuclei forestali” del Corpo dei Vigili Urbani appositamente formati. Per le “strade extra-urbane”, ad opera del Corpo Forestale dello Stato (da ripristinare ed emanazione del Ministero dell’Ambiente e non del Ministero della Difesa);
-l’accesso semplificato e agevole per i cittadini che vogliono informazioni, trasparenza, coinvolgimento sui programmi di taglio delle piante di medio e alto fusto attraverso un recapito telefonico dell’ufficio verde pubblico obbligatoriamente presente in tutti i comuni;
-il ricorso a esperti indipendenti dal committente pubblico o privato che vuole tagliare gli alberi con l’obbligo di verifiche strumentali sulla stabilità e salute degli alberi maturi che si vogliono abbattere.
Sono solo alcune misure, ma non va dimenticato che l’opinione pubblica riceve spesso un’informazione deformata sul rischio della remota ed eventuale caduta di un albero. E’ necessario raccontare una storia diversa che ricostruisca la vita di quell’essere vivente vegetale e del come ad un certo punto della sua vita venga considerato un rischio per la nostra incolumità o un intralcio a interessate operazioni di riqualificazione urbanistica.
Nella narrazione finale dei media e degli amministratori locali che sentenzia sull’ineluttabilità del taglio degli alberi vengono censurati una serie di maldestri interventi antropici che magari hanno finito per alterare l’assetto vegetativo delle piante nel corso della loro vita. Nella narrazione finale scompaiono un insieme di azioni umane scoordinate tra loro, caratterizzate da incompetenza forestale, da atti urbanistici e meccanici deleteri per la vita delle piante e che creano, nel tempo, le condizioni per il loro indebolimento;
Per queste ragioni una “legge quadro a tutela della vita degli alberi” e della loro crescita è assolutamente necessaria e urgente proprio per cercare di prevenire condizioni di instabilità e di fragilità che rendono necessario l’abbattimento.
Solo una “rigorosa tutela legislativa degli alberi”, a partire dal momento della loro messa a dimora, rende possibile una nuova narrazione all’opinione pubblica, a partire dall’anno zero della Legge sul Ripristino della Natura.
A livello politico-parlamentare verdi e ambientalisti devono battersi per arrestare il consumo di suolo e introdurre una rigorosa tutela normativa degli alberi. Senza questo passaggio politico, nonostante gli sforzi coraggiosi e ammirevoli dei comitati spontanei, che non possono formarsi e arrivare dovunque ci sia un immotivato albericidio in atto, la deforestazione di alberi maturi sani nei nostri centri urbani e la sua narrazione deformata proseguirà senza fine.
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