martedì, 21 Luglio 2026
Home Frammenti di storia Dalle calli di San Marco alla Villa di Mogliano: il destino di...

Dalle calli di San Marco alla Villa di Mogliano: il destino di Baiamonte

La parabola di un nobile che sfidò il potere e cercò rifugio a Mogliano Veneto

Discendente di una delle famiglie più prestigiose della città, i Tiepolo, Baiamonte era conosciuto dal popolo come il Gran Cavaliere, un soprannome che racconta da solo il suo carisma e la sua popolarità. Suo padre, Jacopo Scopulo, aveva sfiorato l’elezione a doge nel 1289, ma le tensioni tra fazioni aristocratiche e popolari avevano favorito l’ascesa di Pietro Gradenigo, figura forte del partito aristocratico. Ferito nell’orgoglio, Jacopo si ritirò dalla vita pubblica, pur continuando a sostenere i suoi seguaci e a contrastare, nell’ombra, il nuovo governo.

Nel 1297 la Serrata del Maggior Consiglio cambiò per sempre la storia della Serenissima: il potere venne blindato nelle mani di poche famiglie nobili, escludendo progressivamente la classe media. I Tiepolo e i Querini, che difendevano i diritti delle famiglie escluse, divennero il punto di riferimento dell’opposizione. La tensione politica crebbe fino a trasformarsi in un conflitto aperto.

Il 15 giugno 1310 Baiamonte Tiepolo guidò una vasta insurrezione con l’obiettivo di rovesciare il governo dogale. I rivoltosi avanzarono lungo le calli fino a piazza San Marco, pronti a colpire il cuore del potere veneziano. La città era sospesa in un silenzio teso, rotto solo dal rumore delle armi che rimbalzava tra le Mercerie.

Ed è proprio qui che la storia prese una piega inattesa.

Nelle Mercerie abitava Giustina Rossi, una donna del popolo. Affacciata alla finestra per capire cosa stesse accadendo, teneva in mano un pesante mortaio da cucina. Quando la colonna dei ribelli passò sotto la sua casa, il mortaio le sfuggì, o forse fu un gesto istintivo. L’oggetto colpì il portabandiera dei congiurati, uccidendolo sul colpo. La bandiera cadde, i ranghi si scompaginarono, il panico dilagò. L’esercito fedele alla Repubblica approfittò dello scompiglio e respinse l’attacco. La congiura era fallita.

Il 17 giugno, appena due giorni dopo il fallimento della rivolta, il Maggior Consiglio condannò Baiamonte a quattro anni di esilio in Schiavonia. Ma il Gran Cavaliere non si rassegnò: nei mesi successivi si mosse tra Padova, Treviso, Rovigo e la Lombardia, cercando alleati e mantenendo contatti con i nemici della Repubblica, sempre sorvegliato dalle spie veneziane.

Braccato, trovò rifugio nella Marca Trevigiana, a Mogliano, nella sua villa sul Terraglio.

È fondamentale ricordare che Mogliano non apparteneva alla Repubblica di Venezia, ma era territorio trevigiano: un luogo relativamente sicuro per un uomo in fuga dal governo lagunare.

Dopo un periodo trascorso nella villa, Baiamonte riparò in Dalmazia, dove venne arrestato nel 1321.

La sua caduta segnò la fine delle grandi rivolte aristocratiche contro il potere centrale della Serenissima.


Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a 
iscriverti alla newsletter cliccando qui

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here