martedì, 21 Luglio 2026
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UNA RIVOLUZIONARIA FORESTAZIONE URBANA.

Quinta parte

Il “suolo” che ospita un quarto della biodiversità terrestre e le “piante” che crescono su di esso costituiscono l’archetipo dell’ecologia. Per la contrazione della sua superficie o per l’alterazione delle funzioni ecosistemiche dovuta al suo consumo e impermeabilizzazione il suolo può perdere la capacità di essere il principale motore dei “cicli biogeochimici” del pianeta.  Le piante, invece, sono “esseri viventi” che creano il nutrimento e l’ossigeno indispensabili per la sopravvivenza di quasi tutte le altre forme di vita.

È da questa premessa ontologica ed ecologica che nasce il Regolamento del Parlamento Europeo sul “Ripristino della Natura”. A seguito del peggioramento della vivibilità nei nostri centri urbani e dell’incombenza degli effetti dei cambiamenti climatici il “ripristino della natura” nelle nostre città è ancor più necessario. Per questa ragione il Piano Nazionale di Ripristino della Natura che il governo deve presentare entro il 1° settembre 2026 alla Commissione Europea, dopo aver coinvolto i comuni, le regioni e le comunità che quei territori li abitano, può diventare un “Piano Nazionale per la Resilienza” degli “ecosistemi urbani”. Qualsiasi forma di “risanamento ecologico” dei centri urbani non può prescindere dalla natura, dalla terra, dalle chiome degli alberi.

Per il destino futuro dei centri urbani la legge sul Ripristino della Natura si fa “premessa metodologica” che deve ispirare i movimenti ambientalisti, le amministrazioni locali, il parlamento, il governo.

Tale premessa metodologica sul valore risanatore della natura deve essere la bussola politica soprattutto del pensiero ambientalista in tutti i contesti urbani ed extraurbani. Tale premessa metodologica deve caratterizzare il pensiero ambientalista che non può ridurre l’urgenza e la necessità di un processo virtuoso come la “transizione ecologica” ad una semplificazione produttivistica e consumistica, confondendola e riducendola ad una semplicistica “transizione energetica”.

Purtroppo, nella società manca una reale consapevolezza sul valore del suolo e della vegetazione quali patrimonio da difendere e su cui costruire attività economiche compatibili. Tale mancanza di consapevolezza sul valore del suolo e della vegetazione si è manifestata nel disimpegno pluridecennale di tutta la politica, di destra e di sinistra, per una legge che arresti e non semplicemente contenga il “consumo di suolo” e per leggi più stringenti e vincolanti sulla “tutela degli alberi” e delle loro funzioni ecosistemiche. Il disimpegno pluridecennale di tutta la politica per una legge che arresti il consumo di suolo ha toccato l’apice nel 1962 quando i tentativi dell’Onorevole Fiorentino Sullo per contrastare la speculazione sui terreni edificabili furono sconfessati dal suo stesso partito (la Democrazia Cristiana).

Fiorentino Sullo proponeva la separazione, mutuata dal mondo anglosassone, tra la proprietà dei suoli che rimaneva in mano pubblica e il diritto ad edificare. L’indifferenza della politica, di destra e di sinistra, ha fatto fallire nel 2008 anche il tentativo dell’Onorevole Mario Catania di dotare il nostro paese di una legge che preservasse dalla sparizione una risorsa non rinnovabile come il suolo agricolo. Ora, sulla colpevole apatia politica nostrana soffia una ventata politica positiva, per certi versi rivoluzionaria, grazie alla Legge Europea sul Ripristino della Natura. Tale ventata politica si inserisce perfettamente, fin dalla prima parte del mio racconto, sui tre filoni (stop consumo di suolo, tutela legislativa degli alberi, contro-narrazione) che sto proponendo per una “rivoluzionaria forestazione urbana”. Sulla  necessità e urgenza di fermare il consumo di suolo e  sulla necessità e urgenza di cambiare radicalmente l’attuale struttura legislativa di tutela degli alberi aleggia, da agosto 2024, l’articolo 8 della Legge sul Ripristino della Natura  che recita: ”Entro il 31 dicembre 2030 gli Stati membri provvedono affinché non si registri, rispetto al 2024,  alcuna perdita netta della superficie nazionale totale degli spazi verdi urbani, né di copertura  della volta  arborea urbana nelle zone di ecosistemi urbani”.

Sulla necessità e urgenza di una “contro-narrazione” rispetto alla “deformata percezione dell’opinione pubblica” sul valore degli alberi fatti passare come un rischio per la sicurezza e non come “esseri viventi salva” vita aleggia ora il punto 47 della premessa alla Legge Europea sul Ripristino della Natura: ”gli ecosistemi urbani rappresentano circa il 22% dell’Unione ed è qui che vive la maggioranza dei cittadini dell’Unione e gli  spazi verdi urbani comprendono parchi e giardini urbani, strade alberate,  prati e siepi urbane”. È da questa sottolineatura che nasce la necessità e l’urgenza di una contro-narrazione, basata sull’oggettività dei cambiamenti climatici, accompagnata da un linguaggio divulgativo, scientifico, naturalistico, che favorisca la corretta percezione popolare sul rischio opposto della deforestazione urbana.

Ai verdi può non bastare più solidarizzare sui social con i comitati e i cittadini preoccupati per quello che sta accadendo nei loro quartieri e gestire un’agenda politica che parla di tutt’altro, spesso infarcita di elementi ideologici e priva di quei contenuti che richiamano una visione olistica, solidale, sociale e realmente sostenibile dell’ambiente urbano del futuro. Non ci si può più accontentare dei piccoli aggiustamenti proposti dalla partitocrazia, senza mettere in discussione il modello economico consumistico di risorse naturali quali sono gli alberi   e il suolo naturale su cui farli crescere.

Non ci sono più margini per interpretazioni accomodanti e scorciatoie greenwashing.

Dante Schiavon
Laureato in Pedagogia. Ambientalista. Associato a SEQUS, (Sostenibilità, Equità, Solidarietà), un movimento politico, ecologista, culturale che si propone di superare l’incapacità della “classe partitica” di accettare il senso del “limite” nello sfruttamento delle risorse della terra e ritiene deleterio per il pianeta l’abbraccio mortale del mito della “crescita illimitata” che sta portando con se nuove e crescenti ingiustizie sociali e il superamento dei “confini planetari” per la sopravvivenza della terra. Preoccupato per la perdita irreversibile della risorsa delle risorse, il “suolo”, sede di importanti reazioni “bio-geo-chimiche che rendono possibili “essenziali cicli vitali” per la vita sulla terra, conduce da anni una battaglia solitaria invocando una “lotta ambientalista” che fermi il consumo di suolo in Veneto, la regione con la maggiore superficie di edifici rispetto al numero di abitanti: 147 m2/ab (Ispra 2022),

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