La data del 25 giugno 2025 viene ricordata da tutto il movimento per l’ambiente e la salute come una giornata storica: sulla spinta di questo grande movimento, cresciuto nel tempo, in quel giorno l’Agenzia regionale per l’ambiente (ARPAV) comunicava la definitiva bocciatura del progetto ENI Rewind, che proponeva di costruire un mega inceneritore di fanghi di depurazione a ridosso dell’abitato di Malcontenta.
In quella occasione il Coordinamento NO INCENERITORI emetteva un comunicato in cui, dopo aver rivendicato il merito di questa grande vittoria, veniva comunque affermato che il movimento non si sarebbe fermato: avrebbe messo in atto iniziative per impedire la messa in funzione della seconda linea dell’inceneritore Veritas di Fusina, sapendo che questa, per poter essere remunerativa, deve necessariamente aumentare la produzione di rifiuti e fanghi da bruciare. Gli inceneritori costituiscono un ostacolo all’applicazione dei modi virtuosi della gestione dei rifiuti, basati su risparmio, riciclo e riuso (le 3R): occorrono grandi quantità di rifiuti per alimentare il perverso meccanismo di trasformazione degli investimenti pubblici in profitti privati.
Il Coordinamento, perciò, ha ripreso la sua denominazione originaria di NO INCENERITORE FUSINA, e poi è ripartito con una grande assemblea a Marghera nell’ottobre del 2025, in cui è stato preannunciato che sarebbero stati presentati i dati a dimostrazione di quanto sopra.
Questi adesso ci sono, e sono i dati ufficiali pubblicati da ARPAV. Sono stati presentati in una conferenza stampa il 20 maggio, durante un colorato flash-mob davanti al municipio di Mestre, in cui sono stati presentati anche i dati, aggiornati, sui gravissimi danni alla salute causati dall’inquinamento degli inceneritori, in particolare quelli dovuti alla grande emissione di PFAS.
Il comunicato del Coordinamento così esordisce:
“Da quando è stato riaperto l’inceneritore di Veritas, la raccolta differenziata nel Comune di Venezia e nell’area metropolitana è ferma al palo e la produzione di rifiuti aumenta. I dati parlano chiaro, e certificano in modo inequivocabile il fallimento dell’amministrazione Brugnaro nella gestione dei rifiuti urbani, dopo la scelta dannosa e antistorica di puntare sull’incenerimento invece che sul recupero di materia”.
Questa volta gli ambientalisti puntano a mettere in discussione l’intera politica di gestione dei rifiuti urbani, e per questo forniscono i numeri:
“Questi i dati ufficiali pubblicati da ARPAV: nel 2021 la raccolta differenziata in comune di Venezia era al 65,2%, mentre nel 2025 si ferma al 62,8%, segnando un -2,4%. Ma ad aggravare la situazione è anche l’aumento totale di rifiuto prodotto che da 146.793 ton del 2021, passa alle 165.433 ton del 2024 (+12,6%). A livello di produzione pro capite la Città lagunare, nello stesso periodo, passa da 576 a 657 kg/abitante/anno (+14%) per il rifiuto totale, e da 204 a 249 Kg/abitante/anno (+22%) per il rifiuto secco. Risultati disastrosi se si pensa che il Piano regionale dei rifiuti ha posto come obiettivi al 2030 per il Veneto l’84% di raccolta differenziata e 80 Kg/abitante/anno per il rifiuto secco pro capite.
Il dato negativo di Venezia si ripercuote ovviamente su tutto il bacino metropolitano, che comunque risente dell’influsso negativo dell’inceneritore, registrando infatti un misero +0,8% per la raccolta differenziata (dal 73,2% al 74%); mentre il rifiuto secco pro-capite incrementa da 150 a 165 Kg/abitante/anno (+3,1%)”.
Il Gazzettino del 21 maggio dà notizia della manifestazione ambientalista davanti al municipio di Mestre, e nell’articolo riporta i dati ARPAV forniti nel comunicato del Coordinamento. Ma nella conclusione si lascia andare a un commento evidentemente ispirato da Veritas o dal Comune, che però non vengono citati:
“I numeri non sembrano tornare… Il rapporto rifiuti urbani 2025 di Ispra, elaborato sui dati del 2024, ha collocato Venezia al terzo posto in Italia per la raccolta differenziata e la gestione dei rifiuti per le città con oltre 200 mila abitanti, dietro a Cagliari e Bologna… Lo stesso report dava la produzione di rifiuti annua nel Veneziano a 642,3 chili pro-capite, la più alta tra le Città metropolitane…”.
Nell’articolo, evidentemente, si pensava di smentire così la dichiarazione del Coordinamento, che parla di “fallimento” nella gestione dei rifiuti urbani. Invece è un cortocircuito, perché anche il dato riportato dal Gazzettino non fa altro che confermare quanto asserito dagli ambientalisti: l’esigenza di produrre sempre più rifiuti per alimentare gli inceneritori, che siano remunerativi per la speculazione, è in grado di frenare e invertire anche le buone pratiche e i buoni risultati in precedenza raggiunti.



