mercoledì, 22 Luglio 2026
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Commercio e solidarietà – l’esperienza di Altromercato

Utilizzare un’attività commerciale come mezzo di supporto allo sviluppo sociale di una comunità, anziché come mezzo di arricchimento privato. Un progetto verosimile? Un sogno? Un’utopia?  Nel caso di Altromercato, si tratta di una solida realtà che da decenni opera sul territorio di tutta Italia. Ma come funziona tutto questo nel concreto ? Siamo andati a parlarne con Marta Cocco e Gilberto Favaro, volontari di Altromercato impegnati nella gestione del negozio di Mogliano Veneto (Via De Gasperi 21 – Piazza Pio X), che come le altre botteghe del territorio trevigiano è coordinato dalla cooperativa Pace e Sviluppo S.C.S. e che nel 2027 raggiungerà il traguardo dei 25 anni di attività.

Quando e come è cominciata l’attività di Altromercato a Mogliano Veneto?

Tutto è cominciato con l’iniziativa di un piccolissimo gruppo di volontari nei primi anni Duemila. Noi inizialmente eravamo clienti ma presto abbiamo cominciato a collaborare a nostra volta come volontari, attratti dalle persone e dalla mentalità .

Cosa vi ha motivato nello specifico a diventare volontari di una realtà di questo tipo?

Soprattutto l’ambiente e i rapporti tra i volontari, un clima molto umano, e poi il voler aiutare delle realtà in cerca di un’opportunità di sviluppo economico e di riscatto sociale.

Il primo approccio come è stato? Avete trovato quello che vi aspettavate?

Sì, è stato coerente con le aspettative: un gruppo affiatato, con le decisioni prese in condivisione. Questo anche a prescindere dal fatto che negli anni si siano succedute moltissime persone diverse.

Venendo alla parte più operativa, il vostro lavoro in cosa consiste?

Il compito principale di ogni volontario all’inizio è imparare a gestire il negozio, nell’accoglienza dei clienti, nel gestire le vendite e la relativa amministrazione .

Quindi mestiere di bottega “puro”, possiamo dire.

Sì, poi si passa a conoscere i prodotti e saper soprattutto raccontare il progetto di sviluppo che c’è dietro ai prodotti.

Ci sono quindi tre macro elementi che chi lavora qui deve imparare: il mestiere di bottega, la conoscenza del prodotto e la conoscenza dei progetti. Dal vostro punto di vista quale di questi tre aspetti è quello più complesso da far passare, da far assorbire?

I progetti sono probabilmente l’elemento che attira di più il nuovo volontario, e allo stesso tempo quello forse più complesso da assimilare perché poi il nuovo volontario dovrà saperlo spiegare anche ai clienti.

Quindi voi, per usare una definizione commerciale, non vendete solo un prodotto, vendete un’idea.

Assolutamente sì. Il prodotto è un tramite, l’idea è cio’ che davvero viene venduto.

Come viene vissuta questa componente progettuale dalla clientela, e come ne è cambiata negli anni la percezione?

Da prima era molto più forte, poi un po’ la volta ha seguito quello che è l’andamento generale della cultura moderna, con l’interesse che è in parte andato scemando.

Nel senso di maggior “egoismo”? Ritenete che la crisi del 2008 possa aver avuto un peso in questo cambiamento culturale?

In parte, cosi’ come in parte c’è un pregiudizio secondo cui il commercio equo solidale porti soldi in altre parti del mondo sottraendolo a noi. Questo non è assolutamente vero, perché il commercio equo nelle fasi di trasformazione delle materie prime collabora anche con tantissime aziende italiane, abbiamo ad esempio anche prodotti di Libera…
Il punto è che gli esiti dei nostri progetti si vedono su larga scala temporale, ci vuole tanto tempo.

Come nasce e cresce un progetto, dal concepimento alla realizzazione?

Tutto parte generalmente da un’organizzazione di contadini o di artigiani, con l’obiettivo di ottenere miglioramento sociale ed economico non del singolo ma della comunità. Come detto è un procedimento molto più lungo, poiché raggiungere una virgolette indipendenza sociale richiede una indipendenza economica.

Direste che la vostra clientela tendenzialmente è molto fidelizzata?

In parte sì, direi che molte persone sono legate magari a un particolare progetto, ad esempio i prodotti che vengono dalla Palestina, oppure i prodotti che nascono da progetti di imprenditoria femminile. Poi ci sono anche clienti che magari si interessano ad un prodotto specifico, e si parte da quello per iniziare a raccontare e a spiegare molto meglio qual è il progetto sottostante.

Che tipo di popolazione è la popolazione dei volontari di altro mercato?

Certamente è molto eterogenea, con persone più anziane e persone molto giovani, quindi c’è un rilevante confronto anche generazionale.

Fate campagne di sensibilizzazione per trovare nuovi volontari ?

Forse questa cosa dovremmo in effetti farla di più, ad ogni modo capita spesso che entri qualcuno a chiedere come si faccia a collaborare con noi. Ovviamente persone che conoscono già il commercio equo.

E in questo momento il vostro fabbisogno di personale volontario è coperto o ritenete di avere bisogno di ulteriore supporto?

C’è sempre bisogno perché può capitare l’imprevisto, per cui bisognerebbe avere un bacino sufficientemente ampio e non è sempre facile.

Come vedete l’attività di Altro Mercato nel prossimo futuro?

Il nostro è un tipo di attività che si rispecchia nei cambiamenti che avvengono nel mondo e essendo questo un periodo molto incerto è un po’ difficile prevedere cosa succederà. Lo vediamo ad esempio con i prodotti della Palestina che ci arrivano quando possono arrivare. Tuttavia è un’attività che nel tempo, restando costanti, porta a degli sviluppi positivi, questo certamente.

Chiudendo, quale frase potrebbe presentare la vostra attività e presentare quello che per voi è il bello di fare questo lavoro?

Non bisogna dare un pesce ad una persona, ma piuttosto bisogna insegnarle a pescare .

Enrico De Zottis
Enrico De Zottis Nato a Venezia nel 1987 e cresciuto a Mogliano Veneto, da oltre un decennio si occupa professionalmente di Gestione delle Risorse Umane presso aziende multinazionali. Ha vissuto e lavorato per alcuni anni a Lione (Francia), per poi rientrare in Italia. Nel tempo libero si dedica allo studio di tematiche socio-economiche, oltre che alla musica e al trekking. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza a Padova e un Master in Analisi Economica a Roma.

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