lunedì, 17 Agosto 2026
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BIBLIOTECA DISERTATA O CENTRO CULTURALE VIVACE?

Qualche anno fa girava una favoletta ingenua, nel giro dei boy scout, a cui veniva richiesto di compiere ogni giorno almeno una buona azione: un ragazzino, molto ligio all’impegno, un giorno aveva adocchiato una signora di una certa età, ferma sul bordo del marciapiede. Facciamo che la storiella sia ambientata a Mogliano Veneto, in un tempo in cui le strisce pedonali erano carenti. La donna guardava oltre la strada, con un’espressione corrucciata: sulla via scorreva il traffico delle ore di punta. Così il ragazzino aveva colto la sua occasione di ben figurare: tirandola e sorreggendola un poco, l’aveva condotta dall’altra parte della strada. Sana e salva. Buona azione compiuta! Il fatto è che la signora non aveva la benché minima intenzione di attraversare la strada, in quel momento. Stava soltanto osservando una scena che aveva attirato la sua attenzione. Dunque si era arrabbiata molto col ragazzino, che giudicava prepotente…

L’annosa questione della biblioteca nuova a Mogliano Veneto rischia di avere alcune analogie. È un fatto acclarato che la cittadina disponga di una biblioteca alquanto sgangherata.

Questa amministrazione comunale, nel suo diuturno lavorio, in argomento sembrerebbe peccare di impazienza, poiché lo sbandierato governo del fare, non sempre coincide col fare bene. Negli ambienti informati, si scommette che la nuova sede scelta per il nuovo edificio, sarà nel Centro Pastorale di via Don Bosco, soggetto all’acquisto e ad una consistente ristrutturazione. Sarà una buona azione compiuta, a favore della cittadinanza?

 Il fatto è che tale soluzione verrebbe adottata, senza previa consultazione dei potenziali utenti; soprattutto, senza un progetto meditato di strategia culturale. Rischia di essere paragonabile al comportamento di quel boy scout della favoletta, animato certo da buone intenzioni, ma dagli esiti scadenti.

E qui torna in gioco l’esigenza di amministrare la nostra città, ponderando le scelte che hanno conseguenze perenni, prima di proporre soluzioni molto discutibili. In tal senso l’Amministrazione bene farebbe a far proprio, talvolta, anche il servizio reso dalle opposizioni, a vantaggio di tutti i moglianesi, secondo uno spirito positivo e di collaborazione attiva. Darebbe prova di saggezza, rinunciando a schieramenti preconcetti: difetto politico tipicamente italico che non giova, specie quando riguarda le scelte condizionanti di una cittadina.

 A tutti è noto che si è svolta lo scorso 8 aprile, presso il Centro anziani, promossa dalle forze di Centrosinistra, una conferenza molto partecipata. Aveva proprio come cardine la riflessione comune sulla collocazione, ma soprattutto sul progetto strategico di gestione che deve precedere la realizzazione di uno spazio culturale vivace.

Senza andare per le lunghe ci sembra che, in conclusione, la serata abbia colto due obiettivi: in primis quello di individuare i fabbisogni effettivi di un’utenza potenziale e, solo come conseguenza, di definire una proposta di insediamento dei locali.

 La dott.sa Antonella Agnoli, consulente di caratura internazionale, ha saputo sconvolgere i luoghi comuni: le biblioteche senz’anima sono dovunque poco frequentate e non è la vastità del catalogo di libri a renderle più fruibili e interessanti. Domandiamoci: perché molti studenti si recano in biblioteca giusto il tempo per studiare e la rifuggono sistematicamente come luogo di svago? La tesi che ha sviluppato la dott.sa Agnoli, basata su esperienze pratiche svolte in decenni di attività, parte da un presupposto: innanzitutto, questi spazi vanno svecchiati a partire dal nome. Non si tratta di un vuoto suggerimento formale, ma biblioteca si porta addosso un concetto passatista, dato che le moderne istituzioni sono luoghi in evoluzione continua e possono tramutarsi nella casa di tutti: locali di accoglienza anche e soprattutto per chi non frequenta i libri, ma può essere affascinato dal partecipare ad una comunità culturale aperta. La lettura dei libri diverrà la conseguenza spontanea di un approccio meno paludato. Un centro moderno ha un potenziale incredibile. Costituisce uno dei pochi spazi culturali gratuiti nella società e può offrire un servizio sociale enorme: significa aiutare le persone a guarire dall’invisibilità.

Alcuni suggerimenti tra i tanti elencati: una barriera da superare è la questione degli orari. Il Centro deve rimanere aperto anche quando la gente NON lavora, come ad esempio la domenica, avvalendosi di volontari. Deve disporre di adeguati arredi, come salette attrezzate con poltroncine e non solo con i consueti casermistici banchi studio. Gli stessi scaffali per i libri dovrebbero, nel migliore dei casi, poggiare su ruote e non essere fissi, in modo da consentire di adattare i locali alla bisogna. Se c’è una parola che sorregge i progetti più affermati, questa è ibridazione: la biblioteca come luogo di convivialità che accoglie dai corsi di cucina alla ceramica, dalla recitazione al maquillage o alla musica, senza pregiudizi. La parola d’ordine è anche mescolanza tra classi d’età. Gli esempi di vita vissuta, raccontati con dovizia dalla Agnoli, hanno fatto riferimento prevalentemente a comuni italiani di piccole dimensioni, ad evitare il consueto benaltrismo inconcludente. Come presupposto, i gestori di spazi culturali debbono essere illuminati da una visione aperta e non comportarsi in modo da allontanare i fruitori. A tal proposito cita l’episodio negativo, riscontrato in una importante città (di cui non è bene citare il nome) dove in biblioteca era appeso un cartello minatorio: “La Direzione si riserva il diritto di espellere chi non indossi abiti decorosi.” Ad evitare simili prese di posizione scoraggianti, deriva una necessaria selezione e formazione continua del personale addetto.

Per quanto riguarda i servizi, viene ritenuta importantissima la disponibilità di uno spazio esterno (dehor), come pure è molto raccomandabile la presenza di un bar interno: prerequisiti ad un’accoglienza che crea senso di benessere.

Resta inteso che, all’interno dei locali del nuovo Centro, si debbano poter trovare salette riservate a particolari esigenze di tranquillità, come pure è benedetta l’opportunità di offrirle in prenotazione per eventi.

Oggi il comune di Mogliano si trova a disporre di un asso nella manica. Sfruttando opportunamente lo spazio dove era posta la precedente Casa delle Bambine e dei Bambini, si potrebbe iniziare ad erigere una costruzione, concepita in modo modulare espandibile, per la realizzazione di un complesso moderno e funzionale, graduando nel tempo gli investimenti e coinvolgendo nel rinnovamento anche la vecchia struttura della biblioteca attuale. L’accesso facilitato al meraviglioso parco Caregaro-Negrin costituisce un pregio assoluto.

 A conclusione della serata, Maurizio Cecconi ha integrato le informazioni con un proprio intervento, basato sulle esperienze di imprenditore culturale, su cui ha già stato relazionato in questo stesso giornale.

Secondo la breve relazione del consigliere comunale e segretario del PD Giacomo Nilandi, la realizzazione di un complesso culturale sull’area della ex Casa delle Bambine e dei Bambini è compatibile anche finanziariamente, posto che l’acquisizione e la ristrutturazione del vecchio Centro Pastorale comporterebbe comunque ingenti investimenti, per un risultato sostanzialmente inadeguato.

La speranza è che l’Amministrazione corrente voglia ascoltare le voci della comunità e non rimanga arroccata su una realizzazione che rischierebbe di nascere già obsoleta.

A supporto delle decisioni e come contributo della cittadinanza alle scelte è stato diffuso un questionario, per raccogliere le idee dei moglianesi, da sottoporre agli Amministratori, prima che prendano una decisione irreversibile. Per chi vorrà partecipare alla consultazione ripetiamo il link per la compilazione anonima: questionario

Chi vivrà, vedrà.

Roberto Masiero
Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta, Dragan l’imperdonabile e Il mite caprone rosso. Vita breve di norbert c.kaser.

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