In questa terza parte della mia ricerca di quali siano le condizioni per poter realizzare una rivoluzionaria forestazione urbana mi soffermo sulla necessità di una “efficace contro-narrazione” rispetto a spregiudicate operazioni mediatiche in modalità greenwashing.
Mi riferisco a una vicenda urbanistica che mostra ancora una volta come siano necessari tre campi di intervento politico ed ecologista da portare avanti “congiuntamente fra loro” per realizzare efficacemente una “rivoluzionaria forestazione urbana”: lo stop a nuovo consumo di suolo, la ricerca di una efficace contro-narrazione sul ruolo essenziale degli alberi e del suolo naturale, la tutela legislativa rigorosa nella gestione degli alberi.
I due meccanismi del greenwashing sono la decontestualizzazione spazio-temporale e l’omissione di alcune fasi del processo che stanno dietro l’accattivante annuncio green a reti mediatiche locali unificate. L’annuncio è del Comune di Treviso che comunica l’acquisizione da privati di un’area di 17000 mq (poco più di un ettaro e mezzo) per farne un Parco Urbano all’interno di una vasta area umida a nord del territorio comunale, un’area semi-urbanizzata ma che potrebbe diventare, se non ulteriormente frammentata, il Parco delle Risorgive del Botteniga. Nel caso in esame l’annuncio dell’acquisizione di quei 17000 mq non contiene gli estremi (dove e come) della “compensazione tramite crediti edilizi” che il privato può riscuotere (tradotto: da edificare) in altre aree del comune.
Trascuratezza che lascia spazio a dubbi e perplessità sulla bontà dell’operazione, tanto che la lista “Coalizione civica per Treviso” fa giustamente osservare come incombano tre piani di lottizzazione nell’area a nord di Treviso, la stessa, per intenderci, del Bacino del Botteniga e la possibile “perdita di naturalità” di un tratto delle rive del Botteniga per la creazione di un parcheggio a seguito dell’apertura dell’ennesimo supermercato. A ciò si aggiunge la favola mediatica del “parco urbano”. Ma cosa cavolo significa “parco urbano”?
Quell’area verde è già un’area naturale che bisogno c’è di nominarla “parco urbano” antropizzando anche la semantica? Si scopre poi che l’area di quei 17000 mq. servirà anche per la realizzazione di nuovi collegamenti di mobilità dolce che finiranno per ridurre ulteriormente lo spazio per il suolo naturale e per gli alberi. Tempo sprecato parlare di “area pre-parco”, nel caso si pensasse ad un possibile Parco delle Risorgive, o della necessità di una (VAS) Valutazione Ambientale Strategica della “vasta area umida” a nord di Treviso per tutelarne le funzioni ecosistemiche e gli elementi di biodiversità del dell’habitat nel suo insieme.
Da notare poi che se quelle aree da lottizzare o già lottizzate rientrassero all’interno degli “ambiti di urbanizzazione consolidata” (un artificio semantico-urbanistico per designare porzioni di territorio comunale già edificate) potrebbero essere considerate dalla legge ossimoro sul suolo della Regione Veneto “aree libere intercluse o di completamento destinate alla trasformazione insediativa” (cito testualmente la legge ossimoro ) e si materializzerebbe una delle sedici deroghe e la relativa cementificazione non verrebbe nemmeno considerata consumo di suolo.
Quindi, si, a Treviso si continuerebbe a cementificare nonostante il suo territorio sia già cementificato per il 39,52% e nonostante l’annuncio di quello scampolo di 17000 mq. . La vicenda urbanistica mostra diverse incongruenze. Mostra come attraverso un annuncio in modalità greenwashing sia facile ottenere consensi e alimentare l’indifferenza e l’inconsapevolezza verso la scomparsa di una risorsa non rinnovabile come il suolo.
Mostra come ci sia bisogno di una efficace contro-narrazione rispetto alla presentazione ufficiale di progetti colorati da una sottile patina verde che mostreranno il loro grigiore olistico quando il meccanismo social e mediatico della decontestualizzazione evaporerà.
Mostra ancora una volta come siano necessari tre campi di intervento politico ed ecologista da portare avanti “congiuntamente fra loro” per realizzare efficacemente una “rivoluzionaria forestazione urbana”: lo stop a nuovo consumo di suolo, la ricerca di una efficace contro-narrazione sul ruolo essenziale degli alberi e del suolo naturale, la tutela legislativa rigorosa nella gestione degli alberi e nello stop al consumo di suolo.


