L’anno 2026 ha visto, tra le tante rumorose e inquietanti notizie in arrivo da tutti gli angoli del mondo, una novità nella realtà locale di Mogliano Veneto che ha ben presto raccolto molta attenzione intorno a sé. Parliamo della riapertura dello storico bar “Fernanda” lungo la strada statale Terraglio, una realtà della ristorazione che ha segnato per decenni la vita dei Moglianesi e non solo. Non si tratta tuttavia solo di una riapertura ma di un rinnovamento, un “reboot” come direbbero gli appassionati di serie TV, con una nuova guida e una nuova visione. È proprio con questa nuova guida che siamo andati a parlare per conoscerne i progetti, le sfide e le ambizioni.
Partiamo dall’inizio: da dove comincia il vostro percorso lavorativo?
Siamo in due soci: io, Roberto Zannoni, e Alberto Zanette. Alberto è ristoratore di vecchia data con esperienza in diverse realtà della ristorazione di Mogliano, quali Helmut e Mies. È proprio al Mies che io ho iniziato a muovere le prime pentole in cucina, ed è nata l’amicizia con Alberto.
Dopo che l’avventura Mies è arrivata a conclusione, come è nata la scelta di prendere in mano una realtà storica della zona come il bar Fernanda?
Si tratta di un’idea che ci è stata proposta dai proprietari dello stabile, l’azienda Finmac di Mogliano Veneto di cui Alberto è conoscente. Il progetto ci ha subito colpito e appassionato: la storicità, il marmo, questo bancone enorme con queste caratteristiche un po’ vintage, tutto questo è subito entrato nelle corde del nostro pensiero.
E’ uno stile che voi avete rinnovato ma che tuttavia rimane riconoscibile.
Sì, decisamente, i lavori sono stati fatti con molta accuratezza, come la scelta di mantenere la struttura principale del locale, cercando di dargli solamente uno stile più aggiornato, più moderno, più luminoso, più arioso, tramite l’aggiornamento delle luci. E poi il rifacimento del pavimento, dei marmi, del legno, quindi gli specchi, mantenere quelli vecchi, anche se usurati. Insomma una scelta deliberata di mantenere e restaurare. Oltre a questo, abbiamo cercato di completare quella che è l’offerta per i clienti, combinando l’offerta di torte e prodotti da pasticceria tradizionale con proposte nuove da caffetteria internazionale.
Questo è infatti un punto importante: qual è la difficoltà principale, secondo te, nel prendere in mano un’azienda storica della zona con un’unione di continuità e rinnovamento?
La difficoltà ovviamente è quella che incontrano tutti i promotori di attività diciamo nuove, vale a dire cercare di accontentare il cliente proponendo allo stesso tempo qualcosa di nuovo, di diverso, non hanno ancora visto. Ad esempio, abbiamo fatto la scelta di non appoggiarci ad un grande distributore di caffè, ma di collaborare con un torrefattore più artigianale e locale che unisce mestiere e passione. Caffettine, che appunto è il nostro produttore di caffè, è un micro-torrefattore, lavora non più di dieci kg alla volta, ma ha un controllo molto più accurato sulla produzione del caffè. Questa è appunto una delle nostre sfide, offrire al cliente un caffè che apparentemente ha un gusto diverso da quello ordinario, ma che ha dietro una ricerca e una qualità che lo rendono molto più speciale.
Quanto è stato complicato o facile trovare fornitori? E quanto è complicato o facile trovare forza lavoro per un’attività come la vostra?
Fortunatamente, venendo noi due entrambi dal mondo della ristorazione, avevamo già una rete di conoscenze nel settore che ci ha supportato e ci ha reso molto più semplice l’apertura. La questione di trovare personale è invece tuttora una sfida: in parte abbiamo la fortuna di poter contare sul lavoro di collaboratori storici del bar Fernanda che sono rimasti con noi; tuttavia, siamo ancora in ricerca perché la domanda della clientela è più alta di quella che ci aspettavamo, e non è semplice in quanto non molte persone sono disposte a lavorare facendo questi orari e turni.
E che riscontri avete ricevuto invece della clientela?
Devo dire che molte persone si mostrano entusiaste, pur con la normale diffidenza verso una realtà nuova o comunque rinnovata, tuttavia tornano, hanno curiosità e piacere di ritrovarsi in questo che è quasi un salotto pubblico, un riferimento. Secondo me il trend è positivo.
Che risultato si aspettano di raggiungere nel primo anno di attività gli imprenditori Roberto e Alberto?
L’idea iniziale che ci siamo posti è avere degli orari di lavoro che possono combaciare con la vita personale e familiare, quindi avere un buon bilanciamento tra vita lavorativa e non.
Tanto per voi quanto per i dipendenti immagino.
Esattamente, anzi in realtà i dipendenti vengono ancora prima di noi, cerchiamo sempre di tenere in conto le loro necessità e le loro richieste. Questa è la “visione” che ci ha mosso: poter coltivare le passioni, continuare a fare quello che a noi piace, oltre a lavorare, per riuscire poi a portare dentro quello che è un surplus. E a livello economico è quello di riuscire a impostare un locale capace di crescere, aumentando il ventaglio di orari per poter offrire sempre qualcosa di più ai clienti, in linea con il trend di quelli che sono tanti locali che siamo abituati a frequentare nelle grandi città.
Chiudiamo con una frase libera da parte tua. Cos’è gestire un bar e ristorazione a Mogliano nel 2026?
Sacrificio e passione. Un po’ semplice forse, però è quello che veramente ci muove.


