lunedì, 13 Aprile 2026
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LA MORTE COME UN (VIDEO)GIOCO

Mi è capitato personalmente di assistere alla protesta, rivolta contro gli organizzatori da una madre preoccupata, perché il proprio figlioletto – lei presente – aveva assistito alla proiezione di un documentario naturalistico, nel quale veniva mostrata anche una breve scena dove un animale predatore ghermiva la propria preda. Posso assicurare che la regia aveva accuratamente evitato di insistere sull’atto crudele, durante la ripresa.

In questo modo talvolta la nostra società, dibattuta tra la dura consapevolezza e l’illusione di impronta disneyana, tenta di salvaguardare i propri piccoli dall’orrore che la realtà a volte ci sottopone, senza sconti.

Riteniamo opinabile un atteggiamento da genitori iperprotettivi, in quanto rallenta la presa di coscienza circa il meccanismo necessario che regge il mondo. Tanto più, invece, merita il nostro radicale dissenso chi stravolge con un intento capzioso le conseguenze immediate della guerra, nei suoi esiti mortali.

Per questo dobbiamo constatare che il presidente Trump e i suoi accoliti ci stanno abituando a digerire la peggiore manifestazione dell’animalità umana.

Bastano pochi esempi: mentre a Gaza l’intero territorio di un popolo veniva raso al suolo, con tutto lo strascico doloroso di vite spente, mutilazioni e letale carestia, nelle reti televisive passava un cinico spot pubblicitario con le immagini inventate, grazie all’aiuto dell’Intelligenza Artificiale, di una futuribile spiaggia palestinese felice, circondata da edifici sontuosi. I due compagnoni Trump e Netanyahu sono ritratti mentre si godono, rilassati, il sole dei ricchi, assaporando una bibita fresca.

Questo leader americano grottesco sta spostando il livello della propria impunita presunzione su livelli mai visti, con una evidente sottovalutazione delle facoltà intellettive degli stessi cittadini statunitensi e proietta nel mondo un analogo messaggio.

L’ennesima guerra, intrapresa dal presidente che pretende per se stesso l’attribuzione del Nobel per la pace, ricorda la megalomania leggendaria dell’imperatore romano Nerone: mentre Roma bruciava, lui cantava i propri versi con la cetra. Con una differenza sostanziale: gli storici hanno smentito come del tutto infondata tale cattiva fama dell’imperatore nostrano. Il presidente Trump, invece, con tanto di firma The White House – president Donald J. Trump, ha messo in onda un video in cui sono rappresentati attacchi e bombardamenti sull’Iran, alternati alle scene iconiche dei film con gli eroi hollywoodiani del machismo americano: da Russell Crowe de Il gladiatore al Tom Cruise di Top Gun, dal Mel Gibson di Braveheart al Tony Stark di Iron Man. Tra gli altri campioni, mentre i missili fanno strage, non manca il classico Superman che proclama: “Sono qui a combattere per la verità, la giustizia e il modello americano”.

Conosciamo tutti la frase seguente di incertissima attribuzione, ma di potente significato: la prima vittima della guerra è la verità. Ebbene, qui non si tratta più di ridimensionare le vittorie dell’avversario e di magnificare le proprie: è stato compiuto un vero e proprio salto di specie, uno spillover, per dirlo all’inglese: la pura fantasia cinematografica si mescola inscindibilmente ai fatti di sangue veritieri.

Così il presidente plenipotenziario si permette di irridere le vedove, gli orfani, gli sfollati innocenti, nella celebrazione macabra di una potenza di fuoco invincibile.

È evidente che tutti noi abbiamo in disgusto le azioni criminose degli ayatollah iraniani, spalleggiati dai truci pasdaran e intimamente desidereremmo che fossero detronizzati. Ma ci offende nella sensibilità il sistema valoriale deformato. La pietà di Achille verso il vecchio Priamo che reclama la restituzione del corpo del figlio Ettore, antico meraviglioso esempio di civiltà, viene relegata al rango di ciarpame per sentimentali.

Così il ritmo gioioso della Macarena, in sottofondo musicale all’affondamento di 46 navi iraniane, fa da corollario al cinismo con cui Trump ha relazionato ai membri repubblicani, nell’incontro recente svoltosi a Mar-a-Lago in Florida. 

Nell’occasione il presidente cita un aneddoto: aveva chiesto ad un alto ufficiale, perché le navi fossero state affondate e non catturate, come era possibile fare. Il militare, di cui Trump va evidentemente fiero, aveva risposto: ‘È più divertente affondarle”. Chissà quanto si sarà divertito a veder galleggiare i corpi degli annegati, invece di soccorrere e far prigionieri gli uomini a bordo, secondo le buone regole ataviche della marina militare. Quel che amareggia è che i repubblicani riuniti hanno riso assenzienti alla battuta sgradevole del Capo della Casa Bianca.

Viene spontaneo associare la figura istituzionale di Trump, nel suo ruolo di vertice, a quella altamente morale di Sergio Mattarella. Già attraverso questo confronto impietoso, istintivamente si dovrebbe diffidare del rischio di trasformare la nostra malandata, ma controllata forma di Stato, in una Repubblica presidenziale, com’è nel sogno così caro alle destre. Un uomo solo al comando è una scorciatoia pericolosissima di governo, come dimostrano ampiamente le derive autoritarie al potere.

Così è, se vi piace.

Roberto Masiero
Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta, Dragan l’imperdonabile e Il mite caprone rosso. Vita breve di norbert c.kaser.

3 COMMENTS

  1. Grazie Masiero,
    La Consapevolezza è l’elemento determinante e la si ottiene studiando e approfondendo pensieri e considerazioni.. anche per tuo merito.

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