Toni Benetton non era moglianese di nascita, ma con Mogliano Veneto intrecciò un legame profondo, destinato a diventare parte della storia culturale della città. La sua vicenda artistica inizia nell’officina dello zio fabbro, dove da ragazzo scopre il ferro come materia viva. La formazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia, sotto Arturo Martini, trasforma quell’esperienza artigiana in un linguaggio scultoreo personale, fatto di ritmo, monumentalità e tensione poetica.
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta Benetton conquista premi che lo proiettano sulla scena internazionale. Nel 1957 ottiene la medaglia d’oro alla Triennale di Milano (sezione metalli). Nel 1960, su suggerimento di Carlo Scarpa, espone al giardino Salomon di Solighetto una serie di figure monumentali in ferro — animali, santi, ballerine, eroi — che segnano una svolta nel suo percorso. Nello stesso anno vince il primo premio alla II Triennale del Bureau des Arts di Parigi. Seguono il premio “Luigi Lanzi” (1961), la medaglia d’oro della Fiera di Pordenone (1963) e, nel 1965, il prestigioso premio per la plastica monumentale alla Quadriennale del metallo di Lindau con Le Anime – Memorie di una cattedrale. Nel 1964 rappresenta l’Italia al Congresso Mondiale dell’Arte di New York.
Nel 1967 Benetton fonda a villa La Marignana di Marocco (Mogliano Veneto) l’Accademia Internazionale del Ferro Battuto, un progetto visionario che mira a creare una scuola specializzata e un punto di riferimento per scultori e artigiani del settore. Attiva fino al 1980, l’Accademia diventa un laboratorio di idee e un luogo di trasmissione di saperi, consolidando il legame dell’artista con Mogliano.
Gli anni Settanta e Ottanta confermano la sua centralità nel panorama artistico: medaglia d’oro al Premio Pontano di Napoli (1977), partecipazione alla prima Mostra toscana di scultura (1978) e presenza alla 52ª Biennale di Venezia del 1986 con due opere iconiche, Grande Colonna e Grande Sfera. Nel 1995 ottiene il primo premio assoluto per la scultura a Dubrovnik. Muore nel 1996 a Treviso, lasciando un corpus di opere che continua a parlare con forza.
Il Museo “Toni Benetton” di Mogliano Veneto conserva oggi la maggior parte delle sue opere, offrendo un percorso immersivo nella poetica del ferro e nel dialogo tra materia, spazio e memoria. È qui che la sua presenza, pur non essendo moglianese di nascita, diventa parte integrante dell’identità culturale della città.
Il 27 febbraio 2026 ricorrono i trent’anni dalla morte di Toni Benetton, una data che invita a rileggere la sua opera e il suo contributo alla cultura del territorio. In questa occasione, l’Associazione Culturale Mojan sta progettando per la primavera 2026 una visita guidata al Museo “Toni Benetton”, pensata come un momento di approfondimento, memoria e valorizzazione di uno dei protagonisti dell’arte del Novecento.


