Normalmente i doni si depositano sotto l’albero di Natale. Con qualche ritardo, oggi desidero rimuovere gli ultimi regali dalla carta, così piena di stelle da richiamare la bandiera degli Stati Uniti d’America. Il nuovo anno non pare nato – si perdoni l’insistenza sul gioco di parole – proprio sotto una buona stella. La tessera del puzzle che collega il nostro Paese all’Unione Europea, ed essa al resto del mondo, ci costringe a qualche riflessione.
Il tema è la inquietante deriva destrorsa che viene contrabbandata come una fisiologica evoluzione, nel gioco democratico di alternanze nei partiti di governo.
Partiamo da lontano: i fatti di Minneapolis, con l’uccisione (anzi l’esecuzione a sangue freddo) di due cittadini regolari americani sono di certo gravi, ma lo è di più la risposta debole della classe politica a tutela della legalità. Certo ci sono state le manifestazioni della società civile, con inevitabili disordini, ma salvo rare eccezioni è calato un silenzio di tomba sulla dimostrazione di stampo autoritario che hanno offerto le milizie dell’ICE, rispondenti direttamente al Presidente americano: incursioni violente, al di sopra di tutte le leggi. Non ci sono scusanti.
Se guardiamo con occhi nuovi il film di Charlie Chaplin “il grande dittatore”, travalicando le scene della pellicola e concentrando lo sguardo sugli spettatori, ci accorgeremo che il popolo tende, forse per autodifesa, a gettare sul ridicolo gli accadimenti e a rimanere sostanzialmente inerte, semplice spettatore quasi divertito, di fronte alle pericolose esibizioni degli uomini più terribili della storia. Anzi, si assiste ad una sorta di assuefazione, maledetta, per cui i loro comportamenti dissennati sono spiegati con infiniti distinguo, sostanzialmente per ridimensionarne la gravità, se non per giustificarli.
Cogliamo altri segnali di questa disgregazione dei valori: l’atteggiamento filoputiniano di Trump, a fronte di due milioni di vittime, tra morti e feriti nella guerra ucraina d’aggressione; la cinica rappresentazione di Gaza come futura località turistica per ricconi; la pretesa di ghermire la Groenlandia “perché ci serve”; l’umiliazione dell’Europa, trattata da potenza di carta; i dazi arbitrari comminati a destra e a manca; l’indebolimento sistematico della Nato e la formazione di un nuovo ente, pressoché sostitutivo dell’ONU, il cosiddetto Board of peace che ha per presidente a vita proprio il signor Trump.
Potremmo continuare, ma è bene rientrare al nostro paesello, l’Italia, perché le tendenze politiche oltreoceano influenzano il nostro stato, molto più delle mode.
Così assistiamo ogni giorno ai contorsionismi del nostro governo, per digerire ciò che la coscienza rigetterebbe. Ai cittadini italiani viene propinata una dose di calmanti che suggerisce una normalità adulterata. E non mi riferisco solo ai piegamenti gattosilvestreschi del segretario leghista: sappiamo che Salvini da tempo sta conducendo questo partito su posizioni francamente vicine all’estremismo più becero. Indossa da tempo la maglietta trumpiana e si fa paladino dei più discutibili uomini di stato presenti sul globo. Mediocre strategia per riagguantare dei voti, un tempo saldamente leghisti, che si sta pappando Giorgia Meloni.
Inoltre, il partito che reca sulle proprie insegne il Sole delle Alpi, spostato a destra come mai prima, ha persino introitato, onorandolo del titolo di vicesegretario, il militare Vannacci: questi, come una tenia, si è alimentato nel suo corpo protettivo, fin quando gli è convenuto ed oggi è pronto a spernacchiarlo, brevettando un proprio marchio, FUTURO NAZIONALE – VANNACCI, prodromo di un proprio partito ultradestrorso. Complimenti all’avvedutezza di Salvini!
Ma la servile obbedienza delle formazioni di governo allo strano presidente americano coinvolge tutti i partiti alleati, incapaci di assumere posizioni di ferma condanna alle sue calcolate fissazioni. C’è da rimpiangere Bettino Craxi che, con tutti i disastrosi difetti che sappiamo, almeno aveva la schiena diritta.
Il Paese Italia arranca, malgrado i proclami dei suoi megafoni-ripetitori umani, sempre ben piazzati nei canali radiotelevisivi che contano: intanto i dati reali ci dicono che la nostra economia ha il minor tasso di sviluppo in Europa (stima 2026 della Commissione Europea: Italia tra +0,4/0,7 vicina alla stagnazione, media europea tra +1,3/1,5). E deve nuovamente ringraziare i governi Conte 2 e Draghi, sempre sian lodati, se continua il pur miserevole volano, grazie alla puntura vitaminica dei 190 miliardi di investimenti PNRR.
Adesso, a fronte dei tanti problemi irrisolti, delle promesse agli elettori dimenticate, il governo Meloni ha escogitato un ulteriore mezzo di distrazione di massa. Non si tratta certo di un’urgenza, ma porterà nuovamente alle urne milioni di italiani, per un quesito referendario che non ridurrà di un giorno le durate dei processi, non sveltirà la giustizia, ma rischia di compromettere le basi dell’indipendenza della magistratura, come sostengono accreditati giuristi, garanti della Costituzione.
Individuare dei nemici da colpire, in questo caso certi magistrati, aiuta i promotori di questo referendum inutile ad allontanare l’attenzione sui veri problemi quotidiani e a chiedere alla gente di schierarsi a favore, per ottenere un’incongrua legittimazione politica.
Tra i doni tardivi, ma graditi, ricevuti in questi giorni, vorrei indicare anche la recente manifestazione di Milano del 31 gennaio scorso: Il plauso sincero va alle migliaia di cittadini che hanno percorso la città, sfilando nel rispetto di ogni regola di civile convivenza. Si è trattato di una manifestazione benedetta, per opporsi alla calata degli agenti federali americani dell’ICE, in supporto alle nostre istituzioni preposte, per “difendere” gli atleti e le delegazioni americane presenti alle olimpiadi invernali, mitigando i rischi derivanti dalle organizzazioni criminali transnazionali. Lo stesso sindaco di Milano, Beppe Sala, ha specificato fuori dai denti che gli agenti ICE “non sono benvenuti a Milano”, in quanto “questa è una milizia che uccide”.
Non abbiamo bisogno di inquinare il nostro paese con la presenza di forze estranee. Il nostro apparato di sicurezza ha dato ampia dimostrazione di conoscere il proprio mestiere. I ministri Tajani e Piantedosi vanno ripetendo che tale presenza, naturalmente digerita come ogni pretesa americana, non sarà invasiva, né autonoma. Ma a noi, che abbiamo assistito alle crudeli esecuzioni di Minneapolis non piace neppure una loro presenza, per così dire simbolica: talvolta occorre evocare i simboli per ribadire i concetti.
Così è bene che i cosiddetti sovranisti, una volta tanto, si comportino da sovranisti, nel rispetto dei propri cittadini e della bandiera tricolore che esibiscono come un patrimonio della nazione. Usando un’espressione maschilista a loro molto cara, un tempo definivano senza mezzi termini la necessità di assumere un atteggiamento risoluto, in certi casi: “mostrare i co****ni”. Non sembrano aver più rispetto neppure della loro vantata volgarità.



Treviso 04 02 2026 – Contributo molto corretto.