giovedì, 12 Febbraio 2026
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PETROLIO, SOVRAINFORMAZIONE, CAMBIAMENTI CLIMATICI, AMBIENTE.

Secondo l’accordo di Parigi del 2015 (Cop 21) entro il 2030 le emissioni in atmosfera, per limitare l’aumento del riscaldamento globale a 2 gradi, avrebbero dovuto diminuire del 28% e per limitare l’aumento della temperatura del pianeta a 1,5 gradi avrebbero dovuto diminuire del 42%. Tutti gli scenari indicano che la temperatura media globale supererà 1,5 gradi entro il 2030. E la politica, i media e l’opinione pubblica, dopo aver criminalizzato le forme di lotta disperate dei giovani che chiedono di fermare l’innalzamento della temperatura del pianeta, non si soffermano nemmeno un minuto sui 100 miliardi di dollari che l’amministrazione americana investirà per “raddoppiare la produzione di petrolio”.

Nel tragico e surreale teatrino della politica, dei media e dei social è assente il sentimento dell’indignazione e della rabbia per l’aumento delle emissioni che comporterà l’aggressione americana al Venezuela. Ci troviamo di fronte all’ennesimo “blackout out cognitivo” nella narrazione delle vicende umane e delle condizioni del “pianeta terra”, favorito anche da una sovra informazione mediatica sui nostri dispositivi digitali, 24h su 24h, che inibisce un processo lineare nella formazione del pensiero e dei nostri giudizi.

Il clima, l’ambiente, la perdita di natura e di terra su cui seminare cibo e alberi non trova spazio nella narrazione mainstream. Una narrazione che trasforma la violazione della sovranità nazionale del Venezuela in una sorta di spettacolo di intrattenimento, in alcuni casi con toni di ammirazione, descrivendolo quasi come un evento indolore per il diritto internazionale, per l’uomo e per l’ambiente. La scienza ci ricorda che ad oggi sono stati superati sette dei “nove limiti planetari”: cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, alterazione cicli azoto/fosforo, uso del suolo, nuove sostanze chimiche, acqua dolce, acidificazione degli oceani.

Il superamento dei 9 limiti planetari, secondo la scienza, può creare le condizioni per l’estinzione del genere umano. Ma anche la necessità di preservare le condizioni per la sopravvivenza del genere umano viene spazzata via da una narrazione mediatica massiva, frammentata, un bombardamento 24h su 24h di notizie e immagini: una narrazione mutilata della contestualizzazione storica e temporale, geografica, ecologica e  spaziale che con l’avvento dei social e dell’intelligenza artificiale, nelle modalità massive che ha assunto, cancella la storia, l’evoluzione/involuzione della vita sul pianeta, la memoria delle vicende umane.

Nel caso dell’aggressione americana al Venezuela   l’ambiente e il clima diventano elementi marginali, residuali. Da notare come il processo di marginalizzazione dell’ambiente si ripropone di continuo nella sistemica narrazione consumistica, distrattiva e frammentata   di informazioni, brevi video, notizie e immagini che purtroppo offuscano una visione complessiva. I problemi ambientali epocali sono oggetto di una rimozione continua anche per l’accavallarsi di vicende politiche, fatti, guerre, sconvolgimenti politici che occupano prioritariamente lo spazio della narrazione le cui modalità non favoriscono certo la crescita della consapevolezza sulle vitali urgenze planetarie.

La narrazione mediatica, apparentemente neutra, affianca la forza arrogante del potere e dei soldi, ne diventa strumento e può condizionare persino l’esito delle votazioni nelle democrazie elettorali. Al massimo, la narrazione mediatica, grazie alla sua frammentazione, al suo flusso inarrestabile 24h su 25h, favorisce sui nostri dispositivi digitali una rappresentazione litigiosa del confronto democratico che si caratterizza per la contrapposizione ideologica su singole parti dell’insieme e della sua complessità.

In questo stato di annichilimento culturale a farne le spese sono il senso dell’esistenza umana, la nostra corporeità, i nostri sensi, la  nostra spiritualità, i nostri sentimenti più profondi, lo stato dell’ambiente, il nostro rapporto fisico con la terra, l’aria, l’acqua, la biodiversità, la natura, la situazione climatica del pianeta, la stessa democrazia e la voglia di partecipare alla politica.

Perché, come scrive Sauro Tronconi, “se la coscienza è anche capacità di mantenere un filo tra istanti, allora la modalità narrativa che viaggia sui nostri smartphone finisce per spezzare quel filo migliaia di volte al giorno produce individui più suggestionabili, più stanchi, più orientati al sollievo rapido. E una popolazione orientata al sollievo rapido è più facile da governare con narrazioni semplici, nemici comodi, promesse istantanee”.

L’unica via,  secondo me, per cercare di resistere agli effetti del surplus di stimoli mediatici,   che Sauro Tronconi definisce  come “l’ipnosi moderna”, una volta acquisita  la consapevolezza che stiamo perdendo la nostra capacità di collegare eventi e di scegliere di conseguenza,   è quella del coraggio di una visione utopistica del futuro con una spinta emotiva e ideale alimentata da idee grandi, forti, radicali, rivoluzionarie su un nuovo ordine mondiale più equo fra Stati e fra individui, smettendola con il mito della crescita illimitata.

Si tratta di assecondare e dare forma politica al desiderio di utopia che i partiti tradizionali delle democrazie elettorali non sono in grado di accendere. Solo così l’ambiente e il pianeta li possiamo salvare o coltivare la speranza di salvarli.

Dante Schiavon
Laureato in Pedagogia. Ambientalista. Associato a SEQUS, (Sostenibilità, Equità, Solidarietà), un movimento politico, ecologista, culturale che si propone di superare l’incapacità della “classe partitica” di accettare il senso del “limite” nello sfruttamento delle risorse della terra e ritiene deleterio per il pianeta l’abbraccio mortale del mito della “crescita illimitata” che sta portando con se nuove e crescenti ingiustizie sociali e il superamento dei “confini planetari” per la sopravvivenza della terra. Preoccupato per la perdita irreversibile della risorsa delle risorse, il “suolo”, sede di importanti reazioni “bio-geo-chimiche che rendono possibili “essenziali cicli vitali” per la vita sulla terra, conduce da anni una battaglia solitaria invocando una “lotta ambientalista” che fermi il consumo di suolo in Veneto, la regione con la maggiore superficie di edifici rispetto al numero di abitanti: 147 m2/ab (Ispra 2022),

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