giovedì, 12 Febbraio 2026
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Commercio moglianese languido

C’è una contraddizione di fondo che turba l’apparente serenità della nostra cittadina, agghindata a festa per il periodo natalizio. La sua piazza che dà sul Municipio, riveduta e corretta per l’ennesima volta, presenta una piattaforma spianata con i cubetti e i lastroni ben pagati (tanto i soldi sono del Pnrr). Il Comune ha festeggiato la sostanzialmente modesta realizzazione, attraverso un palinsesto di enfatiche celebrazioni con tanto di videoproiezioni, orchestre e immancabili richiami gastronomici, sollecitando l’orgoglio civico dei moglianesi: neanche si trattasse di aver edificato la Sagrada Familia. Concepita da una firma dell’architettura nostrana – dunque guai metterla in discussione – dobbiamo pazientare se è stata concepita in modo anacronistico, carente di alberature contro l’aumento della temperatura. Ma ognuno ha il diritto di godere secondo la propria predisposizione e poi si sa: a furia di ripetere che si tratta di un’opera ragguardevole, magari la gente se ne convince e applaude.

La piazza e il centro in generale valorizzano il decoro, ma il cuore che fa pulsare l’anima della città, insieme alla cultura è la sua vivacità e varietà nella proposta commerciale. In tal senso il 2026 si apre con segnali spiacevoli: chiude – con qualche strascico polemico – un panificio in via Don Bosco; abbassa le serrande la storica cartolibreria in piazza Pio X, chiude il negozio di casalinghi di Brandolisio in piazza Municipio. Altri annunci sono imminenti. Il piccolo commercio patisce la propria decadenza in un arco temporale che ha origini lontane: un colpo importante gli era stato inferto con l’avvento delle grandi superfici di vendita dalle sovrabbondanti proposte che fatalmente hanno dirottato la clientela fuori dai centri storici. L’e-commerce è poco responsabile della chiusura di negozi alimentari, mentre è stato esiziale per tante altre attività di vicinato, come i negozi di elettrodomestici o le librerie. Gradualmente è avvenuta una sostituzione: alle pregevoli botteghe artigiane o per i servizi essenziali, ognuna con la propria tipicità spesso determinata dal titolare, si sono sostituiti algidi esercizi: inizialmente erano sportelli bancari, in seguito agenzie immobiliari o servizi di telefonia. Ultimamente si moltiplicano le proposte di vendita di energia: fenomeni effimeri come quelli, speriamo, dei compra oro. Calzolai, panettieri, alimentaristi, fruttivendoli, giornalai, merciai, sarti, specialisti di ferramenta, elettricisti e artigiani qualificati spariscono dalla circolazione, rendendo la città più asettica e poco invitante. Non ha senso cercare dei colpevoli: si tratta di cicli storici e alcune attività hanno perso di interesse, purtroppo come quella dei fotografi.  Non basta l’apertura di un qualche bar, anche se benedetta, a caratterizzare il senso di un centro. Più grave ancora è la situazione delle frazioni, su cui spicca per carenza di servizi Campocroce, che in pochi anni ha perduto l’unico supermercato, l’edicola – cartolibreria ed è fallito il tentativo di avere un banco ambulante d’ortofrutta.

Di fondo esiste un problema assimilabile a quello della decrescita di natalità: domina l’economia (chiamiamola, per brevità, quella dei soldi) che stringe i cordoni della borsa delle entrate ai piccoli commercianti e fa lievitare i loro costi fissi. Dunque i giovani sono poco incentivati a imparare un mestiere che richiede competenze e imprenditorialità, iniziali sacrifici, senza poter intravedere una contropartita sicura. Spinti dal demone della rendita fondiaria, nei centri come Mogliano Veneto gli affitti per i locali commerciali divengono improponibili, per coloro che desiderassero intraprendere nuove attività: resistono i vecchi commercianti, fino al momento del proprio pensionamento, perché protetti da contratti datati o essi stessi proprietari dei locali in cui esercitano la professione.

Che fare? Le risposte non sono automatiche ma si può tentare di abbozzare qualche soluzione.

Partendo dal presupposto che locali vuoti, presto o tardi, provocano un effetto devastante a catena, le amministrazioni dovrebbero favorire gli insediamenti o il mantenimento delle attività qualificanti, in primis dedicando dei fondi speciali e sgravi di sostegno contro il caro affitti o per l’insediamento di nuove attività. Al proposito alcune regioni si sono mosse, anche se prevalentemente per agevolare i piccoli comuni, come l’iniziativa della Regione Lombardia denominata Nuova impresa, Piccoli comuni e frazioni. Più significativa, in Francia, l’azione col piano “France ruralités” che ha messo in campo 8 miliardi di investimenti sino al 2027 per garantire centri multiservizio nei piccoli comuni.

Si dovrebbero conferire ai sindaci maggiori poteri e strumenti, per promuovere iniziative di contrasto alla desertificazione commerciale nei loro comuni, favorendo lo sviluppo economico locale, chiamandoli a destinare risorse a specifiche misure, sollecitandoli a individuare quali sono le imprese commerciali di base necessarie al territorio.

Per sensibilità a questo problema, si è occupata anche L’Europa, attraverso una prima istituzione della “Capitale Europea del Commercio del Territorio”, approvata nel gennaio 2023, quale riconoscimento dell’importanza sociale, oltreché economica, del commercio di vicinato.

Una fattiva misura economica dovrebbe prevedere l’istituzione di un Fondo per la rigenerazione urbana. Come suggerisce correttamente Confesercenti, potrebbe essere alimentato, in parte, con contributi da applicare sulle vendite concluse dai grandi player del commercio elettronico. Il fondo servirebbe ai comuni per finanziare progetti di rigenerazione e iniziative di sostegno al commercio di prossimità. In ogni caso ai comuni spetta, in una visione di medio periodo, orientare gli insediamenti che si vorrebbero preferire, attraverso piani comunali urbanistici selettivi, volti ad escludere la proliferazione monotematica di attività commerciali inflazionate, per favorire lo sviluppo armonico e vivace dei territori: sono i cosiddetti Piani per il Commercio di Prossimità o anche le cosiddette Aree tematiche.  Una corretta pianificazione avrebbe anche effetto calmierante sui prezzi degli affitti, in quanto escluderebbe a priori l’appannaggio esclusivo di imprenditori di elevata potenzialità economica, ma di scarso apporto alla comunità.

È inoltre evidente che le Amministrazioni, o anche le associazioni di commercianti (a Mogliano esiste la fertile Mogliano da Vivere) debbono continuare a cogliere ogni occasione per favorire la frequentazione del centro, attraverso l’ideazione di manifestazioni ed eventi che possano attrarre i visitatori negli orari di apertura dei negozi.

Si dovrebbero scoraggiare insediamenti centrifughi: anche la cittadina di Mogliano è assediata da una cintura di poli commerciali di grande dimensioni e il nuovo previsto Maxistore della catena Visotto (ex area Nigi) non vanno certo nel senso di una valorizzazione delle risorse che gravitano sul centro.

Non possiamo abituarci ad abitare una città dormitorio e qui conta molto l’individualità: a differenza delle grandi catene che possono avvalersi di personale generico, in quanto il proprio brand fa da specchio di richiamo, le piccole imprese possono prosperare solo in presenza di donne e uomini che sappiano guidarle con la giusta dose di intuizione: come accade ad esempio alle Olme, posizione abbastanza periferica, dove è rinomato un negozio di specialità alimentari che deve la propria fama ad una proposta altamente specializzata, riconosciuta come un valore esclusivo e dunque di richiamo.

La cittadina di Mogliano, la cui popolazione è sostanzialmente benestante, merita di trovare la propria strada per una rivalutazione soddisfacente. Agli amministratori, ma anche alle forze vive della comunità, compete lo sforzo creativo per uscire dall’ordinaria amministrazione.

Roberto Masiero
Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta, Dragan l’imperdonabile e Il mite caprone rosso. Vita breve di norbert c.kaser.

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