PICCOLE CRONACHE MOGLIANESI DI BUON AUSPICIO

Siamo quasi in conclusione d’anno. Di previsioni oppressive sono sature le pagine giornalistiche, secondo il principio che fanno notizia principalmente i casi negativi: eppure, secondo una ricerca statistica non troppo datata dell’istituto milanese AstraRicerche, 8 italiani su dieci sentirebbero la necessità di ricevere informazioni positive. Qualche scaglia di cioccolata fondente, che aiuta a produrre serotonina, non è sufficiente a innalzare l’umore. Del resto, rassegniamoci alla comune predisposizione: sono le notizie di cronaca nera (43,0%), a colpire maggiormente l’interesse (e poi l’umore) degli italiani contro le storie di altruismo, di generosità e di bontà (19,2%), le notizie di attualità internazionale (14,6%) e nazionale (12,3%). Nelle aspettative dei lettori ci sono intramontabili desiderata, mai soddisfatti: una maggiore disponibilità economica (22,4%), uno stato di salute migliore proprio e/o dei propri cari (17,9%). Resta molto alto e crescente il desiderio che cessino le guerre. Insomma, pare proprio che i notiziari non potrebbe sopravvivere senza parlare di disgrazie.

Curioso a tal proposito l’esperimento, tentato diversi anni fa dall’importante sito di notizie brasiliano, iG: per un giorno solo si era prefissato di accantonare le notizie negative e riferire solamente quelle positive, utili a formare un’immagine più favorevole del Brasile, confidando di catturare nuovi lettori. I redattori dovettero abbandonare precipitosamente il progetto, solo dopo poche ore che lo avevano adottato: perché quel giorno, maledetto dalla sfortuna, era proprio l’11 settembre del 2001 e non era possibile trascurare un fatterello come l’attacco alle due Torri gemelle di New York che cambiò la percezione del mondo intero.

Alcuni esperti di marketing, però, sostengono che il difetto stia nel manico e cioè che le buone notizie spesso sono raccontate male. Non si tratta di fare del giornalismo di buone notizie, spesso un cascame di pura propaganda, ma del cosiddetto giornalismo costruttivo, termine coniato dalla ricercatrice e giornalista danese Cathrine Gyldensted.

Il “giornalismo costruttivo” ideato e praticato negli stati del nord Europa, si fonda su un nuovo approccio che, accanto ai problemi, propone delle soluzioni parallele, Pur rimanendo sugli standard del giornalismo tradizionale, e quindi – quando necessario – affronta la critica e la denuncia, è impegnato nel riportare informazioni e raccontare storie secondo modalità “costruttive”, ovvero orientate a mettere in luce soluzioni praticabili. Il costume italiano, specie per quanto si legge nei social è, invece, perverso: volentieri vengono riportate notizie inquietanti, insistendo con maniacale accuratezza su dettagli torbidi e riprovevoli. Le belle storie vengono spesso squalificate in un genere stucchevole: quello del cosiddetto “salvato il gatto sull’albero”.

Vero è che ogni giorno ci assalgono fatti sconfortanti, basti pensare a come viene trattato l’ambiente, o anche la guerra, alle soglie di una minacciata estinzione di massa. Le notizie “negativamente polarizzate”, quando non sono assistite da proposte di soluzione, inducono nei lettori un senso di insicurezza e apatia (vedi la latitanza dai voto), mentre – secondo i dettami del giornalismo costruttivooccorre stimolarli verso atteggiamenti responsabili, capaci di ottenere cittadini realmente informati. I problemi sociali, in una luce diversa, vanno indagati mettendo in luce come in altri contesti le persone, le comunità, le istituzioni o altri soggetti coinvolti, stiano lavorando concretamente a possibili soluzioni. Viene bandita l’arrendevolezza sconfortatnte e comunque le soluzioni non debbono essere frutto di sogni vaghi o di un vacuo bla-bla.

Dicevo che siamo prossimi alle Feste e dunque consentitemi di fare due soli esempi costruttivi, moglianesi, tra i tanti possibili. Non sono catalogabili nel novero delle grandi notizie nazionali. Ad evitare luoghi comuni scabrosi, li ho scelti come indice di apertura verso un modo finalmente costruttivo di agire nella comunità, a fronte di problemi reali che altrimenti difficilmente verrebbero risolti. Del resto, come diceva Altenberg, la storia si costruisce con migliaia di piccoli grandi eventi: “lo squittio di un topo nella trappola è una tragedia terribile!  Non aspettate i grandi eventi. Anche il più piccolo evento è un grande evento.”

Eccoli:

 Primo esempio: sappiamo che ci sono diversi bambini, provenienti da famiglie disagiate o, stranieri, o meno maturi che faticano a tenere il passo nelle scuole primarie e nelle medie inferiori. Questo il problema su cui costruire l’abituale notizia allarmante. Ma possiamo volgerla in costruttiva se indichiamo che la Leva Civile, associazione benemerita e spesso misconosciuta della nostra comunità, anche quest’anno ha organizzato un servizio di volontariato, coinvolgendo i ragazzi del Liceo Berto e gli scout: 30 giovani studenti che ogni settimana, fino a conclusione dell’anno scolastico, dedicheranno una o due ore settimanali del proprio tempo ai più piccoli, per aiutarli a rimettersi al passo.

Secondo esempio:

sulla facciata esterna sud della Chiesa di Campocroce stava definitivamente sparendo l’affresco antico con l’effige di San Cristoforo. La notizia si potrebbe incentrare sulle risorse insufficienti al mantenimento dei nostri beni artistici, ma qui soccorre la notizia costruttiva: alcune ragazze e ragazzi, avvalendosi anche dei social media in modo coinvolgente, hanno promosso con successo un crowdfunding (raccolta di danaro) che ha consentito il restauro del bene, appartenente a tutta la comunità.

Sembrano proprio casi di buon auspicio, da memorizzare prima di essere travolti dal consueto bombardamento distopico. Auguri!

Roberto Masiero
Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta, Dragan l’imperdonabile e Il mite caprone rosso. Vita breve di norbert c.kaser.

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