È trascorso quasi un quarto di secolo da quando è stato costituito il Comitato a Difesa delle ex Cave di Marocco, con l’obiettivo dichiarato di realizzare a Mogliano un’oasi dedicata alla conservazione della biodiversità, nell’area a nord di quello che è stato l’effimero parco divertimenti Veneland. Frequentare un parco della biodiversità costituisce un’opportunità di preziosa educazione ambientale, ma anche di puro benessere per la comunità. Per rendersene conto, basta recarsi in altre località a noi vicine, come ad esempio l’oasi Lycaena a Salzano, o l’oasi Cave di Gaggio di Marcon, per citare realizzazioni ottenute su aree relativamente contenute.
Soprattutto nel territorio moglianese un vero parco della biodiversità sarebbe prezioso ((da non confondere con un ordinario parco/giardino pubblico): sappiamo, infatti, che stiamo parlando di un contesto ad alta urbanizzazione, soggetto a suscitare gli appetiti dei costruttori, causa la propria ideale collocazione rispetto alle principali destinazioni e a centri di servizio. A Mogliano si assiste continuamente a una proliferazione di edifici, complici le gravi deroghe al divieto di consumo di suolo inserite nella nostra compiacente regolamentazione regionale.
Com’è noto, grazie all’intervento provvidenziale di Madre Natura, nell’area delle ex Cave di Marocco ha preso forma nel tempo una spontanea rigenerazione vegetale degli spazi boscati e dei prativi incolti. Consentono la nidificazione quasi indisturbata di una significativa colonia di uccelli stanziali, come pure la presenza stabile di insetti, anfibi e piccoli mammiferi. È inoltre abituale ammirare la sosta di volatili di passo. I bacini che subirono l’escavazione per ricavare argilla si sono trasformati in laghetti, in parte stagionali e in parte perenni, costituendo un pregevole eco-sistema di aree umide. Complessivamente è stato possibile censire, grazie al lavoro assiduo di alcuni esperti e appassionati (tra cui i moglianesi Alberto Zanaboni e Tommaso Fasolo): 307 specie di piante, 9 specie di pesci, 6 specie di anfibi, 9 specie di rettili, 87 specie di uccelli, 13 specie di mammiferi e circa 180 specie di invertebrati. Le cave in disuso sono diventate un’alternativa agli ambienti paludosi che in passato occupavano spazi molto estesi, ormai quasi del tutto drenati e bonificati, costituendo quindi fondamentali habitat sostitutivi per numerose specie vegetali e animali.
Tutte le amministrazioni che si sono succedute a Mogliano hanno speso grandi parole a favore della realizzazione del parco, salvo scontrarsi con la volontà contraria del proprietario dell’appezzamento, che fa riferimento all’imprenditore Massimo Colomban, col quale fino ad ora nessuna ha trovato un compromesso soddisfacente, stante la volontà del proprietario medesimo di realizzare un insediamento turistico residenziale dalle dimensioni incompatibili. La situazione è sostanzialmente di stallo, ma la mancata cura e il necessario presidio nell’area delle cave, rischiano di pregiudicare la ricchezza del suo patrimonio naturale.
Una importante novità: nella quasi indifferenza del nostro governo, che aveva votato contro, è entrato ufficialmente in vigore dal mese di agosto 2024 la Nature Restoration Law (il regolamento europeo che impone come obiettivo il ripristino degli ecosistemi degradati). La Nature Restoration Law (NRL) costituisce un cambio radicale di prospettiva nelle politiche europee: non è più sufficiente proteggere ciò che rimane, ma diventa necessario ripristinare attivamente gli ecosistemi degradati. Notevole sottolineare che introduce obiettivi vincolanti per tutti gli Stati membri:
– ripristino del 20% delle aree terrestri e marine entro il 2030
– ripristino di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050.
Dunque la prima scadenza è ravvicinata. Il supporto tecnico è stato affidato all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA che si trova dunque a svolgere il ruolo centrale per la stesura del Piano Nazionale, attraverso l’analisi dei dati e la raccolta dei diversi contributi: la NRL abbraccia tutti i principali ecosistemi europei, compresi – per essere sintetici – quelli fluviali, lacustri e zone umide, terrestri e agricoli, urbani e perurbani.
La NRL stabilisce esplicitamente che cittadini, associazioni, enti locali e portatori di interessi (stakeholder) devono essere coinvolti in tutte le fasi della pianificazione. Questo importante strumento potrebbe dunque rivelarsi un assist da non sprecare, se anche la nostra amministrazione comunale, a fianco delle segnalazioni che produrrà in proprio il Comitato, farà suo l’impegno di indicare ad ISPRA, come uno dei prioritari obiettivi, la salvaguardia delle Cave di Marocco: un passo ulteriore per dimostrare fattivamente il proprio interesse a risolvere l’annosa questione, in nome del bene pubblico.




Il Comitato ha 21 anni, quindi meno di un quarto di secolo. Per il resto mi pare un ottimo e documentato contributo.
Credo sia giusto ricordare il contributo dato alla conoscenza della flora e fauna delle cave di Marocco, di Vladimiro Caprioli, che per anni ha perlustrato l’ area e svolto un importante lavoro di censimento.
Speriamo l’articolo venga letto da molti. E’ giusto ricordare che la “questione cave” è nata nel 1982 con la nascita del Gruppo Ecologico Moglianese (GEM) fondato da Favaro, Bonesso, Caprioli e durato dino al 1995, con l’obiettivo della salvaguardia dell’area. Gruppo m0lto attivo che arrivò ad avere nelle sue fila il futuro sindaco Diego Bottacin e l’Assessore all’Urbanistica Sandro Lauzzana. All’epoca si riusci solo a bloccare tentativi di urbanizzazione spinta. Sarebbe stato bello si fosse agito come a Martellago ove sindaci illuminati dalla metà degli anni ’80 acquistarono i 45 ettari della cave esaurite Cavasin.