LA SCIMMIA ASSASSINA

Confesso che fa venire i brividi il titolo di questo pezzo conclusivo del nostro minicorso elementare di “alfabetizzazione ecologico-naturalistica”.

Persino chi lo sta proponendo e che dovrebbe trattare il tema con il distacco che si conviene al “relatore accademico”, ne prova in qualche misura ribrezzo, a riprova che accademico non è.

Essere una “scimmia assassina”, infatti, è un ossimoro dell’evoluzione, una terribile contraddizione ecologica, un reato contro la stessa natura della propria specie. E in effetti è così e se si pensa che la “Scimmia assassina” siamo noi, primati della specie “Homo sapiens sapiens postindustrialis”, la cosa suscita letteralmente raccapriccio.

Eppure, si tratta di una verità inoppugnabile, innegabile e documentata, ampiamente documentata dalla storia antica e recente della nostra specie. E se le stragi e i genocidi del passato storico suscitano sensazioni spaventose nel nostro animo, ciò che è peggio – assai peggio – è che la situazione sta, se possibile, peggiorando, nonostante il nostro millantato “livello di civiltà”.

Ma come e perché siamo giunti a questo punto: cosa spinge, in altre parole, l’uomo a sopprimere, con incredibile disinvoltura e spesso con inaudita ferocia, individui della stessa sua specie.

Qui si va sul difficile. Si va sulle analisi complicate e di elevatissimo profilo scientifico, che solo gli scienziati della nostra mente e della nostra etologia, interagendo con economisti e storici, riescono ad elaborare. Noi però vorremmo semplificare, o quanto meno tentare di farlo. Ecco allora che ci chiediamo: cosa spinge uno stato che i nostri piccoli personaggi politici si sono sforzati in ogni modo di accreditare come “democratico”, come Israele, a compiere un genocidio impunito e sotto gli occhi indifferenti e complici dei nostri stessi governanti. Cosa lo spinge a torturare brutalmente i prigionieri, spesso incarcerati senza ragione alcuna, se non quella di appartenere ad una diversa cultura.

La risposta, diffusa come un mantra con ogni strumento e ad ogni orario, dai nostri asserviti mezzi di informazione, è sempre la stessa: autodifesa o, meglio, “diritto alla difesa”.

Sarebbe a dire che uno stato, razzista e invasore come Israele, ha diritto a massacrare decine di migliaia di uomini donne e bambini del popolo rivale – lo stesso a cui sta rubando la terra e l’esistenza – per … autodifendersi.

Motivazioni incredibilmente pretestuose, che sarebbero persino risibili, se non ci fosse di mezzo la tragedia di un popolo intero; mentre la realtà e dunque le radici profonde del comportamento assassino sono ben altre e innanzitutto, anche se non solo, il diverso credo religioso.

Ci siamo spinti o ci stiamo spingendo su un campo minato e ne siamo ben consapevoli, ma i precedenti storici sono, in proposito, a dir poco eloquenti. Sempre, infatti, è accaduto che “il Popolo eletto” e dunque scelto dal proprio dio, l’unico vero, ha massacrato senza pietà e senza alcuna forma di empatia, il popolo invaso e portatore di una diversa fede. Se non fosse così, la scoperta dell’America sarebbe stata una festa per i Nativi, invece che una spaventosa disgrazia. E lo stesso si può dire per gli Indiani d’America, sterminati dagli “uomini della Bibbia”, degli Armeni cristiani, sterminati dai seguaci di Maometto e degli stessi ebrei, sterminati dai cristiani nazisti. Né si possono dimenticare i Russi, sterminati a milioni dai criminali soldati con la svastica – che dicevano “Dio è con noi” – perché considerati “esseri inferiori”, subumani; evidentemente anche per aver rimosso la religione dal loro credo.

Sono soltanto pochi esempi e per di più storicamente recenti, ma il passato storico antico è parimenti assai generoso, a tal proposito.

Che dire a questo punto: dobbiamo “pregare dio” perché questo non accada? Perché la “scimmia umana” rinsavisca?

Può essere una soluzione, magari da credenti pacifisti, ma può esserlo per convincersi di “aver fatto qualcosa”. In ogni caso, sorge un altro interrogativo: quale dio pregare? Sì perché l’uomo, che l’evoluzione ha dotato di un formidabile strumento di creatività e inventiva chiamato “cervello”, ne ha inventati a decine, se non a centinaia. Ciascuno dotato del proprio carisma e del proprio fatale ascendente sulle folle dei fedeli, ma nessuno, assolutamente nessuno in grado di superare, con i propri dogmi, una semplice analisi razionale.

Purtroppo, la mina ci è scoppiata sotto i piedi; ne siamo consapevoli, caro Lettore e non ci resta dunque che compiacerci del fatto che questo breve pezzo “giornalistico” (?) chiude (felicemente?) il nostro rapporto.

Buon futuro.

Michele Zanetti
Michele Zanetti vive vicino alle sponde del Piave e di acque, terre, esseri viventi si è sempre occupato. Prima come "agente di polizia provinciale" e adesso come naturalista a tutto tondo. È stato il cofondatore di un attivo centro didattico "il Pendolino" , ed è l'autore di una cospicua serie di libri su temi ambientali di cui è anche capace illustratore. ha intrapreso anche la via narrativa in alcune pubblicazioni recenti.

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