«Da-da-un-pa». FOREVER

Diciamoci la verità. Da ragazzini preadolescenti, alle prese con le prime pulsioni, non aspettavamo con impazienza Studio Uno per le battute dei conduttori di turno o per ascoltare i cantanti alla moda di allora accompagnati dalla maestosa orchestra di Bruno Canfora o per ammirare le acrobazie del piccolo Don Lurio.

Lo aspettavamo soprattutto per quelle quattro gambe infinite avvolte in calze nere che mulinavano vorticosamente nonostante i tacchi a spillo. Per quei body scosciati che facevano tanto Moulin Rouge e che per l’Italia bacchettona degli anni Sessanta rappresentavano il limite oltre il quale scattava la censura democristiana.

Bionde, longilinee e altissime, Alice ed Ellen Kessler risultavano irresistibili per il pubblico italiano, abituato a soubrettes nostrane di ben altra taglia. Ballerine straordinarie, capaci di una sincronia che solo due gemelle potevano avere, conquistarono subito un posto fisso nei (pochi) programmi televisivi di allora, governati dalla geniale mano di Antonello Falqui.

Prima di Lola Falana, prima di Raffaella Carrà, prima di Heater Parisi o di Lorella Cuccarini, le Kessler inventarono in coppia il ruolo di prima ballerina attorno alla quale Hermes Pan costruiva magistrali coreografie grazie anche ad un corpo di ballo di prim’ordine.

La notte è piccola per noi” cantavano con l’inconfondibile accento teutonico facendoci immaginare chissà quali avventure peccaminose. Ma erano anche capaci di tenere la scena. Resta memorabile lo sketch con Alberto Sordi che si chiede se fossero figlie di un certo sergente Kessler che aveva conosciuto durante la guerra e poi tenta di ballare a tempo con loro inciampando continuamente. Ironia leggera e grandissima professionalità.

Le due ragazze venute dalla Sassonia si completavano, l’una non poteva esistere senza l’altra e per questo hanno voluto andarsene insieme, con l’eleganza e la discrezione di sempre.

Addio Alice ed Ellen, “due paia di gambe con una sola testa” come ebbe a definirle Ennio Flaiano. Con voi se ne vanno tanti ricordi belli della nostra giovinezza e una televisione che da molto tempo non c’è più.

Renzo De Zottis
Renzo De Zottis ha svolto per molti anni l’insegnamento nella scuola secondaria di primo grado. Attualmente scrive di storia, storia dell’arte e storia dell’automobile. Dalla metà degli anni Ottanta è presente sulle maggiori testate nazionali di automobilismo storico con articoli e servizi fotografici Nel 2019 ha curato la redazione dei testi per la mostra Lo stile dell’auto italiana al Museo M9 di Mestre. Fa parte dell’Associazione Italiana per la Storia dell’Automobile. Da tempo svolge conferenze a tema per l’Università della Terza Età di Mogliano Veneto e per l’Alliance Française di Treviso. Collabora regolarmente con il DiarioOnline e con l’Eco di Mogliano. Nel 2024 ha pubblicato con Otello Bison e Michele Zanetti il libro Zero, Un piccolo grande fiume. Nel 2025 uscirà il libro Macchine nel tempo. Piccole Storie di grandi automobili che raccoglie gli articoli apparsi settimanalmente nel DiarioOnline.

1 COMMENT

  1. Treviso 25 11 2025 – Grazie di questo contributo. Ho provato anch’io le stesse pulsioni giovanili davanti alla Televisione di allora rigorosamente i bianco e nero. La scelta comunque di andarsene pur essendo ancora in “discreta salute” non la condivido.

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