Strana creatura, quella umana. Ha riempito le librerie, fin dai tempi più remoti, di racconti mitologici, trattati, romanzi e in seguito anche le cineteche si sono impreziosite con film accorati: appelli antichi e modernissimi richiamano all’importanza di una vita in armonia con la natura. Contemporaneamente lo stesso uomo reclama una propria supremazia altezzosa rispetto a qualsiasi altra specie vivente. Promuove spesso un’ideologia strisciante di prevaricazione e violenza, in nome di un proprio pretestuoso benessere, da ottenere ad ogni costo, basato sulla scienza triste: l’economia.
Circola una filosofia spicciola: considera ineluttabile una corsa sbilenca al progresso che ci sta portando a grandi passi verso la prima autodistruzione di massa sul pianeta, dopo le altre catastrofi naturali. Per capirci, quelle che avevano già – per così dire – “rinnovato” le presenze di specie viventi dominanti sul Pianeta, a seguito delle cinque grandi estinzioni di massa, già avvenute negli ultimi 500 milioni di anni.
L’umanità è perennemente in lotta contro se stessa, condannata a non far mai pace col proprio cervello, confonde ciò che è bene con ciò che è male, secondo ondate ideologiche interscambiabili: ora ritiene persino fruttifera e necessaria la distruzione sistematica dell’ambiente; subito dopo considera sempre possibile, in grazia di Dio, una ricostruzione rimandata a chissà quando, senza pagare pegno.
Ciò che l’uomo ha fatto anche contro il regno animale, cui per altro appartiene, è gravissimo. Lasciamo correre aspetti etici che ci porterebbero a disperarci di più, ma consideriamo le pure conseguenze sul piano pratico: gli effetti devastanti sulle possibilità di sopravvivenza della stessa razza umana.
La caccia, che agli albori costituiva un mezzo necessario per sfamarsi, ha assunto nei secoli connotati morbosi: l’uomo è l’unico animale che uccide per gioco. Così a fine ottocento, per esempio, ha sterminato nei nostri territori italiani un felino stupendo e utile: la lince.
Circa cinquant’anni fa, un gruppo di etologi ha reintrodotto nel territorio montuoso del Giura svizzero, una regione a ovest di Basilea a confine con la Francia, alcune coppie di linci euroasiatiche. L’intendimento principale era di contrastare l’estinzione di questa meravigliosa specie, ma va inoltre notato che i boschi privati di predatori naturali soffrono del sovrappopolamento di erbivori. Oltre ad altri problemi conseguenti, quando essi siano presenti in numero eccessivo, distruggono brucando anche i giovani germogli di alberi, impoverendo la foresta. Senza contare la più alta probabilità di trasmissione di malattie a causa del maggiore contatto tra individui. Dunque un’adeguata presenza di predatori aiuta a mantenere l’equilibrio. Sgombriamo qui il campo dalle scemenze che circolano in rete e che riguardano l’Italia: non sono stati mai introdotti artificialmente né lupi, né orsi: si sono diffusi naturalmente attraverso la permeabilità dei confini con altri Paesi montani come l’Austria o la Slovenia.
Invece, la lince da noi è pressoché sparita: nel 2025 è stato finalmente avvistato grazie ad una foto trappola notturna, con grande risonanza sui media, un unico individuo nel Parco del Gran Paradiso. Qualche esemplare pare presente sporadicamente (il dubbio è d’obbligo) in Friuli, in Trentino Alto Adige e nel Parco d’Abruzzo: forse tutta la popolazione sta nel conto di dieci dita o poco più.
Accontentiamoci della rara opportunità di vederla nel suo ambiente naturale…al cinema.
Mercoledì 19 novembre – ore 20,50 – al cinema Busan di Mogliano Veneto verrà proiettato, promosso dal Comitato a difesa delle ex Cave di Marocco un eccezionale film documentario: LE LINCI SELVAGGE.
Si tratta del meraviglioso lavoro del regista francese Laurent Geslin. L’opera, della durata di 82 minuti, è stata presentata per la prima volta alla Selezione Ufficiale del Film Festival di Locarno.
Attraverso un pedinamento e riprese sensazionali, girate nel corso di alcuni anni, il famoso naturalista riprende il ciclo di vita del raro animale: protagonista con la sua silhouette elegante è, appunto, la lince. Il grosso maschio si sposta furtivo nella faggeta e tra gli abeti, alla ricerca della sua compagna. Seguendo la vita della coppia e dei loro piccoli, ci immergeremo in un mondo inatteso e affascinante.
Lontano dalle rappresentazioni deformanti in stile Disney, assisteremo ad una storia autentica, in cui camosci, aquile, volpi ed ermellini sono testimoni della vita segreta del più grande felino d’Europa, ancora minacciato. Un animale discreto, elegante, ma anche spietato e potente nel tenere sotto controllo gli erbivori, perché in natura tutto ha un suo scopo, tutto è circolare nell’evoluzione.
Il regista Geslin implicitamente pone agli spettatori domande critiche: perché l’uomo vuole controllare, modificare, adattare alle sue esigenze il mondo e velocizzarlo, senza cercare di ascoltarlo e capirlo? Le linci sono veloci, istintive, ma anche calme, silenziose, pazienti e attente, perché “la natura non è solo uno scenario meraviglioso popolato da adorabili creature, la posta in gioco della vita e della morte è ovunque”. Queste specie sono resilienti, fiduciose e solidali quando il nemico è in agguato. Gli uomini possono dire altrimenti?


