Stupida non è, ma suscettibile in modo evidente e studiato per eccitare i supporter. Comunque sia, anche in questo frangente dimostra di non saper accettare le regole del gioco democratico. Il soggetto è la nostra premier Giorgia Meloni, irritata per l’iniziativa della Global Sumud Flotilla. Il capo del governo ha stigmatizzato il tentativo di raggiungere la costa palestinese con le 41 imbarcazioni, cariche di viveri e medicinali per la popolazione civile palestinese, vittima della persecuzione che in quest’ultima fase ha assunto sembianze apocalittiche.
Secondo il suo pensiero si tratta di un’azione del tutto inutile e addirittura controproducente, in grado di bloccare il processo di pace avviato per l’ennesima volta dal presidente americano Trump: irrealistica, risibile preoccupazione. Le inoffensive imbarcazioni in mezzo al mare potrebbero spaventare gli arcigni contendenti così poco, tanto quanto esili barchette di carta in una tinozza d’acqua.
Tirati per i capelli dall’opinione pubblica, i nostri illuminati governanti han deciso di appoggiare la missione in acque internazionali, per assistenza agli equipaggi italiani con due unità militari, ma soltanto fino alla distanza di 120 miglia marine dalla costa palestinese: han preso il largo ben lontano dalle 20 miglia delle acque territoriali israelo-palestinesi. Una messinscena inutile, un palco di cui gloriarsi ed esibire comunque la vicinanza delle autorità italiane nei confronti degli irresponsabili e immeritevoli marinai italiani.
È opportuno, invece, soffermarsi sul significato dell’azione svolta dalla Flotilla. Conosciamo numerose imprese fallite e leader ribelli che hanno compiuto imprese inizialmente perdenti, destinate attraverso la non violenza a modificare la successiva percezione del mondo e a scatenare conseguenze salvifiche per l’umanità: facilmente il ricordo va ad uomini famosi come Martin Luther King o Nelson Mandela o anche al mito greco di Antigone. Eppure la Storia ci invita a meditare anche su casi purtroppo semisconosciuti e fondamentali, come quello occorso a Sophie Scholl, la ventiduenne del gruppo La rosa bianca. Venne decapitata dopo aver seminato migliaia di volantini in Germania contro i nazi-fascisti. Aveva scritto: «Niente è più indegno di una nazione civilizzata, che lasciarsi governare senza alcuna opposizione da una cricca che fa leva sugli istinti più elementari… Il danno reale è fatto da quei milioni di cittadini onesti che vogliono solo essere lasciati in pace…“
In un altro volantino il suo stesso gruppo, tedesco in piena epoca nazista in Germania, aveva denunciato gli albori dell’Olocausto: «Da quando la Polonia è stata conquistata, 300.000 ebrei sono stati massacrati in quel Paese, nella maniera più bestiale». C’è sempre qualcuno nella Storia, che grida forte allerta, per smentire chi dopo finge di non sapere.
Si tratta di iniziative al limite, dove conta soprattutto il senso di ineluttabilità del destino umano, com’esso viene percepito da persone coraggiose e per bene, orientato a sconvolgere il quieto vivere e la pigrizia accondiscendente. Per richiamare l’attenzione verso un bene superiore da perseguire con la forza disperata della verità.
Voglio pensare che nessuno di coloro che si sono imbarcati sulla Flotilla abbiano mai pensato, col loro semplice gesto ingenuo, di modificare definitivamente gli esiti della guerra ostinata che oppone il prevaricante esercito israeliano ai terroristi di Hamas. Quel che rimane scolpito nella Storia è il gesto, clamoroso e utile, altamente simbolico.
A fronte di un’Europa dei governi tiepidi, capace soltanto di proclami inefficaci e che assiste al massacro con reiterati “stiamo lavorando per la pace”, si è mossa la società civile. Finalmente! La cattiva coscienza viene mondata da tutte le brutte incrostazioni di equilibrismo politico e la gente alza la testa, come può: arrabbiata, sconcertata dall’immobilismo e prende in mano le redini dell’azione per dimostrare che si deve e si può battersi per una società migliore, dove la ragion di stato rappresenta solo il cascame di una vecchia concezione della politica. Si fanno avanti le forze progressiste, col cuore in mano.
Era dai tempi dell’omicidio di Allende che non si vedevano le piazze riempite, i sindacati attivarsi con uno sciopero, per un fine che non fosse la rivendicazione di diritti dei lavoratori. Mai ho contato tanti giovani, uniti alle generazioni più attempate, gridare insieme allo scandalo e ribadire le ragioni dell’umanità. Di nuovo: finalmente!
Con cinica ironia la nostra premier ha offeso coloro che han partecipato alle manifestazioni: “Mi sarei aspettata che i sindacati almeno su una questione che reputavano così importante “come Gaza” non avessero indetto uno sciopero generale di venerdì. Il weekend lungo e la rivoluzione non stanno insieme”.
Giorgia Meloni è in malafede: sa benissimo che per i lavoratori non si tratta di una vacanza “rubata” e questa non è una rivoluzione cruenta. Lo sciopero viene pagato di tasca propria con la decurtazione del salario, obolo pesante, soprattutto per le inadeguate condizione economiche in cui generalmente versano. Dunque gli operai e gli impiegati, i lavoratori in genere sono consapevoli del proprio sacrificio, eppure erano presenti in massa nelle piazze.
Sappiamo che la destra ha uno storico dente avvelenato contro le manifestazioni spontanee di dissenso. Ama le folle oceaniche e osannanti il potere costituito, se si tratta del proprio. Salvini invoca ulteriori restrizioni al diritto di sciopero, in nome dell’ordine. È una vecchia canzone stonata, già udita dai nostri padri e dai nostri nonni. Per oggi consoliamoci: il popolo italiano di buona volontà si è scosso.


