La ricetta che in Veneto accompagna la scomparsa di una risorsa non rinnovabile come la terra fertile si compone di tre ingredienti: l’indifferenza (figlia dell’inconsapevolezza), il consenso elettorale, la “mancanza di visione” di un futuro diverso per l’economia e per l’ambiente da parte dei partiti tradizionali. Il “processo di urbanizzazione” dell’area a sud del comune di Treviso ne è il classico esempio.
Fra le spezie usate dalla Lega del Cemento (Lega Nord), la principale artefice di questa ricetta della devastazione, c’è la “furbizia”, usata nelle modalità che possono caratterizzare l’iter amministrativo. Prendiamo una delle diverse fasi che stanno caratterizzando il “processo di urbanizzazione” della vasta area a sud del comune di Treviso: il Terraglio Est.
La Lega del Cemento, in passato, finanziando solo il primo stralcio del Terraglio Est ha finito per scaricare sul povero comune di Dosson di Casier una notevole mole di traffico creando un disagio ai residenti (inquinamento, traffico, rumore, ecc.). Tale situazione è stata lasciata a macerare per anni ed ecco che oggi la Lega del Cemento, con un colpo di teatro, si presenta a favore di telecamere inaugurando l’avvio dei lavori per il secondo stralcio dell’opera ed esibendo una raccolta di firme di cittadini che chiedono il completamento del tracciato.
La Lega del Cemento arriva persino a teorizzare, in una sorta di delirio di onnipotenza urbanistico, l’accoppiata Terraglio Est e Quarto Lotto della Tangenziale Sud come il tassello mancante dell’immaginifico e suolicida (se realizzato) futuro Passante di Treviso.
Il risultato è un disastro urbanistico che vede l’area vasta a sud di Treviso soggiacere a una gigantesca opera di cementificazione plurima: ampliamento dell’aeroporto, quarto lotto della tangenziale sud, cittadella della salute, lottizzazioni lungo il Sile, ecc. Nella provincia di Treviso che si pone al settimo posto in Italia per suolo consumato (17%) e in un comune come Treviso, con il 40% di suolo consumato e la perdita di 77 ettari di suolo naturale nel periodo 2006-2022 la politica sta scippando alla collettività i servizi ecosistemici del suolo.
Questo scempio può tecnicamente avvenire perché la devastazione dell’area a sud di Treviso viene scomposta in singoli atti urbanistici, viene cioè accompagnata da parziali Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA), non in grado di valutare compiutamente gli “effetti ecologici sinergici” dei singoli interventi urbanistici che invece dovrebbero essere oggetto di una Valutazione Ambientale Strategica (VAS), proprio per la complessità e la molteplicità delle reciproche interrelazioni di natura ecologica, geologica e idrogeologica.
La Lega del Cemento che amministra il Veneto da un ventennio ha ridotto il suolo a “merce”, rinunciando a una “visione d’insieme” a favore di una pianificazione urbanistica a brandelli. Fra le pieghe di questa pianificazione a brandelli della vasta area a sud di Treviso c’è anche da registrare la “posizione possibilista” sul progetto di ampliamento dell’aeroporto di Treviso e il “consenso” sul progetto del quarto lotto della tangenziale sud dell’ex-sindaco del Comune di Treviso Giovanni Manildo.
Il processo di urbanizzazione, nel caso del Terraglio Est, si articola in tre fasi: si risolve una “emergenza secondaria” (il traffico, cui si è in parte contribuito interrompendo all’altezza del comune di Dosson di Casier i lavori per la realizzazione dell’infrastruttura), si riscuote il consenso immediato dagli automobilisti-elettori e poi, in mezzo all’indifferenza per il valore ecosistemico del suolo, si gioisce irresponsabilmente anche se, per come si è operato, si sta creando “l’emergenza primaria”: dissesto idrogeologico, rischio alluvioni/allagamenti per i prati impermeabilizzati, peggioramento della qualità dell’aria, minor assorbimento di polveri sottili e CO2, perdita di sovranità alimentare e di spazi per la forestazione urbana, rischio di nuove urbanizzazioni lungo il tracciato del Terraglio Est, ecc.
La prassi della Lega del Cemento è irresponsabilmente consolidata: si impermeabilizza il suolo a cuor leggero, senza minimamente cercare soluzioni alternative che, nel caso del Terraglio Est, ci sono e sono realmente praticabili. A dirla tutta c’è una quarta fase nel processo di urbanizzazione del territorio, una fase che devasta anche il principio della conclamata autonomia. Una fase dove la Lega del Cemento all’emergenza primaria per la perdita dei servizi ecosistemici, a cui ha dato il suo copioso contributo, risponde disinvoltamente, come d’abitudine, proclamando lo “stato di crisi”, ricevendo soldi pubblici dallo Stato e riscuotendo ancora consensi presentandosi come la salvatrice dagli effetti delle “calamità innaturali”.


