mercoledì, 11 Febbraio 2026
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MEDITERRANEA: PRIMA SI SALVA

Ah, il mare! La stagione dei bagni declina malinconicamente con le prime piogge autunnali. Ci consolano le statistiche che – ogni giorno che Dio manda in terra – i radio-telegiornali si ostinano con pedante regolarità a trasmettere, per celebrare l’incremento dei turisti sulle nostre spiagge. L’Italia, il Veneto del benessere ha affidato all’economia, alla religione del profitto anche il proprio cuore, o se preferite la coscienza. Ma il mare non è, o non solo un algido mezzo di produzione. La sua doppia radice etimologica racconta molto: la derivazione indoeuropea mar allude al suo scintillare, allo splendore della superficie (così come anche la parola marmo). Ma la derivazione sanscrita mar significa morire, dove il mare è percepito come luogo infecondo, privo di vegetazione.

Il mistero del significato più vero del mare, ma anche quello umano, si dibatte sempre nel dualismo tra la luce e il buio, la gioia e il dolore, la vita e la sua negazione. Le navi da crociera, vere città galleggianti, scorrazzano milioni di passeggeri felici, accolti nei porti come una benedizione. A poche miglia dalle nostre coste, si consuma – ogni giorno che Dio manda in terra – un olocausto silenzioso i cui numeri sono taciuti: sono i disperati, i vinti dalla sorte o i coraggiosi che sfidano con lucida rassegnazione un ultimo “o la va o la spacca” e si gettano tra le braccia del Mediterraneo su barche affollate, precarie.

Non sapremo mai quanti sono davvero coloro che non ce la fanno e vanno a fondo. Del resto meglio non sapere, non vedere: il governo si attribuisce un meritato successo per le imbarcazioni che non sono mai arrivate sulle nostre coste. Spaccia come missione umanitaria il contrasto agli sbarchi: dovrebbe sottrarre i poveri dalle grinfie di pericolosi sfruttatori. La realtà è che autorizza e finanzia una violenza a monte crudelissima. Quasi 21.000 persone sono state intercettate nel 2024 dalla cosiddetta Guardia Costiera libica e riportate nel girone infernale dei centri di detenzione di quel paese, i cui abusi e violenze sono stati più volte denunciati dalle organizzazioni internazionali. Alcune inchieste giornalistiche tunisine hanno documentato persino le pratiche di deportazione e abbandono nel deserto. Per essere chiari: lasciati a soccombere nel deserto impietoso. Parallelamente sono notevolmente aumentati gli sbarchi nelle isole Canarie, una rotta oceanica altamente pericolosa con le intuibili conseguenze.

Sabato sera 13 settembre scorso, una vera folla è convenuta a Zerman, dove si è svolto un incontro di testimonianza e cena-finanziamento della nave Mediterranea e omonima Ong. La sua attività è resa possibile grazie anche al contributo fattivo dei cittadini moglianesi, attraverso l’impegno continuo dell’associazione Officina 31021.

Ricordiamo che la nave Mediterranea è attualmente in fermo amministrativo per 60 giorni e multata di 10.000€: dopo aver salvato dalle onde i componenti di una piccola imbarcazione, la perversa disposizione governativa prevedeva che i derelitti, in stato di choc, qualcuno in preda a conati di vomito, fossero traghettati fino al cosiddetto “porto sicuro” di Genova: un’inutile tortura con giorni di navigazione in più,  imposta dalle ipocrite norme di contrasto, evidentemente stabilite per rallentare le attività di salvataggio.

Il responsabile della missione, Beppe Caccia, si è opposto consapevolmente e li ha sbarcati nel vicino approdo di Trapani: un gesto di pura umanità. Così la nave, anziché compiere il proprio mandato di preservare delle vite, resterà ancora cinicamente ancorata.

La caparbietà e la determinazione ad operare secondo lo slogan che compare anche sulle t-shirt “saving humans” (salvare la specie umana) non scoraggia gli equipaggi, pronti a salpare anche con una seconda nuova nave.

Come ricorda il nostro prezioso concittadino moglianese Danny Castiglione, Mediterranea si prodiga anche in altre missioni umanitarie, ascese alle cronache di questi ultimi disgraziatissimi tempi: nei trasferimenti delle popolazioni ucraine dalle zone belliche e con gli aiuti al popolo palestinese.

Insomma, questa di Mediterranea – non violenta per statuto – è proprio gentaglia da perseguire penalmente. Con voce rotta, ieri sera veniva riportato un episodio tra i tanti: una madre aveva issato la propria creatura di cinque anni su una barca per l’Italia (la mamma non aveva proprio potuto salire con lei). Aveva preferito questa drammatica soluzione, anziché costringere la sua piccola ad un destino ancor più triste. La speranza è stata esaudita: dopo tre giorni la bimba è approdata a Palermo. Purtroppo è giunta in coma irreversibile: abbandonata a se stessa, nella ressa di un’imbarcazione superaffollata, per tre giorni non aveva potuto né bere né mangiare.

Di fronte a questi episodi che la cronaca non cita, fanno tremare i polsi le dichiarazioni spocchiose, i centri di detenzione in Albania, le vedette libiche (finanziate dagli italiani) che sparano per venti minuti contro ad una nave di salvataggio, le norme capestro che rinnegano le ragioni sacrosante di Antigone, la liberazione del criminale Almasri, ricondotto in patria con tutti gli onori impiegando un aereo di stato.

In questo deserto squallido, costellato di ignominie come pietre aguzze, ci inchiniamo di fronte a quei ragazzi fiduciosi che sfidano anche le leggi ingiuste, per ribadire un principio sacrosanto e irrinunciabile: prima si salva, poi si discute.

Roberto Masiero
Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta, Dragan l’imperdonabile e Il mite caprone rosso. Vita breve di norbert c.kaser.

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