Una bella mattina – bella, si fa per dire – ci svegliammo e, guardando fuori dalla finestra scorgemmo alcuni ibis sacri africani razzolare in cortile. Nella stessa, infausta mattina, al TG regionale, ascoltammo le lamentazioni del presidente Zaia sui danni devastanti prodotti da uno sconosciuto “granchio blu”. Ma quando poi scendemmo in giardino, per raccogliere un rametto di rosmarino con cui profumare l’arrosto, scoprimmo che il nostro povero rosmarino era stato rosicchiato mortalmente dalla crisolina, un piccolo coleottero di origine ignota.
“Ma che sta succedendo …”, ci chiedemmo allora con l’espressione stralunata e angosciata, tentando di reprimere un attacco di panico: “in quale pianeta mi sono svegliato! Ma questo è un incubo”. Pensiero alimentato soprattutto dal fatto che Zaia, anziché parlare della Pedemontana Veneta e dei dieci parchi naturali che vuole a tutti i costi istituire, parla di un fantomatico mostro alieno di nome “granchio blu”.
“Sono stati gli Americani …”, abbiamo pensato un attimo dopo: “sì, sono stati loro, i nostri migliori alleati altamente democratici, che si sono vendicati perché non abbiamo comprato da loro abbastanza caccia supersonici, missili e carne in scatola agli estrogeni. Maledetti! Sono sempre loro gli artefici delle nostre maggiori disgrazie”.
Tutto vero. Tutto vero, nel senso che gli Americani c’entrano eccome, essendo i maggiori artefici e insieme i negazionisti, di un fenomeno devastante chiamato “riscaldamento globale” – termine rassicurante quest’ultimo, adottato su loro pressione politica, al posto di quello più calzante, che fa “catastrofe climatica”. Tutto vero fino ad un certo punto e solo nel senso che una sola delle tre specie citate, giunte negli anni Duemila ad arricchire la nostra esausta fauna selvatica, proviene effettivamente dalle coste atlantiche del Nordamerica.
Come avrai ben capito, caro Lettore – noi confidiamo sempre nell’arguzia e nell’intelligenza dei nostri sette lettori – stiamo parlando dei mutamenti alla zoocenosi territoriale dovuti alle migrazioni spontanee e alle introduzioni faunistiche degli ultimi decenni. Un fenomeno, quello delle migrazioni spontanee, dovuto appunto al riscaldamento globale e che ha visto legioni (legioni! Avete presente una legione romana di quindicimila uomini, con carriaggi e mandrie al seguito, marciare compatta?) di organismi muovere dalle latitudini nordafricane verso quelle dell’Europa temperata e oltre.
Le specie sono numerose e riguardano tutte le Classi di organismi, dagli Insetti, ai molluschi, per passare poi ai vertebrati, con i Pesci, gli Anfibi, i Rettili, gli Uccelli e i Mammiferi.
Volendo essere onesti e come abbiamo accennato in precedenza, non tutte le nuove specie faunistiche devono il loro ingresso sulla scena territoriale al fattore “riscaldamento”.
Non è stato così, ad esempio, per il Visone americano (Neovison vison), il cui insediamento nel Medio Piave è dovuto alla liberazione di alcune centinaia di individui presenti in allevamento, ad opera di animalisti, nella seconda metà degli anni Novanta.
Non è stato così per l’Ibis sacro africano (Threskyornis aethiopicus), la cui popolazione deriva da alcune decine di individui fuggiti da una voliera in Francia negli anni Settanta del secolo scorso. E neppure per l’Airone guardabuoi (Bubulcus ibis), che una tempesta mediterranea trascinò dal delta del Nilo alla Sardegna, negli anni Sessanta del secolo scorso.
Non lo è stato per il Siluro europeo (Silurus glanis), un mostro la cui presenza nei corsi d’acqua del Veneto è dovuta ai pescatori, che, come i cacciatori, si definiscono i “veri amanti della Natura”.
Lo è stato, invece per il piccolo, vorace (e bellissimo) coleottero Chrysolina americana, che a dispetto del nome è originaria del Nordafrica, come pure per la libellula Selysiothemis nigra, anch’essa a diffusione meridionale-mediterranea. In ogni caso la sopravvivenza e l’espansione territoriale di molte tra le nuove specie è dovuta proprio al fenomeno che ha spento i rigori dei nostri inverni.
Bene, grazie a queste specie e a numerose altre, l’assetto della nostra fauna è mutato sensibilmente, e comunque, nelle righe precedenti, abbiamo citato soltanto otto specie aliene. Se poi vorrai conoscerne l’aspetto, non ti resta che consultare Wikipedia.


