mercoledì, 21 Gennaio 2026
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SPV: METAFORA DELLA MANCANZA DI VISIONE (PRIMA PARTE)

“Il progresso è la realizzazione delle utopie”(Oscar Wilde)

In Veneto si avvicina il tempo del rito elettorale. Coloro che dall’opposizione si focalizzano sul rischio di uno squilibrio finanziato nella gestione della infrastruttura commettono due errori. Il primo, che così facendo, dimostrano di condividerne, comunque, l’utilità e la sostenibilità ambientale. Il secondo, più grave, che rimuovono definitivamente  dalla coscienza collettiva tutti i motivi di dissenso di natura ecologica e sociale sull’utilità e la sostenibilità dell’opera.

La SPV c’è, esiste e non può scomparire. Il danno è stato fatto, lo so, ma voglio ricordare come la mancanza di una diversa visione del futuro abbia impedito la ricerca di soluzioni alternative all’impattante  SPV. Tale mancanza di visione è accompagnata da un enorme e ingiustificato  vuoto cognitivo e di memoria sulla sregolata pianificazione urbanistica ultradecennale della regione. Solo percorrendo la SPV nel tratto trevigiano si resta colpiti dalla quantità di cavalcavia che la sormontano e che si succedono, senza soluzione di continuità, uno attaccato all’altro: segno inequivocabile di quanto sia  fitta la rete stradale  preesistente alla costruzione dell’infrastruttura.

Alcune domande. Era necessaria la SPV in una regione tagliata da nord a sud e da est ad ovest  da tante, tante, tante strade statali, strade regionali, rotonde e tangenziali? Era necessaria un’opera pensata molti anni fa, in tempi in cui non c’era il Passante di Mestre e molte altre infrastrutture stradali e autostradali che nel frattempo hanno saturato di asfalto e cemento  la bellissima campagna veneta?

Chiedo ai seguaci del “mantra  infrastrutturale”: se si fosse messo in sicurezza e adattato il lungo rettilineo di 30 km della S.P. 102 “Postumia Romana” che collega Castelfranco a Maserada nel tratto trevigiano e il rettilineo di 24 km della S.P “Nuova Gasparona” che collega Thiene a Bassano  nel tratto vicentino gli espropri di aziende agricole sarebbero stati in numero superiore a quelli della SPV? Abbiamo provato a immaginare con i 600 milioni messi dal governo e i 300 milioni messi dalla regione per la costruzione della SPV quale ammodernamento sarebbe stato possibile delle tratte ferroviarie esistenti nell’area pedemontana: Padova-Bassano, Vicenza-Treviso, Montebelluna-Camposampiero, Vicenza-Schio, Trento-Venezia, Padova-Calalzo, Belluno-Feltre-Treviso.

Abbiamo “realisticamente” idea di quale paradossale situazione urbanistica si sia creata con la SPV? Di quante strade a scorrimento veloce e di quante corpose tangenziali hanno frammentato negli ultimi 15 anni la campagna veneta? Solo per fare un esempio, per andare in montagna da Treviso, allacciarsi alla Valsugana e prendere l’autostrada a Trento in direzione Bolzano ci si potrebbe avvalere di strade a scorrimento veloce con comode tangenziali che tagliano fuori i comuni di Montebelluna, Cornuda, Feltre, tutte opere che hanno consumato suolo e che avrebbero dovuto farci desistere dal consumarne ancora. Anche se, stranamente, Google Maps, chissà come, promettendoci il risparmio di 5 minuti ci consiglia  di  andare sulla SPV fino a Bassano Est facendoci fare 20 km in più e facendoci spendere 8 euro e 20 dí pedaggio.

Una visione alternativa del futuro in riferimento allo scempio ormai già perpetrato dalla SPV dovrebbe fare della difesa della poca terra del Veneto sopravvissuta alla mercificazione produttiva il tema centrale nel dibattito elettorale: niente di tutto questo. E stanno  passando sotto silenzio il miliardo di euro e i 1000 espropri di campagna veneta per il completamento del Terraglio  Est, che diventerebbe la terza arteria stradale sulla direttrice Venezia-Treviso dopo il Terraglio (ss13) e la A27. Si, proprio così, la terza strada nella stessa direttrice non un semplice doppione: una follia urbanistica,  un atto irrazionale. E non si intravede  alcun segno di discontinuità. E’ inquietante constatare come sui temi ambientali  ad una destra rozza e ignorante non si contrapponga  una visione  alternativa.

Basta leggere le dichiarazioni  della capogruppo in Regione del Pd Vanessa Camani che plaude alla possibilità di potenziare la strada regionale che da Padova sale a nord fino a Castelfranco e agganciarla alla SPV. O le dichiarazioni del  candidato della sinistra alla Presidenza della Regione Veneto che promette  il  suo impegno sul tema dello “sviluppo industriale” come se la capannonizzazione industriale del Nord-Est e un modello di sviluppo basato sul cemento fossero dei fenomeni invisibili e non avessero lasciato tracce di  centinaia di ettari consumati e di milioni di metri cubi edilizi inutilizzati. Quello che sta accadendo è la rimozione di qualsiasi “anelito visionario” e ciò rende il futuro più incerto, più insicuro, più esposto ai rischi ambientali e sembra, purtroppo, essere una caratteristica che accomuna destra e sinistra nel consumare l’ennesimo scialbo, stanco, monocorde, inutile  rito elettorale che non fa i conti con la mancanza di scelte coraggiose, ambientali, climatiche e sociali e con il tempo che scorre inesorabile.

Dante Schiavon
Laureato in Pedagogia. Ambientalista. Associato a SEQUS, (Sostenibilità, Equità, Solidarietà), un movimento politico, ecologista, culturale che si propone di superare l’incapacità della “classe partitica” di accettare il senso del “limite” nello sfruttamento delle risorse della terra e ritiene deleterio per il pianeta l’abbraccio mortale del mito della “crescita illimitata” che sta portando con se nuove e crescenti ingiustizie sociali e il superamento dei “confini planetari” per la sopravvivenza della terra. Preoccupato per la perdita irreversibile della risorsa delle risorse, il “suolo”, sede di importanti reazioni “bio-geo-chimiche che rendono possibili “essenziali cicli vitali” per la vita sulla terra, conduce da anni una battaglia solitaria invocando una “lotta ambientalista” che fermi il consumo di suolo in Veneto, la regione con la maggiore superficie di edifici rispetto al numero di abitanti: 147 m2/ab (Ispra 2022),

2 COMMENTS

  1. Per la verità durante l’iter di approvazione del SPV Andea Zanoni e chi gli era vicino sul territorio si è battuto a lungo contro l’opera e al contempo proponendo soluzioni alternative. Allora Zanoni era del PD, ma non era la maggioranza in Regione.
    Non è bello scordarsi di questo forte impegno.

    • All’inizio c’erano tante voci contrarie, non solo quella di Zanoni, che poi si sono lentamente zittite lasciando solo il comitato No Pedemontana. Nel pd di zanoni la Moretti addirittura affermava che senza la SPV erano a rischio 30.000 posti di lavoro. Poi il pd di Zanoni ha organizzato dei presidi con lo slogan “Finiamola” e da allora e ancora oggi la SPV è strumentalizzata come argomento polemico contro Zaia legato ai costi economici e non ambientali sui quali avrei preferito ti soffermassi di più.

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