Gli amministratori locali e regionali, a corto di idee su come garantire un futuro rispettoso delle caratteristiche naturalistiche dei laghi di Revine-Tarzo, non hanno trovato di meglio che accogliere la proposta dell’Associazione per il Patrimonio delle Colline Unesco: installare sui prati di Fratta una scultura gigantesca in legno del Leone di San Marco.
Il Comune di Revine una trovata simile l’aveva già pensata installando sopra l’abitato di Lago una panchina gigante (big bench). Quella che chiamano “valorizzazione turistica” dei laghi, potrà avvalersi ora di una nuova spettacolare attrazione che servirà ad attirare orde di “selfie-turisti”.
L’operazione poi è stata accompagnata da un carico simbolico inappropriato e decontestualizzato dal punto di vista ambientale. Inoltre, la collocazione dell’opera in quel contesto naturale non fa che aumentare i rischi legati anche a una nuova e ulteriore antropizzazione delle sponde prevista dai progetti presentati dal Comune di Tarzo (piattaforma galleggiante, passerella, viabilità di accesso, ecc.) che rivela, nella migliore delle ipotesi, la scarsa conoscenza degli amministratori locali sullo stato di fragilità in cui versano i laghi.
Oltretutto, l’inaugurazione della statua di legno non ha visto la partecipazione dei residenti nella zona dei laghi: è sembrato un evento calato dall’alto, esterno, forestiero, lontano dal sentire della gente che vive e ama i laghi. Dopo una protratta antropizzazione delle loro sponde, eccessiva se rapportata alle loro ridotte dimensioni, i laghi hanno bisogno di un intervento deciso della Regione e della Soprintendenza che dovrebbero vigilare, non solo per il rispetto delle normative a loro tutela tuttora in vigore, ma anche per dare applicazione alla NRL (Legge europea per il ripristino della natura).
Regione e Soprintendenza non possono rimanere passivi davanti al tentativo di concepire la “valorizzazione turistica” mediante l’allestimento di opere spettacolari extra large (al di là del loro valore artistico) collocate in un ambiente da preservare nella sua naturalità. Regione e Soprintendenza non possono rimanere passivi davanti a progetti urbanistici come quelli del comune di Tarzo che andrebbero a compromettere la residua parte naturale dei laghi sopravvissuta all’antropizzazione.
Tali interventi finirebbero solo per creare un nuovo spazio per la “movida del prosecco” con il conseguente carico di inquinamento acustico, luminoso e ambientale in un angolo di natura che deve rimanere a disposizione di residenti e turisti responsabili.



