REVIVAL DI “MANI SULLA CITTÀ”


Sono ben 8 i disegni di legge sulla “rigenerazione urbana” presentati da tutte le forze politiche presenti in parlamento. Ma il modello di “rigenerazione urbana” che si sta applicando nei nostri centri urbani non sta riguardando i borghi dove quasi la metà degli edifici sono in stato di abbandono e lo spopolamento sembra inarrestabile.

E non sta riguardando neanche la “riqualificazione urbanistica, edilizia e sociale” delle periferie degradate: no, non è questa la “rigenerazione urbana” che hanno in mente i promotori del “Salva Milano”.

La presentazione di ben 8 disegni di legge dimostra l’innamoramento politico da parte di tutta la partitocrazia nei confronti della “rigenerazione urbana” e risponde al bisogno di distrarre l’opinione pubblica sulla necessità politica, ecologica e climatica di aumentare le superfici non cementificate, attraverso un’operazione che sia in grado di moderare gli effetti termici delle isole di calore, di ridurre l’inquinamento dell’aria, di drenare le precipitazioni atmosferiche, di de-pavimentare superfici cementificate dove possibile, insomma, di migliorare la qualità della vita degli abitanti, di tutti gli abitanti e non solo degli abitanti ricchi.

Ma non c’è niente da fare: la partitocrazia, sia di destra, sia di sinistra, lo “stop al consumo di suolo” non riesce proprio a immaginarlo, figuriamoci a pronunciarlo o addirittura a legiferarlo.

A Milano, giunta di centro-sinistra con l’appoggio dei verdi, nel 2023 il consumo di suolo ha raggiunto il 58,72% del territorio comunale con un aumento di 302,67 ettari rispetto al 2006 (dati Ispra).

A Padova, una giunta di centro sinistra con l’appoggio dei verdi, il consumo di suolo ha superato il 50% della superficie comunale (dati Ispra). E mentre si tergiversa su questa emergenza ambientale con tutti i suoi risvolti ecosistemici la “rendita immobiliare” rigenera i profitti spacciando la sua idea di “rigenerazione urbana” come un modo per non consumare suolo.

Anche la vergognosa e incostituzionale legge veneta sul contenimento del consumo di suolo riserva agli “ambiti di urbanizzazione consolidata” una delle sue 17 deroghe allo stop al consumo di suolo.  

E così è il mercato immobiliare a regolare il processo edificatorio: si costruisce nelle zone dove si fanno affari, magari trasformando in condomini singole case con giardino. L’obiettivo dei componenti del Partito Trasversale del Cemento è evidente: esorcizzare il drammatico tema epocale italiano sulla urgenza dello stop al consumo di suolo attraverso l’uso strumentale e spregiudicato della “rigenerazione urbana”: una versione 2.0 della “rendita immobiliare”, una sorta di riedizione contemporanea delle dinamiche speculativo-immobiliari raccontate dal film di Francesco Rosi “Mani sulla città” o, per meglio dire, “Mani sulle città”. 

Dietro il paravento della “rigenerazione urbana” si possono così fare affari e nello stesso tempo far passare il messaggio che rigenerando non si consuma suolo. Ma, attenzione, perché si scrive “rigenerazione urbana” e si legge “cementificazione green” nelle zone urbanizzate dove immobiliaristi, banchieri, faccendieri possono far lauti profitti aumentando i volumi in verticale e in orizzontale, espellendo gli abitanti poveri da quelle zone degradate e centrali e facendole diventare appetibili ai ricchi.

È qui che trova sfogo tutto il “fervore rigenerativo” del “Salva Milano” (la proposta di legge n. 1987) recante “disposizioni in materia di interventi di ristrutturazione edilizia connessi a interventi di rigenerazione urbana”. Il proposito iniziale da parte di Sala, Salvini, Lega e Pd era  di estenderlo a tutte le città del bel paese, senonché, tale disegno urbanistico ha subito una battuta d’arresto a seguito dei 74 indagati e con il rischio di una tangentopoli 2.

Inquietante la condivisione di un pensiero unico su una declinazione della “rigenerazione urbana vertical green” governata dal mercato, dagli immobiliaristi e dalle “archistar”. 

È amaro constatare come i verdi non riescano a farsi portavoce di una visione diversa di futuro per le nostre città, divincolandosi dall’abbraccio mortale delle “coalizioni del cemento” ed elaborando un programma coraggioso facendo propri gli obiettivi per l’aumento degli spazi verdi previsti dalla “legge per il ripristino della natura” (Nature Restoration Law) già a partire dal 2026.

Sull’inchiesta della magistratura prevale una lettura ideologica, si enfatizzano gli eventuali risvolti penali, le dinamiche speculative, ma non la declinazione di una rigenerazione urbana che crea congestione, gentrificazione, perdita dei servizi ecosistemici del suolo naturale, deforestazione urbana e scava un solco sociale profondo fra il centro e le periferie.

Il Partito Trasversale del Cemento nasconde sotto il tappeto della “rigenerazione urbana” lo sporco di uno sviluppo capitalistico basato sul consumo di una risorsa non rinnovabile come la terra, creando, paradossalmente, nuovo degrado e abbandono nelle zone periferiche urbane ed extraurbane.

Dante Schiavon
Laureato in Pedagogia. Ambientalista. Associato a SEQUS, (Sostenibilità, Equità, Solidarietà), un movimento politico, ecologista, culturale che si propone di superare l’incapacità della “classe partitica” di accettare il senso del “limite” nello sfruttamento delle risorse della terra e ritiene deleterio per il pianeta l’abbraccio mortale del mito della “crescita illimitata” che sta portando con se nuove e crescenti ingiustizie sociali e il superamento dei “confini planetari” per la sopravvivenza della terra. Preoccupato per la perdita irreversibile della risorsa delle risorse, il “suolo”, sede di importanti reazioni “bio-geo-chimiche che rendono possibili “essenziali cicli vitali” per la vita sulla terra, conduce da anni una battaglia solitaria invocando una “lotta ambientalista” che fermi il consumo di suolo in Veneto, la regione con la maggiore superficie di edifici rispetto al numero di abitanti: 147 m2/ab (Ispra 2022),

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