Da tempo mi capita d’intervistare [interrogare] quotidianamente l’Intelligenza Artificiale per motivi professionali. L’ho fatto anche in questa circostanza su un tema che appare di costante attualità. Nel cuore delle dinamiche storiche del Neoliberismo [Neoliberalismo], il più grande successo del capitale non è stato solo lo smantellamento dello Stato sociale, ma aver convinto le sue “vittime” a giustificarlo. Nel corso degli anni, a fronte anche dell’incremento degli investimenti in armamenti ed altri comparti improduttivi, non è stato sufficiente prevedere di tagliare pensioni, non rinnovare contratti di lavoro, precarizzare vite: si è reso necessario riscrivere la percezione dell’esistenza, trasformando i diritti in privilegi, la solidarietà in parassitismo, la spesa pubblica in colpa. Oggi milioni di persone, anche giovani, non sognano più l’estensione dei diritti sociali, ma il loro contenimento. Credono che le pensioni troppo generose, i congedi parentali, l’assistenza sanitaria diffusa, le ferie pagate siano il peso morto che affonda la finanza pubblica e chi ha un contratto stabile sia un privilegiato. Ma chi ha costruito questa narrazione? L’ho chiesto all’Intelligenza Artificiale.
IL WELFARE, da conquista collettiva a colpa individuale?
Nel secondo dopoguerra, l’Europa ha conosciuto una stagione di ricostruzione e di giustizia sociale. Il Welfare con i suoi pilastri: istruzione pubblica, sanità e previdenza diffusa era il compromesso fra capitale e lavoro che impediva il ritorno della barbarie. Quelle conquiste nacquero dalla lotta di classe e furono pagate con decenni di sacrifici. Eppure, a partire dagli anni ’80 e ‘90, tutto è cambiato. Il Neoliberismo ha capovolto il lessico politico. La spesa pubblica è diventata inefficienza, la solidarietà spreco, i diritti sociali assistenza. Il problema, da sistemico, è diventato morale: non più lotta tra classi, ma tra soggetti produttivi ed improduttivi. Il welfare anche con il reddito di cittadinanza è stato descritto come una macchina che premia la pigrizia e disincentiva l’impegno. Non un sistema di protezione, ma un alibi per i falliti. Così, nel cuore dell’ideologia neoliberista, l’indigenza non è più il frutto di un’ingiustizia del sistema ma di un fallimento personale.
ALLA FINE di questo percorso, C’è STATO Il colpo di grazia al Welfare?
Si, ma il vero trionfo del capitale è stato l’assimilazione di questa ideologia da parte dei fruitori. Oggi, in molte piazze d’Europa, non è raro vedere precari che chiedono meno tasse, più merito, meno privilegi. Il capitale è riuscito a creare una soggettività compatibile con la sua logica: creare un individuo isolato, competitivo, rancoroso, pronto a disprezzare chiunque goda di una protezione sociale che a lui è stata negata. Il disprezzo non è più verso il padrone, ma verso l’insegnante fannullone, l’infermiere assenteista, il pensionato privilegiato. Non si sogna più un mondo in cui tutti abbiano tutele: si sogna che nessuno le abbia. Così, nella nuova ideologia, il lavoro stabile non è un obiettivo da estendere, ma un privilegio da abbattere. Chi ha un contratto decente è visto come un usurpatore. Chi gode di ferie pagate è un peso della società. E chi chiede maggiore sanità pubblica è assistenzialista.
E QUAL’È STATO IL RUOLO DEI MASS MEDIA in questo processo?
Questo rovesciamento culturale non è avvenuto per caso. È stato programmato, finanziato, costruito con meticolosità. I Centri studi neoliberisti hanno lavorato per decenni alla produzione di un nuovo senso comune. I media dominanti hanno fatto il resto: ogni telegiornale, ogni talk show, ogni articolo che denuncia l’insegnante assenteista o il furbetto del cartellino serve a consolidare il pregiudizio che il pubblico sia inefficiente, costoso, ingiusto. La narrazione dominante mostra il welfare come una zavorra che affonda lo Stato, mai come un’àncora che salva la società. Nel frattempo, si tace sul vero costo della finanza speculativa, dell’evasione fiscale sistemica, delle grandi rendite parassitarie. Si tace sul fatto che lo smantellamento del welfare sia servito anche a finanziare i salvataggi delle banche.
QUALI LE CONSEGUENZE? FORSE la percezione AMBIGUA dello stato sociale?
Il risultato di questa operazione culturale è una società frammentata, rancorosa e divisa, dove i lavoratori si guardano in cagnesco, dove il dipendente pubblico è visto come un parassita, il precario come uno sfigato, il disoccupato come un incapace. Il capitale, nel frattempo, osserva compiaciuto: più i lavoratori invidiano chi ha un diritto, meno lottano per estenderlo. Così l’erosione del welfare non trova resistenza, perché la rabbia è stata deviata verso il basso, non certo verso l’alto del sistema.
Per l’Intelligenza Artificiale sembra che lo Stato sociale sia morto nella coscienza di chi ne avrebbe più bisogno. È questa la vittoria del Neoliberismo: non solo impoverire i corpi, ma plagiare le menti. Ricostruire una coscienza sociale richiederà una lunga battaglia culturale. Bisognerà smascherare l’inganno, rompere la narrazione ingiusta che ha fatto del pubblico un bersaglio e del privato una religione. Non è lo Stato sociale che ha ucciso l’economia, è il Capitalismo predatorio che ha ucciso lo Stato sociale.



Un articolo necessario. Congratulazioni.
Articolo molto interessante e realistico, purtroppo tutta una serie di negazioni di quelli che consideravamo diritti ed ora sono diventati privilegi ci sono passate sopra la testa e così da cittadini siamo diventati consumatori.
Spero per le mie nipoti che ci possa essere un’inversione di tendenza, anche se debbo dire che sono abbastanza pessimista in proposito.
Non riesco a non chiedermi chi possa aver “addestrato” questo LLM… Diciamo che posso dirmi certo che non si tratta di Grok di xAI, ma tra le tante, ho come l’impressione che non siano risposte così diffuse…