Ho copiato il titolo del libro di Linda Maggiori: “Alberi: fermiamo la mattanza”. La prima ragione, per solidarietà a Linda per l’attacco al suo libro da parte di quella selvicoltura industriale che in modo autoreferenziale si crede “illuminata” e la cui cultura produttivista, accomodante e climalterante, prevale nei programmi delle aule universitarie di scienze forestali: quella che poi ha portato al “Testo unico in materia di foreste e filiere forestali”.
Ho aggiunto a mattanza il termine “diffusa” ed è la seconda ragione per cui ho copiato il titolo del suo libro, perché è di questo che si tratta: di una “mattanza diffusa” in ogni angolo del paese, spesso accompagnata dalla mattanza del “suolo naturale”.
Non c’è da sorprendersi se gli addetti ai lavori non accettano le critiche su quello che sta succedendo nella realtà dei nostri boschi. E di quello che sta succedendo agli alberi ovunque, in modo diffuso e con estrema violenza: una mattanza appunto. Si ritiene esagerato il termine “mattanza”: si ripropone il potere delle parole di incidere nel processo di comprensione della realtà. D’altronde c’è ancora oggi gente che non accetta venga chiamato “genocidio” quello che avviene in Palestina ad opera di Israele con oltre 50.000 bambini uccisi o feriti nella striscia di Gaza (dati Unicef). La “mattanza” avviene nei boschi, dietro la foglia di fico giustificazionista dei dati dell’inventario forestale 2015, accompagnata dalla rimozione dei fenomeni in corso dovuti agli effetti dei cambiamenti climatici: le centinaia di migliaia di ettari bruciati negli incendi, le decine di migliaia di ettari devastati da Vaia e le conseguenti decine di migliaia di ettari devastati dal bostrico (un coleottero in grado di infestare fino al 500% la superficie colpita), le centinaia di milioni di mc/anno perduti per effetto delle schiantate in aumento esponenziale per effetto dei cambiamenti climatici.
E poi, dopo gli effetti del clima che cambia e che si ripercuotono anche sullo stato di salute generale degli alberi, c’è l’uomo che sta aumentando i tagli boschivi (grazie al TUFF), continua la pratica diffusa del ceduo, dei tagli a raso, dei tagli illegali e dei tagli di piccole superfici. Non contenti, i cosiddetti esperti non entrano nel merito dei dati sulla reale entità del nostro patrimonio forestale, magari impegnandosi per capire come nel nostro paese ad aumentare sia l’occupazione di aree agricole o pascoli in abbandono da parte di arbusti e di giovani piante ma non i boschi maturi, quelli, per intenderci, dei cui servizi ecosistemici abbiamo più bisogno, compresa la produzione di legno d’opera.
Una “mattanza diffusa” non solo nei boschi. Lo è anche lungo le “strade extraurbane” grazie a un “codice della strada” che favorisce la deforestazione delle fasce laterali della carreggiata. Lo è anche nelle “vie, nelle piazze, lungo i marciapiedi delle nostre città e dei nostri paesi” dove non sono previste sanzioni per gli operatori del verde che (punto 11 dei Criteri Ambientali Minimi previsti dal D.M. n. 63 del 10 marzo 2020) praticano la capitozzatura, la cimatura e la potatura drastica, tutte operazioni che indeboliscono gli alberi e possono creare nel tempo situazioni di instabilità. Lo è “lungo i corsi d’acqua” dove il rischio idrogeologico viene usato per tagliare a raso la vegetazione riparia.
Si, è proprio una “mattanza diffusa” quella in corso.
Avremmo invece bisogno di piantare nei boschi, lungo le strade extraurbane, nelle vie, nelle piazze, lungo i marciapiedi delle città e lungo i corsi d’acqua parte di quei tre miliardi di nuovi alberi previsti nell’Unione Europea dall’articolo 13 della “Legge per il ripristino della natura” del Parlamento europeo del 24 giugno 2024 (Nature Restoration Law). Abbiamo bisogno urgente che aumenti la sensibilità e la “consapevolezza rivoluzionaria” sul ruolo degli alberi e ben venga il libro di Linda Maggiori che io invito a comprare.



Dobbiaco 27 06 2025 – Grazie di questo contributo che condivido…