LO SCUDO PRETESTUOSO DELL’ANTISEMITISMO

Qualsiasi persona ragionevole – e qui escludo certi estremisti assatanati– riconosce che l’antisemitismo è un retaggio intollerabile di tempi nefasti. Vedere le immagini di una persona squisita come la senatrice a vita Liliana Segre, costretta ad essere sotto scorta all’età di 89 anni per le minacce subite, è emblematico e orribile. Lapidarie le sue parole per descrivere il passato di perseguitata fin dalla più tenera età: “Sono stata esclusa, odiata. Semplicemente per la colpa di essere nata: di essere nata ebrea. Ma quello che più mi ha colpito è stata l’indifferenza”.

Questa premessa a ciò che sto per dire è necessaria a chiarire, senza fraintendimenti, il mio sentimento di ripulsa verso ogni forma di emarginazione e oppressione, il fastidio per l’antisemitismo: premessa – ahimè necessaria – in questi tempi livorosi, dove basta un niente per scivolare nella pubblica riprovazione faziosa. Ma mi monta una rabbia a fatica reprimibile, quando penso ai cinquantacinquemila civili incolpevoli di Gaza (il numero sale ogni giorno) che sono stati ammazzati, secondo un disegno machiavellico, promosso da un nucleo di fanatici al governo del popolo di Israele.  Impotente la diplomazia a fermare il genocidio. Se il bon ton prescrive di non usare il termine infamante di “genocidio”, chiamiamolo pure massacro o anche macello, o sterminio: il risultato è il medesimo. I bimbi costretti a morire di fame o sotto le bombe (16.000 ad oggi), gli innumerevoli feriti di cui non si tiene conto, l’impossibilità della gente di rifornirsi di acqua, la distruzione sistematica di tutte le abitazioni e di una normale quotidianità, i perversi spostamenti continuamente imposti dall’esercito israeliano: sono misfatti non plausibili neppure nel peggior romanzo distopico della nostra epoca.

C’è un passo terribile dell’apocalisse di Giovanni che talvolta mi batte nel cervello. Desidero riportare queste parole sacre, perché spesso si fa un uso strumentale della religione, col fanatismo che imperversa a tirare per la giacca il nome di Dio per avvalorare ogni tipo di assurda prevaricazione:

“Così parla l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio: 15 Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! 16 Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. (ap3 15-16).

Le potenze europee, e nello specifico anche il nostro governo, hanno assunto una posizione vomitevolmente pacata, di fronte all’enormità dei fatti che accadono in Palestina: mentre viene evocato, con parole che non costano nulla, l’anelito di pace e cessazione delle ostilità, il governo Meloni non prende fattiva posizione contro la feroce strategia di Netanyhau e in ciò appare suo complice. Non dimentichiamo il vigliacco attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, con i 1400 morti e i 240 ostaggi, ma la reazione appare immane e spropositata. Colpisce quasi esclusivamente dei civili innocenti e inermi, fa strage di medici, di giornalisti: una furia acefala. Azzardo un paragone eretico, ma il caso lo richiede per chi non comprenda ancora la gravità del presente e la smemoratezza per la propria storia dolorosa del popolo ebraico, il cui governo ne stravolge la compassione, lo trasforma da vittima a carnefice, investendolo di un carico di imbarazzante responsabilità che fa tremare i polsi.

I nazisti, durante l’ultimo conflitto mondiale attuarono ritorsioni crudeli, una per tutte alle fosse Ardeatine: per ogni loro soldato ucciso fu stabilito che dieci italiani pagassero il conto con la propria morte. Poi ne aggiunsero qualche altro, perché non erano forti in aritmetica. In quest’assurda contabilità di omicidi, oggi Israele ha battuto ogni più squallido record: trascuro per pudore la misura della proporzione.

Così sotto l’ombrello protettivo dell’antisemitismo in agguato, si tollera la distruzione dalle fondamenta di uno stato palestinese intero. Non è una svista chiamarlo “stato”, semmai un’utopia del cuore.

Invece dal 2003 lo stato, quello nostro Italiano, ha siglato in tempi non sospetti con Israele un patto strategico di collaborazione, denominato Memorandum d’Intesa militare che viene rinnovato tacitamente ogni cinque anni e scade il prossimo 8 giugno. Che farà il sornione governo Meloni? Aggiungasi che l’Italia è il terzo fornitore al mondo di materiale militare allo stato israeliano, con un volume d’affari complessivo di 31,5 milioni di euro.

Abbattiamo dunque lo scudo improprio, l’accusa di antisemitismo che colpisce chi segna a dito i criminali: è urgente ed etico dare inequivocabili manifestazioni di dissenso al governo di Netanyhau. I segnali che ci attendiamo dal nostro governo non sono generiche parole ecumeniche, ma atti concreti energici: si chiamano sanzioni, sospensione di rapporti di collaborazione militare e commerciale, fino a quando durerà quest’ecatombe che rischia di spegnere un intero popolo di palestinesi, in nome di un principio di sicurezza che sotto traccia rivela piani di espansione. Un dissenso esplicito è una forma di tutela anche per quella parte del popolo israeliano di buona volontà che si trova incolpevolmente coinvolto nelle azioni comandate da un premier pericoloso coi suoi scherani e per esso paga pegno.

È di questi giorni la notizia che il governo israeliano ha autorizzato la costruzione di altri 22 insediamenti di coloni ebraici nella Cisgiordania occupata e la legalizzazione di diversi avamposti non autorizzati. Benzina sul fuoco. Katz, il ministro della Difesa israeliano dell’ultradestra, in questi giorni terribili dichiara esplicitamente che “questi insediamenti abusivi consolidano il nostro diritto storico alla Terra d’Israele e costituisce una risposta schiacciante al terrorismo palestinese”. Riconosce che si tratta di “una mossa strategica che impedisce la creazione di uno Stato palestinese che metterebbe in pericolo Israele”.

Così, di follia in follia, intanto i palestinesi vengono accoppati, feriti brutalmente, impossibilitati a scampare da un destino spietato, topi in gabbia. Senza voler evocare ulteriori nefandezze, basti citare le parole disperate del dottor Ahamd Abu Warda, responsabile medico di Medici Senza Frontiere a Gaza:

 “I bambini urlano mentre siamo costretti a staccare il tessuto bruciato dalla loro pelle. Ci implorano di fermarci, ma se non rimuoviamo il tessuto morto, le infezioni possono portarli alla morte” 

Questo è solo un infinitesimale esempio di aberrante normalità: fermiamo gli assassini! Come direbbe il compianto papa Francesco: per favore.

Roberto Masiero
Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta, Dragan l’imperdonabile e Il mite caprone rosso. Vita breve di norbert c.kaser.

3 COMMENTS

  1. Non fare troppo affidamento sul fatto che la premessa ti metta al riparo dalle solite accuse pretestuose: sono riusciti ad etichettare come antisemita perfino Moni Ovadia!

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