Tra le numerose specie di uccelli che convivono, loro malgrado (ma neppure troppo), con noi, sfruttando particolari nicchie d’habitat dell’ambiente urbano e agrario, i rapaci notturni, scientificamente conosciuti come Strigidi (uccelli delle streghe, niente meno!), sono tra i meno conosciuti.

Fa eccezione, in negativo ovviamente, la mite e simpatica Civetta (Athene noctua), folletto della notte dai seducenti occhi d’ambra, al cui canto è stata attribuita la piacevole capacità di richiamare disgrazie.

Certo, le disgrazie agli umani non difettano mai e dunque è bastato che uno scemo mettesse in relazione l’inconfondibile canto della civetta con l’arrivo di una pestilenza, di una carestia, di un’alluvione, di sciami di cavallette o con la morte del nonno, perché tutti, per secoli e secoli (e fino al presente) ci credessero.

Sfortuna vuole che tale canto, dolcissimo alle orecchie di un naturalista (persona “non normale”, quest’ultima, a giudizio insindacabile del generale Vannacci), venga diffuso nottetempo e dunque al buio, quando i mille fantasmi annidati nella mente umana prendono sinistramente corpo.

Questo tema e dunque il canto dei rapaci notturni, ci offre comunque lo spunto per presentarli in forma diversa dal solito, pedante schema, proposto dai pedanti naturalisti.

Cominciamo con l’Assiolo (Otus scops), un gufetto che si nutre di insetti: il suo dolcissimo “chiuu”, diffuso all’imbrunire o di notte, è musica commovente e persino romantica.

Poi c’è il Gufo comune (Asio otus), quello vero, grosso il doppio della civetta e con due caratteristici ciuffi di piume erettili sul capo. Il suo canto è un “gù!” sordo e ripetuto, che sembra venire dall’oltretomba (scherziamo, caro Lettore, se non l’hai capito: qui i morti non c’entrano proprio e se ci sono, sono soprattutto topi).

Il richiamo del Barbagianni (Tyto alba), è invece un lungo e inquietante sibilo, una sorta di “ssshhhhhh”; e siccome il bel fantasmone dallo splendido piumaggio chiaro giunge in volo silenziosamente, grazie al margine sfrangiato delle remiganti primarie, il suddetto sibilo può far sobbalzare chi in quel momento stia osservando le stelle.

Il più musicale, forse, è però quello dell’Allocco (Stryx aluco). Lo si ode nelle notti di primavera, quando i maschi intonano concerti che si odono a distanza notevole, per richiamare le femmine all’accoppiamento. Difficile tradurlo in “imitazione lessicale”, ma si immagini un “chiiiiiiiiiii”, prolungato, languido e molto romantico (almeno nelle intenzioni dell’allocco).

Ecco, quella maldestramente descritta sopra è la “banda musicale” dei rapaci notturni, che tuttavia non sono importanti per i loro concerti, bensì per il prezioso ruolo ecologico che svolgono a nostro vantaggio. Tra le loro prede, infatti, figurano grossi insetti notturni, piccoli vertebrati, quali anfibi, rettili e passeriformi, nonché micro mammiferi, tra cui i famigerati roditori; e persino qualche pipistrello.

Lavoro di contenimento delle popolazioni di topi e ratti, il loro, in collaborazione con faine e volpi, che frequentano lo stesso habitat urbano nottetempo, mentre i gatti stanno dormendo con la pancia piena di crocchette.

Un contributo prezioso alla qualità del nostro ambiente, che noi ricambiamo con la nostra grassa ignoranza, con le accuse di malocchio e con i bocconi avvelenati della derattizzazione, che finisce poi per ucciderli per avvelenamento a loro volta.

Michele Zanetti
Michele Zanetti vive vicino alle sponde del Piave e di acque, terre, esseri viventi si è sempre occupato. Prima come "agente di polizia provinciale" e adesso come naturalista a tutto tondo. È stato il cofondatore di un attivo centro didattico "il Pendolino" , ed è l'autore di una cospicua serie di libri su temi ambientali di cui è anche capace illustratore. ha intrapreso anche la via narrativa in alcune pubblicazioni recenti.

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