All’inizio di aprile di un anno fa ci fu una manifestazione di popolo a Malcontenta.

Più di trecento persone erano radunate nel piazzale antistante una piccola sala pubblica, dalla capienza minima. Solo pochissimi erano potuti entrare, gli altri erano stati bloccati all’esterno, sotto la sorveglianza di un potente schieramento di forze di polizia.

Colpiva la eterogenea composizione dei partecipanti alla manifestazione: si andava da ragazze e ragazzi molto giovani, con cartelli e striscioni variopinti, fino a persone anche molto mature. In mezzo alla massa di cittadini si potevano riconoscere esponenti “storici” delle lotte di Porto Marghera, e poi professionisti, tra cui molti medici, alcuni rappresentanti politici, perfino un parroco.

Il motivo della manifestazione: il colosso ENI, con la sua branca ENI Rewind, aveva annunciato quasi di soppiatto un progetto di mega-inceneritore di fanghi di depurazione provenienti da tutto il Veneto, da collocare proprio nella zona già super-inquinante di Malcontenta. Quel giorno la multinazionale intendeva procedere con la presentazione ufficiale, obbligatoria per legge, in quella piccola saletta, confidando in un passaggio in sordina e indolore.

Invece il movimento “NO INCENERITORE”, già attivo contro il progetto Veritas di altro mega-impianto nella stessa zona, ha saputo mobilitare in pochissimi giorni la grande manifestazione appena descritta, che ha obbligato i dirigenti di ENI Rewind ad uscire all’esterno, trasformandoli da presentatori in ascoltatori delle ragioni contrarie della piazza, presentate anche da alcuni medici.

Quello fu l’inizio di una grande serie di mobilitazioni, impegni e condivisioni. A partire dalle oltre 5.000 osservazioni sulle criticità del progetto tecnico, presentate alla sede VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) da una delegazione, che si è presentata con una carrettata di documenti.

Poi manifestazioni di ogni tipo a Malcontenta e a Marghera, partecipazione di medici dell’ISDE nei Consigli comunali, boicottaggio dei distributori ENI, comunicati stampa prontamente ripresi dai giornali.

Un primo risultato è stato lo slittamento di sei mesi, da giugno a dicembre, della Conferenza per l’autorizzazione, perché la Regione è stata costretta a chiedere a ENI un’integrazione di dati per rispondere alle osservazioni presentate. Questa integrazione è arrivata alla Vigilia di Natale: anche qui la meschinità del potente, che confidava nelle festività per impedire ogni altra osservazione, visti i tempi ristretti per poterle presentare.

Invece le osservazioni sono arrivate, di merito e di metodo, e riguardano soprattutto la sottovalutazione della problematica delle micidiali sostanze PFAS, che non possono essere smaltite con l’incenerimento, come asserito da ENI Rewind, che ha utilizzato consulenze discutibili e metodiche sperimentali risibili, e ha addirittura ignorato un documento sulla problematica dei PFAS che essa stessa aveva richiesto al CNR.

ENI ha comunque deciso di andare avanti col suo progetto, con la Conferenza dei servizi per l’autorizzazione fissata per la fine di marzo di quest’anno. Per questo la mobilitazione non è mai cessata, segnando passaggi importanti nel mese di marzo: l’intervento del Patriarcato di Venezia, con una lettera/appello al Presidente del Veneto per fermare l’inceneritore; poi una grande assemblea popolare, che ha visto il cinema Aurora di Marghera gremito di gente; ancora una lettera aperta firmata da 70 medici in appoggio al Patriarca, che ha usato gli argomenti della medicina ambientale nella sua lettera a Zaia.

Tutto questo ha prodotto un ulteriore slittamento della Conferenza decisoria, fissata ora a fine giugno, in attesa anche del parere richiesto all’Istituto Superiore di Sanità.

Questo parere è arrivato, ed è stato riportato dalla stampa locale nei giorni scorsi con titoli da prima pagina di questo tenore: “L’ISTITUTO DI SANITA’ STOPPA L’INCENERITORE”.

La conclusione è quella del comunicato stampa del Coordinamento NO INCENERITORE:

La palla passa ora al Comitato Tecnico regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale, e poi alla Regione Veneto e a tutti gli Enti coinvolti nella Conferenza dei Servizi prevista per il 28 giugno.

A fronte di un parere così negativo dell’ISS, la Regione e i Comuni non dovrebbero avere la minima esitazione nel cassare il progetto di ENI Rewind, anche perché per il proponente non sono più ammesse repliche visto che l’iter procedimentale non prevede la possibilità di ulteriori integrazioni da parte del proponente. Se qualcuno pensa di fare il contrario, sappia fin da ora che questa volta, oltre ai ricorsi amministrativi, scatteranno anche le denunce penali.

Ribadiremo questo messaggio alla grande manifestazione indetta per l’1 giugno a Mestre.

Siro Valmassoni
Medico ambientalista, per 40 anni anche anestesista rianimatore

3 COMMENTS

  1. Ottimo lavoro da parte di tutti!
    A dimostrazione che quando la comunità dei cittadini ,unita attorno ad una causa comune, procede con serietà e professionalità, con forza ,costanza, e intelligenza, può vincere!

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