Serata ad alta intensità, quella organizzata lunedì 16 aprile dalla delegazione moglianese di Salviamo il Paesaggio al Centro Pastorale, presente un pubblico numerosissimo e molte autorità cittadine.

Protagonista il più importante e bistrattato elemento che consente al Pianeta e, dunque, anche all’umanità di vivere: il suolo. Appassionato e competente relatore è stato il professor Paolo Pileri, accreditato docente al Politecnico di Milano in Pianificazione e progettazione urbanistica, nonché nei corsi di laurea in ingegneria ambientale ed architettura. Ha moderato l’incontro Paolo Favaro.

Nel corso della relazione e del dibattito, integrati da quanto è scritto nei suoi libri, è emerso che siamo abituati a considerare il suolo come un dato di fatto, un elemento inesauribile e sfruttabile senza limiti, secondo una concezione antropocentrica purtroppo consolidata. Invece, come ricordava bene il grande poeta Zanzotto, stiamo vivendo in un Grand Hotel sull’abisso. Ma cos’è il suolo e perché dobbiamo difenderlo?

Per ricavare uno strato di 10 cm di suolo fertile serve un periodo di circa 2000 anni. La cementificazione indiscriminata divora ogni anno in Italia oltre 5.000 ettari di suolo fertile; Lombardia e Veneto fanno da protagoniste. Il Comune di Mogliano, tra gli anni 2006-2022 ha segnato il primato per consumo in provincia di Treviso (119 ettari!).

Già ora l’Italia dipende dalle forniture estere per soddisfare il proprio fabbisogno di risorse alimentari per oltre il 15%. Detto in altri termini: se dovessimo arrangiarci con ciò che produciamo in Italia, quasi 9 milioni di persone resterebbero a digiuno.

Visto che si tende sempre a monetizzare, l’ISPRA ha calcolato per i più sensibili alle cifre i danni ecosistemici: si tratta di un valore di ca. 88.000 euro per ettaro consumato e va moltiplicato per ogni anno che verrà a mancare, causa l’impermeabilizzazione. Appare una cifra pazzesca, ma non lo è. Nel conto, molto preciso, figurano: i 3.750.000 litri d’acqua che non assorbe più ogni anno, le 90 tonnellate di carbonio che non può stoccare, le circa 6 persone che non si alimenteranno dei suoi prodotti. Per brevità trascuro le altri componenti come i danni accessori conseguenti.

Interessante (e drammatico) il conto che presentano le guerre: per esempio a Gaza già oggi il 42% del suolo fertile è inquinato per sempre ed il Kosovo è gravemente pregiudicato dall’uranio presente.

Altro indizio di pericolo: sappiamo che il problema più sentito attualmente è il riscaldamento del Pianeta, con le gravissime conseguenze che conosciamo. Proprio il suolo rappresenta l’essenziale ecosistema per lo stoccaggio perenne dell’eccesso di carbonio, primo responsabile dell’innalzamento della temperatura: nei primi 30 cm. di profondità è assorbito dalle 2 alle 4 volte la CO2 presente in atmosfera. I tanto declamati alberi non compensano i danni della cementificazione, visto che le piante infine restituiscono all’aria il carbonio assorbito durante il proprio ciclo vitale.

Il suolo non va interpretato come una superficie piatta, ma come un vero e proprio delicato meccanismo o meglio ancora come un corpo che attraverso la cotica superficiale, la pelle della Terra, è in grado automaticamente di ripristinare l’equilibrio necessario alla vita.

A cura dei microorganismi presenti nel terreno, dei batteri, insieme ai microscopici tardigradi, ai lombrichi, agli insetti, è tutto uno scomporre e assimilare sostanze indigeribili per restituirne altre, in un’economia circolare che coinvolge anche i funghi, le piante e via via a salire: in ogni cucchiaio simbolico di caffè si trovano circa 9-10 MILIARDI di esseri viventi.

Non tutti sanno che gli alberi non potrebbero vivere senza i funghi micorrizici: sono loro che in cambio del glucosio vanno a caccia d’acqua nelle profondità e la cedono alle piante attraverso i loro filamenti lunghi anche chilometri. Per questo l’abbattimento delle foreste non è mai compensato dalla piantagione di nuovi alberi: la risorsa scarsa è il tempo necessario perché si formi il sistema di scambio.

Il suolo è fragile e la sua impermeabilizzazione disastrosa. Nei piani comunali, in assenza di una normativa omogenea, ogni amministrazione (e la regione Veneto è un esempio negativo) si è inventata il modo di derogare al sacro principio di non consumare suolo: vuoi escludendo dai calcoli certe superfici ad uso pubblico, le strade, vuoi persino aree attualmente ancora libere, ma impegnate da precedenti piani regolatori e licenze edilizie non ancora attivate.

Servono 500 anni per creare uno spessore di 2,5 cm di suolo fertile: per questo è una risorsa NON RINNOVABILE. Anche la rinaturalizzazione di aree in precedenza cementificate non restituisce terreno vivo, se non nell’arco di secoli, o rubando terreno fertile da altre superfici. Il disastro si completa con l’insensata impermeabilizzazione e il danno alla bellezza del paesaggio. Particolarmente rilevante è il caso delle pale eoliche presenti in Sardegna. A proposito di paesaggio è opportuno citare Salvatore Settis: “Sempre più spesso sono consegnate a speculatori senza scrupoli le città che furono per secoli il modello d’Europa per l’armonioso innestarsi  di ogni nuovo edifico sul robusto, mirabile tessuto antico, per una cultura che vietava non alla mano, ma al cuore e all’anima di deturparne la bellezza”.

Anche nel  Veneto, condannato ai primissimi posti per consumo di suolo, dove “schei fa schi” è stata innestata una bomba ad orologeria. Pileri mette in crisi il modello di sviluppo basato in modo dissennato sul consumismo in generale. Le stesse parole riecheggiano nell’enciclica papale Laudato Si’ e fanno il paio con Pier Paolo Pasolini che definiva “fascismo” il modello consumista divoratore di risorse.

Con grande verve, uno ad uno il prof. Pileri ha rimosso i luoghi comuni che accompagnano le scelte, o meglio le non scelte urbanistiche nel nostro Paese: innanzitutto ha allertato gli ascoltatori di tener conto dei numeri. Sono essi ad accompagnare, nella loro cruda essenzialità, le ricerche più serie in tema d’ambiente, districandosi nella selva di parole spesso inutili o addirittura ingannevoli che ammantano una scarsa volontà concreta di intervenire per la salvaguardia ambientale.  

Nel nostro Paese, in assenza di una legge definitiva nazionale che faccia chiarezza e vieti il consumo assurdo di suolo, la legge assegna sostanzialmente alle Regioni e ai Comuni la responsabilità della sua conservazione: è il caos. Siamo capaci persino di rubarlo ai parchi e nelle aree tutelate: tra il 2017 e il 2018 sono stati cementificati 108.000 metri quadri di suoli entro aree protette (EUAP Elenco ufficiale aree protette), tra il 2018 e il 2019 altri 620.000 e tra il 2019 – 2020 ancora 650.000. Dove andremo a finire? C’è sostanziale differenza tra sviluppo e progresso e il prezzo da pagare è esiziale.

Ma il prof.Pileri non intende assecondare il disfattismo: invita i cittadini a prendere coscienza e a documentare, farsi parte attiva, perché è in gioco – senza esagerare – l’idea stessa di sopravvivenza.

Pensare che oltre 2000 anni fa un certo Platone dichiarò che: né voi appartenete a voi stessi, né codesti beni appartengono a voi, ma alla vostra famiglia nel suo complesso, a coloro che furono prima di voi, e a coloro che verranno dopo, come a sua volta –e tanto più –l’intera vostra famiglia e le sue sostanze appartengono alla polis. Chiunque riceva in sorte un lotto di terra lo deve considerare possesso comune (Leggi, V.704 A).

Al cittadino, ai politici di buona volontà compete di opporsi anche alla tendenza di alleggerire le norme di tutela: un esempio è l’istituto della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), imposta dal 2007 nella normativa europea: dai vari amministratori, sindaci, assessori e governatori è stata ridotta, ricorda Pileri nel suo libro prezioso L’intelligenza del suolo (Altraeconomia -2022), come “si fa come con le papere da giardino, a cui per non farle volare, si tagliano i tendini delle ali”.

In nome di un efficientismo gretto, si tende a considerare questi strumenti di tutela al rango di adempimenti burocratici “che tocca fare”. Ma la cittadinanza attiva ha nelle proprie mani il destino della Terra e ad essa compete di battersi, instancabilmente, per restituire al vivere naturale la propria dignità e i diritti: è proprio il caso di sollecitare: avanti popolo!

Roberto Masiero
Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta, Dragan l’imperdonabile e Il mite caprone rosso. Vita breve di norbert c.kaser.

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