Il dibattito incentrato sulla infausta decisione di fare comunque la pista di bob sta finendo per apparire alla maggioranza della distratta opinione pubblica il frutto di una contrapposizione ideologica.  E’ anche il frutto della mancanza di una “visione inglobante” delle molteplici conseguenze ambientali, economiche e sociali derivanti dall’organizzazione delle Olimpiadi a Cortina nel 2026 sugli altrettanto molteplici micro-ambienti del Cadore. Accade così che lo scempio di 40 ettari fra boschi e prati perpetrato sulle pendici delle Tofane allo scopo di ospitare le gare di sci alpino femminile sia già stato metabolizzato e non entri più nel “bilancio ecologico” in rosso delle Olimpiadi invernali a Cortina.

La “polarizzazione mediatica e politica” attorno alla pista di bob sta facendo passare in secondo piano anche un altro scempio: quello in corso per la costruzione della tangenziale di San Vito di Cadore: una bretella di 2,3 chilometri, due rotatorie, un ponte e un viadotto in un’area verde naturalisticamente pregevole a due passi dal paese. Tale scempio, su cui non sono puntati i riflettori mediatici, è un esempio di “vandalismo infrastrutturale” senza precedenti in un’area non cementificata a ridosso del torrente Boite: una zona dove sul finire del giorno si potevano vedere brucare i caprioli.

Non riesco più nemmeno ad appassionarmi alla discussione sulla pista di bob tanto è lo sconforto per lo sfacelo che sta avvenendo dell’intera valle del Boite, da Calalzo a Cortina. Uno sfacelo che si sta realizzando grazie alla volontà di una “uniformata eterogeneità partitica” che, all’unisono, sta finanziando uno sperpero impressionante di denaro pubblico.

L’ambientalismo, pur non avendo la forza di sovvertire le scelte operate nel regime della “democrazia elettorale”, mostra però, a mio giudizio, una carenza di “visione” e di “strategia” per i territori colpiti da queste scelte irresponsabili. O meglio, esiste una visione, ma a parole, generica e priva di quella “concretezza geomorfologica e sociologica” antropologicamente adattabile al territorio cadorino e alla valle del Boite in particolare. Nel piano di devastazione del territorio cadorino, infatti, oltre alla tangenziale di San Vito di Cadore, sono comprese altre “infrastrutture stradali” lungo la valle del Boite e per l’attraversamento della stessa Cortina: ancora asfalto, ancora cemento, ancora automobili, ancora nuovo e prevedibile futuro dissesto idrogeologico (quasi fosse, quello si, pianificato).

La carenza di “visione” e di “strategia” da parte dell’ambientalismo emerge dalla aprioristica rinuncia alla “proposta”, da sostenere con forza e convinzione, di ripristinare (il sedime c’è già) la ferrovia delle Dolomiti da Calalzo a Cortina e a favore di una mobilità che sappia integrarsi nel tessuto sociale e nell’ambiente.

Probabilmente è stata ritenuta un’idea troppo visionaria, utopistica e quindi velocemente accantonata. Ma il raggiungimento dell’obiettivo del ripopolamento della montagna e di un modello di turismo diverso non può prescindere da una mirata politica di servizi alle popolazioni locali e per raggiungere questi scopi la cosa migliore è partire proprio da un trasporto pubblico su rotaia che unisca i paesi da Calalzo a Cortina. Non è accettabile che passi il messaggio mediatico, semplicistico e fuorviante, secondo cui per ridare vita al ripopolamento delle terre alte si debba ricorrere necessariamente all’organizzazione di grandi eventi, all’idiozia delle stanze panoramiche o all’accanimento terapeutico a base di asfalto e automobili. 

Mi è capitato di leggere che l’opposizione locale nel comune di Cortina giudicava non conveniente l’investimento nella ferrovia delle Dolomiti e che per esserlo avrebbe dovuto essere anche adibita al trasporto merci. È ovvio che l’operazione di ripopolamento della montagna debba comportare dei costi e debba pure essere accompagnata da un lavoro di rammendo ecologico e sociale con auspicabili risultati proiettati nel lungo periodo. Secondo me c’è bisogno di   lungimiranza nel gestire il rapporto tra economia, nuovi lavori e rivalutazione dei vecchi, alla luce anche dei cambiamenti climatici in atto e come tale lungimiranza si debba basare su una politica mirata di servizi a residenti e turisti a cominciare dai “servizi di trasporto pubblico non inquinanti”. E a proposito di convenienza economica degli investimenti mi chiedo allora se invece   è giusto   che i finanziamenti pubblici a fondo perduto debbano sovvenzionare nuovi impianti, nuovo trasporto su gomma, l’innevamento artificiale e…il dissesto idrogeologico permanente.

La carenza di visione dell’ambientalismo e delle opposizioni locali al comune di Cortina emerge ancora una volta anche sul progetto di riqualificazione della ex stazione ferroviaria di Cortina, dove il motivo dello scontro si riduce  sullo  stabilire la quantità massima di cemento e profitti privati che può assumere la speculazione immobiliare e commerciale che incombe sulla ex-stazione e non invece sulla “pietra tombale” che quel progetto  pone pesantemente sull’idea di una ferrovia che unisca, che non inquini, che possa ricreare nuove  identità di una comunità vasta e aggregata e che prefiguri un futuro per il Cadore nel tempo dei cambiamenti climatici.

Dante Schiavon
Laureato in Pedagogia. Ambientalista. Associato a SEQUS, (Sostenibilità, Equità, Solidarietà), un movimento politico, ecologista, culturale che si propone di superare l’incapacità della “classe partitica” di accettare il senso del “limite” nello sfruttamento delle risorse della terra e ritiene deleterio per il pianeta l’abbraccio mortale del mito della “crescita illimitata” che sta portando con se nuove e crescenti ingiustizie sociali e il superamento dei “confini planetari” per la sopravvivenza della terra. Preoccupato per la perdita irreversibile della risorsa delle risorse, il “suolo”, sede di importanti reazioni “bio-geo-chimiche che rendono possibili “essenziali cicli vitali” per la vita sulla terra, conduce da anni una battaglia solitaria invocando una “lotta ambientalista” che fermi il consumo di suolo in Veneto, la regione con la maggiore superficie di edifici rispetto al numero di abitanti: 147 m2/ab (Ispra 2022),

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  1. Treviso 10 04 2024 – Da molti anni trascorro le vacanze in Valpusteria. Per arrivarci attraverso inevitabilmente il Cadore. Ho l’età per ricordarmi la “Cavalera” la strada tutta tornati in mezzo ai boschi. Essa fu anche chiamata Via Regia, perché percorsa, nel Medioevo da alcuni imperatori diretti verso le terre venete. L’arciduca Ranieri d’Austria dispose il totale rifacimento della strada e la sua ricostruzione sull’odierno tracciato; quest’opera terminò nel 1830. In quell’anno venne eretta la “alta croce” all’inizio della val di Landro con l’iscrizione: “Weg nach Welschland“, la “strada verso la terra straniera”.

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