Molto si è discusso della necessità di dotare finalmente la comunità moglianese di una vera moderna biblioteca, che avrebbe la vocazione di diventare – se ben strutturata – un vero polo culturale propulsivo, dai risvolti positivi imprevedibili. Il concetto di “luogo per la consultazione e distribuzione di libri” appartiene ormai ad un passato obsoleto e barboso, retaggio di una visione offuscata nella naftalina. È tempo che la biblioteca – nell’accezione più attuale del termine – si riferisca ad un luogo gioioso, permeabile, in grado di soddisfare una gamma di esigenze variegate, certamente nel solco della cultura, ma capace di attivare processi di aggregazione molto diversificati: l’utilizzo del servizio primordiale che ruota intorno al mondo del libro è fatalmente destinato ad ampliarsi per abbracciare ogni possibile modalità artistica, ogni rilevante espressione che sappia cogliere i segni del cosiddetto genius loci cittadino.

La contaminazione dei generi, tipica di questo nostro tempo multimediale, intravede come esigenti fruitori tutti i cittadini, pronti a sorpassare i confini per approdare in luoghi ideali dove le competenze culturali si mescolano per vivacità.

Il tempo libero, normalmente così ingrato e contratto, deve restituire a qualsiasi individuo l’opportunità di completarsi, correggendo magari la ristretta gamma di possibilità offertagli dal destino o dalle proprie mansioni, in un mondo sempre più funzionale e impoverito.

Una biblioteca moderna è il luogo ideale per l’organizzazione di corsi, dalla poesia all’uncinetto, dal teatro alla cucina. Accoglie congressi o riunioni, benedice l’ascolto della musica, visiona documentari, assapora film. E via discorrendo. I libri e la letteratura in genere rappresentano il pretesto per solleticare il desiderio di aprirsi ad esperienze entusiasmanti, indipendentemente dai requisiti e dalle competenze o dall’età dei potenziali beneficiari. E si fa spazio, lo dico con pudore, in un simile contesto, anche un’effervescenza di cui si avverte prepotentemente l’assenza nel pensiero dominante.

Ecco che, non più incanalati dalle logiche intristite dall’invadenza dell’economia, dalle logiche ragionieristiche quotidiane, possiamo aspirare a rivalutare la parte affettiva di cui ogni individuo dispone. Anche il senso dell’arte che vive in ognuno di noi, in modalità diverse, è dote preziosa e contribuisce a far crescere il valore di una comunità. Lo sanno bene i ragazzi del quartiere Sanità di Napoli: la dignità e la bellezza ricostruita con fatica e un colpo di reni giovanile dal degrado ci insegnano che non esistono limiti ai vantaggi che può produrre, diciamo anche in termini economici – se non possiamo proprio prescinderne – un giusto orientamento alla creatività. Mette in movimento un insieme di talenti che generano benessere, in senso ampio.

Purtroppo a Mogliano si ripetono le voci secondo le quali l’amministrazione uscente intenderebbe portare a compimento al più presto un’operazione di acquisizione del Centro Pastorale Santa Maria Assunta, per trasformarlo in un locale biblioteca e fregiarsi, di fronte alla cittadinanza, di un ulteriore risultato. Ma dice un proverbio che la fretta è cattiva consigliera: si frappongono delle ragioni obiettive a sconsigliare tale soluzione, confortate dalle circostanze che aprono alla possibilità di alternative più consone.

Non è secondario il fatto che proprio sabato mattina 23 marzo sia stato inaugurato il collegamento col parco Caregaro – Negrin, direttamente dalla via De Gasperi. Finalmente il centro storico può disporre di un parco che viene, non a caso, denominato “il Parco della Cultura”. Ma di quale cultura si può parlare, nel caso che la biblioteca venisse trasferita in un contesto da esso completamente sradicato?

È fin troppo evidente che la sede adatta per la nuova Biblioteca non potrebbe essere altro che lo spazio ad oggi occupato dalla decadente ex Casa delle Bambine e dei Bambini. Scartata l’opportunità di realizzare la nuova costruzione al posto della vecchia villa Longobardi all’interno del parco (rinuncia che per altro condivido) si coglierebbe mirabilmente l’occasione contemporanea di collegare la città col suo più prossimo polmone verde di alto prestigio storico e quella di realizzare un edificio culturale finalmente adeguato al rango di Mogliano Veneto. Solo con questa progettualità la nuova erigenda biblioteca, con un adeguato auditorium, magari collocabile nel seminterrato, di fatto farebbe corpo unico col parco stesso, consentendo anche l’uso di spazi aperti nel verde, opportunamente attrezzati. In quest’operazione il preesistente edificio della biblioteca Scoffone potrebbe in tempi successivi diventare una dependance adibita ai servizi.

Si tratterebbe davvero di una scelta strategica, di un investimento in grado di rimuovere quella abituale fastidiosa atmosfera di chiuso che molto spesso affligge le biblioteche dell’altro secolo, oscillanti tra la seriosità degli edifici scolastici e quella di certi malinconici, comunque inattuali ritrovi per anziani. Un nuovo polo bibliotecario, con uno spazio – perché no – dedicato anche ad un ristoro, sono ingredienti che alludono ad un nuovo concetto di permanenza. In questo senso, è immaginabile che finalmente anche il personale ritroverebbe il giusto orgoglio di operare in un ambiente di livello, dopo la pluriennale mortificazione nell’obsoleto edificio, onorando nel contempo la memoria del celebre scrittore che ha avuto i natali nella nostra città.

Il Centro pastorale, pur con la buona volontà di possibili progettisti incaricati, sconta a priori l’impossibilità di essere altrettanto versatile, imprigionato com’è dal cemento, dalla limitatezza di una struttura concepita originariamente per altri impieghi e, soprattutto, in altri tempi. Inoltre, utilizzare il Centro Pastorale come biblioteca, a parte le considerazioni di cui sopra, priverebbe la comunità di importanti spazi associativi, attualmente impiegati, e comunque ne limiterebbe fortemente l’uso, dovendo combinare capre con cavoli. Sarebbe un autogol imperdonabile da parte di questa amministrazione.

Il costo di realizzazione di una nuova biblioteca sull’area dell’ex Casa delle Bambine e dei Bambini, se guardato in prospettiva, risulterebbe decisamente più conveniente sul piano dei vantaggi e dei servizi, rispetto alla frettolosa soluzione che sembra solleticare l’amministrazione uscente.

Le ragioni di preferire una soluzione, rispetto ad un’altra, appaiono suscettibili di pareri contrastanti: per questo sarebbe preferibile che chi ha la competenza a decidere, anziché ostinarsi a procedere a testa bassa verso una realizzazione vincolante di così notevole portata, provvedesse a consultare la popolazione, o come si dice oggi i portatori di interessi (stakeholder). Le componenti culturali, le associazioni, i gruppi di lettura, gli artisti, i frequentatori abituali della vecchia biblioteca, il personale così come gli studenti, sono i giusti interlocutori per raccogliere qualificate opinioni: infine sono questi fruitori, insieme a quelli potenziali, che hanno il sacrosanto diritto di prendere parola, senza dover subire scelte calate dall’alto che in certi casi appaiono atti di vero e proprio decisionismo sbrigativo.

Ci auguriamo che questo spunto possa generare altre opinioni in merito, prima che rimanga solo il rimpianto di un’occasione sfumata. La città non merita rimpianti.

Roberto Masiero
Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta e Dragan l’imperdonabile.

1 COMMENT

  1. Da ex bibliotecario, cultore del bel paesaggio e cittadino moglianese ritengo che l’insediamento nell’ex casa delle Bambine e dei Bambini non possa essere considerata l’unica alternativa al probabile trasferimento al Centro Pastorale della nuova biblioteca comunale.
    Nelle discussioni a cui ho partecipato con altri cittadini su questo importante tema è uscita una proposta interessante, la possibilità di recuperare l’ex Centro Giovani situato nel Parco Primavera o “delle piscine”. Un centro culturale quindi a contatto col verde con un apposito progetto che riveda la struttura adeguandola alle nuove necessità. Affermo questo avendo appreso che tra non molto l’edificio scolastico sarà abbattuto e il parco dedicato a Caregaro Negrin si amplierà occupandone la superficie. A questo punto ritengo, avendo le stesse aspirazioni dell’amico Masiero per avere una biblioteca adeguata alla nostra Comunità, sia più concreto puntare su una soluzione ancora possibile piuttosto che su un progetto destinato a non realizzarsi mai. Sempre l’opzione venga tenuta in debito conto da chi ci governa.

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