L’uomo è un grande predatore; o meglio, è un predatore opportunista e onnivoro. Nel senso che, fin dagli inizi della nostra conquista della savana, gli umani preferivano rubare le prede ai leoni, piuttosto che faticare a cacciarle; e inoltre, in mancanza di carne, anche stagionata, ci accontentavamo di erbe, foglie, radici, bacche e frutti.

Che ci piaccia o no, dunque, la nostra dieta e la nostra struttura fisica, dentatura compresa, ci assegna agli onnivori, con una gamma di cibi davvero notevole (si chiama “spettro alimentare”), che comprendono ovviamente anche la carne.

Questo in termini strettamente anatomico-fisiologici e con buona pace di vegetariani, vegani, vegani estremi, melisti (mangiano solo mele e pertanto vivono poco), ecc. ecc. ecc.

Non è tuttavia della “scimmia-umana” che intendiamo parlare tessendo l’elogio dei predatori, bensì di tutti quelli che ci circondano e che svolgendo il “mestiere” che il Sistema Naturale e l’Evoluzione hanno assegnato loro, migliorano la nostra qualità della vita.

Ancora una volta una visione antropocentrica, lamenterà qualcuno quasi giustamente. Ebbene sì, tenendo comunque conto del fatto che l’Uomo è un prodotto naturale e tali sono tutte le sue opere (ho cambiato parere negli ultimi giorni, dopo una vita), dalla clava paleolitica, all’intelligenza artificiale del Terzo Millennio.

Ma bando alla filosofia da Bar Sport ed eccoci ai predatori, con una prima, imprescindibile domanda: perché tesserne l’elogio? E perché sarebbero utili?

La cosa è semplicissima e alla portata anche degli stessi frequentatori intellettuali del Bar Sport. Essa può essere sintetizzata in poche parole: ai predatori spetta il compito ecologico fondamentale di controllare la popolazione delle prede e dunque sono i responsabili primi degli equilibri ecosistemici.

Qualche esempio?

Se non ci fossero i ragni, le libellule, i pigliamosche, le cinciallegre, i pipistrelli, le gambusie dei fossi e numerosi altri, a catturare mosche, moscerini, falene, tafani, bruchi e zanzare, ne saremmo subissati. In altre parole, non potremmo vivere, noi umani e diventeremmo ostaggio impotente degli insetti. Le loro larve ci mangerebbero i raccolti, gli adulti ci succhierebbero il sangue, ci entrerebbero negli occhi, troverebbero alloggio nelle nostre folte capigliature e così via.

Ecco allora che dovremmo fare loro, ai predatori insettivori, un monumento. Ma non basta; e quelli carnivori?

Per quelli è lo stesso: si pensi alla tendenza invasiva di tortore dal collare, di storni, di topi e pantegane, di serpenti mordaci che insidiano i nostri fortini urbani. Ben vengano allora civette e gufi, allocchi e barbagianni, sparvieri e volpi. Sì, proprio le volpi, che sono di bocca buona e si mangiano anche le pantegane.

Capisco le perplessità: gli umani hanno una certa reticenza a prendere le parti del predatore violento e carnivoro ed è comprensibile. Anche perché loro sono il mammifero più violento e feroce verso i propri simili e dunque la concorrenza da fastidio; e la cosa non cambia se essa è rivolta ad un’altra specie e per ragioni strettamente alimentari. Da studi scientifici sembra sia emerso che un umano è sei volte più feroce e assassino di una tigre del Bengala e questo è tutto dire.

Ma già leggo negli occhi dei rari lettori del presente articolo una domanda insidiosa: come mai, nonostante l’attività dei predatori, zanzare e pantegane continuano ad insidiarci non meno di quanto certi insetti continuino ad insidiare i nostri orti e giardini?

Semplice: noi, i predatori benemeriti, li abbiamo distrutti. Anzi, sono stati le prime vittime della nostra efferata semplificazione ecologica planetaria.

Per questo, ora, non abbiamo il diritto di lamentarci.

Michele Zanetti
Michele Zanetti vive vicino alle sponde del Piave e di acque, terre, esseri viventi si è sempre occupato. Prima come "agente di polizia provinciale" e adesso come naturalista a tutto tondo. È stato il cofondatore di un attivo centro didattico "il Pendolino" , ed è l'autore di una cospicua serie di libri su temi ambientali di cui è anche capace illustratore. ha intrapreso anche la via narrativa in alcune pubblicazioni recenti.

1 COMMENT

  1. Grazie Michele, sagge parole, credo proprio che tu abbia ragione, a proposito.. ho letto di recente “primavera silenziosa” di Rachel Carson, scritto 60 anni fa, mi ha sorpreso quanto poco abbiamo capito della natura che è la nostra prima casa.

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